Una notte di cinque anni fa, con un post intitolato Notturno, chiusi temporaneamente questo blog. Lo feci mentre ero protesa in uno slancio verso il futuro.
Poi accadde che la voglia di scrivere, di comunicare, di tenere traccia dei viaggi, dei pensieri e delle mie parole pubblicate da altri prese il sopravvento. E andai avanti. In quello che ho sempre chiamato "l'unico progetto della mia vita di cui mi sia presa cura con costanza".
Pougemahoney, adattamento della frase gaelica che vuol dire "baciami il culo", è stato il mio taccuino per 8 anni. Dalla vacanza studio in Irlanda del 2004, fino a quest'ultima stagione palermitana. Passando per Roma, la Palestina, Londra, viaggi, vacanze e lavoro.
Ho cercato le parole per una settimana, per raccontare come mi è venuto in mente di creare un nuovo blog, più snello graficamente, più adatto alla me di adesso, più serio.E poi ho ascoltato l'intervista di un blogger ben più famoso di me, Arturo Robertazzi, che in un'intervista al canale letteratura della Rai ha raccontato la sua storia di scrittore e blogger. Il passaggio da un blog "emotivo" a qualcosa di più professionale.
E le parole sono venute fuori così. D'ora in poi il mio blog sarà virginiafiume.wordpress.com.
Poguemahoney.blogspot.com resterà qui, memoria di un percorso.
provaci tu a dare un nome al passato (cioè: cronologia)
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04 febbraio, 2012
11 dicembre, 2011
Eravamo
Spalmarsi su un divano. Guardare un film di 41 anni fa. Con gli occhi forse ormai irrimediabilmente disabituati alla lunghezza e al tempo necessario per seguire un ragionamento fatto solo di immagini. Occhi che si chiudono. E si riaprono. E l'immagine è ancora quella. E allora forse la lentezza è divulgativa.
E pensare che qualcuno quarantanni fa aveva già detto e fatto tutto. Forse.
Zabriskie Point
Michelangelo Antonioni
1970
E pensare che qualcuno quarantanni fa aveva già detto e fatto tutto. Forse.
Zabriskie Point
Michelangelo Antonioni
1970
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18 settembre, 2011
Tutto il tempo che serve
Nuovo sole, nuova luce. Nuova vita.
In una città dove i negozi aprono, chiudono. Restano chiusi fino a ricoprirsi di polvere.
A differenza della freddezza usa e getta di Londra.
Il piacere del tempo che serve a ricominciare.
In una città dove i negozi aprono, chiudono. Restano chiusi fino a ricoprirsi di polvere.
A differenza della freddezza usa e getta di Londra.
Il piacere del tempo che serve a ricominciare.
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06 settembre, 2011
Londra è un mito
L'anno nuovo inizia a settembre.
Retaggio di infanzia o di adolescenza, contrasto alla irritante regolarità degli anni solari, curiosa anomanlia interiore.
Sta di fatto che per me progetti, idee e novità si assiepano da sempre a settembre. Quando viene voglia di appallottolare l'anno passato, estrarne il buono, infilarlo in uno zaino, cambiare le scarpe e ricominciare a camminare.
Come diceva il buon Gramsci- uno dei tre cattivi maestri di questo anno accademico- prima di iniziare qualunque sfida intellettuale, è necessario fare l'inventario di sè quando ci si trova al punto di partenza.
E il blog, fermo da un po', sentirà vivrà filtrerà nuovi inventari e nuove trasformazioni emotivo-culturali.
That's it.
Retaggio di infanzia o di adolescenza, contrasto alla irritante regolarità degli anni solari, curiosa anomanlia interiore.
Sta di fatto che per me progetti, idee e novità si assiepano da sempre a settembre. Quando viene voglia di appallottolare l'anno passato, estrarne il buono, infilarlo in uno zaino, cambiare le scarpe e ricominciare a camminare.
Come diceva il buon Gramsci- uno dei tre cattivi maestri di questo anno accademico- prima di iniziare qualunque sfida intellettuale, è necessario fare l'inventario di sè quando ci si trova al punto di partenza.
- Emozionata: nel senso di 'piena di emozioni'
- Curiosa: con la voglia di infilarmi nei vicoli della vita e scoprire misteriosi incontri di umanità, che elogiano il bello, che criticano il brutto, che espongono invenzioni
- Stanca: di una vita rinchiusa tra paragrafi e word-counting
- Innamorata: della vita, dell'amore, del mio amore
- Trasformata: perchè il mese e mezzo in Palestina ha cambiato la me lì, la me qui, il mio vedere quello che si può fare e quello che non si deve pretendere di poter fare.
E il blog, fermo da un po', sentirà vivrà filtrerà nuovi inventari e nuove trasformazioni emotivo-culturali.
That's it.
10 aprile, 2011
...Almeno finchè non si sta in piedi
Correva l'anno 1998...
Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l'affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. Credo che un'INTER come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qui, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio. Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.
Credo che c'ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx. Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.
Credo che per credere, certi momenti, ti serva molta energia.
Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l'affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. Credo che un'INTER come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qui, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio. Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.
Credo che c'ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx. Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.
Credo che per credere, certi momenti, ti serva molta energia.
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06 aprile, 2011
La differenza tra un blog e facebook...
...è che qui posso scrivere quante volte voglio 'ancora in biblioteca', e non dover pensare eccessivamente a cosa penserà chi legge quello che scrivo. E' il mio spazio, lo riempio quanto voglio io e di tutto quello che piace a me, interessa a me. E non mi devo preoccupare se quello che scrivo 'piace' o 'non piace' a qualcuno.
