
Provo a scrivere dopo tanto tempo. Provo a ricapitolare una vita che non ricordo, una vita che non mi sembra speciale.
Passano i giorni, le ore, gli incontri e i sorrisi. E io resto qui, sempre uguale e diversa da me.
Ascolto un rock malinconico e cerco il mio dolore nel battito della batteria, cerco la mia felicità nella chitarra e il ritmo più profondo del mio essere nel suono dei bassi.
E tutto si fonde in un'unica malinconia, agrodolce.
Tutto si fonde per acquisire un senso, ma io tremo al solo pensiero del risultato.
Non so cosa stia succedendo.
Aspetto una notizia, faccio il minimo sforzo necessario a restare in equilibrio. E sfuggo a chi mi fa paura. Non c'è niente che possa essere più stupido. Ma è l'inconscio a comandarmelo e io non faccio nulla per sfuggire all'inconscio.
Sono scomparsa, ma mi manca la quotidianità che avevamo raggiunto. Ti penso. Tutti i giorni. Ma poi la paura è più forte di tutto. Anche dei pensieri e dei ricordi.
Ho vissuto una favola e mentre la vivevo ho deciso di svegliarmi, come se fosse un incubo da cui non si vuole fare altro che svegliarsi. Per il solo terrore che diventi davvero un incubo di solitudine.
E ora sono di nuovo qui, a inseguire altri sogni, altre favole e altre chimere.
E scrivo storie senz'anima, perchè la mia anima è rimasta incastrata su scale buie.
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