Certo, se uno passa e mi lascia un commento sono contenta. Se il commento è carino, meglio. Se mi provoca va bene lo stesso. E se mi offende, non importa, come uno si incazza si scazza. Certo, è comunque uno spazio pubblico, cerco di prendermene cura. Per non umiliarmi e per non offendere nessuno. Scegliere i contenuti del blog mi sembra come pescare i vestiti nell'armadio quando ci si va a fare una passeggiata. Non mi metto una minigonna e una cannottierina per andare a visitare gli affreschi di una chiesa. Forse dovrei, forse dovremmo tutti e il mondo sarebbe molto più rilassato, ma che bisogna fare: ogni luogo ha un suo codice di comportamento. E' divertente cercare di scardinare i confini di questi codici, ma è ancora più divertente avere spazi diversi dover comunicarsi in modo diverso.
Il mio status di oggi è 'ama la differenza tra un blog e facebook perchè il blog è complesso, mentre facebook è immediato'.
15 marzo, 2011
Il mio mondo in tre minuti
Studio in un'università dove il mondo si condensa in poche decine di metri quadrati.
Dove gli studenti giapponesi, proprio in questo istante, hanno iniziato la raccolta fondi per le vittime del terremoto e la campagna di informazione e advocacy.
E oggi i miei amici palestinesi andranno davanti all'ambasciata palestinese in solidarietà con le manifestazioni organizzate a Ramallah e a Gaza.
Da due giorni un gruppo di ragazzi a Ramallah ha iniziato uno sciopero della fame per supportare l'iniziativa di domani e per dare forza alle loro richieste.

Mentre aspetto che apra il bar per bere un caffè mi guardo intorno e vedo due ragazzi che discutono sulle relazioni diplomatiche tra Iraq e Kuwait. Non sono in grado di seguire il loro discorso. Ma penso che da nessun'altra parte potrebbe succedere tutto questo.
Dove gli studenti giapponesi, proprio in questo istante, hanno iniziato la raccolta fondi per le vittime del terremoto e la campagna di informazione e advocacy.
E oggi i miei amici palestinesi andranno davanti all'ambasciata palestinese in solidarietà con le manifestazioni organizzate a Ramallah e a Gaza.
Da due giorni un gruppo di ragazzi a Ramallah ha iniziato uno sciopero della fame per supportare l'iniziativa di domani e per dare forza alle loro richieste.
Mentre aspetto che apra il bar per bere un caffè mi guardo intorno e vedo due ragazzi che discutono sulle relazioni diplomatiche tra Iraq e Kuwait. Non sono in grado di seguire il loro discorso. Ma penso che da nessun'altra parte potrebbe succedere tutto questo.
10 febbraio, 2011
Rassegnata alla stampa/ 2
Il mio coinquilino mi ha fatto un'intervista-ritratto per un esercizio dell'universita'.
To the Lake Major's house
E' imbarazzantemente bella.
Mi e' piaciuto ripensare a certi ricordi. Tipo i libri letti d'estate e l'immagine del bisnonno Adolfo che con un idrovolante plana sul lago. Quest'ultima non me la ricordo, ma e' un pezzo dei ricordi di famiglia.
E in questi giorni questi ricordi offuscano e illuminano le giornate, a corrente alternata.
To the Lake Major's house
E' imbarazzantemente bella.
Mi e' piaciuto ripensare a certi ricordi. Tipo i libri letti d'estate e l'immagine del bisnonno Adolfo che con un idrovolante plana sul lago. Quest'ultima non me la ricordo, ma e' un pezzo dei ricordi di famiglia.
E in questi giorni questi ricordi offuscano e illuminano le giornate, a corrente alternata.
07 dicembre, 2010
Tra whiskey e grano
L'ispirazione per il mio 400° post me l'ha data il buon Salinger.
Oggi mi sento come il Giovane Holden, che vagabondava per New York dopo aver lasciato lo studentato prima delle vacanze di Natale. A dire il vero lui aveva lasciato anche l'università. Io non mi permetterei mai di fare una scelta cosi azzardata.
Mi limito a svegliarmi ogni tre giorni in un quartiere diverso di Londra, potendo contare sulla solidarietà e l'amicizia. Sensazioni belle, che appianano un po' l'ansia di questi giorni di studio e freddo.
Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzi che fanno una partita in quell'immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c'è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull'orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere nel dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l'acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l'unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia. (cap. XVIII, Il Giovane Holden, J.D. Salinger)
26 novembre, 2010
Puzza italiana
Faccio un giro su facebook, e tra un video e l'altro sento l'odore dell'Italia che non mi piace.
Non il profumo dei limoni delle Cinque Terre o dei pini di Roma. Nemmeno quello pungente della neve delle mie montagne preferite in Lombardia.
Sento la puzza che sulla strada statale di Taranto si propaga dalla industrie della zona, dall'Eni all'Ilva. La puzza di zolfo che invade il Rione Tamburi, rendendo la fragranza del mare e del vento solo un lontano ricordo.
La puzza di urina e sudore. Simile a quella che ha invaso il sovraffollato carcere della Dozza in due giorni senz'acqua. La puzza che nega la dignità ai detenuti delle prigioni di un paese che si definisce democratico e civile e che rinchiude in un inferno migliaia di esseri umani.
La puzza dei lacrimogeni della polizia, che in questi giorni prende a mangannellate chi dissente con le scelte del potere.
Un miscuglio di odori nauseanti, che mi sta facendo venire mal di testa. Che se si accompagna al colore dei lividi di Stefano Cucchi o al rosso del sangue dei muri della Scuola Diaz di Genova nel 2001


...mi chiude il cuore, il naso e il cervello. Fino a domani mattina, quando mi sveglierò, respirerò a pieni polmoni e cercherò di ricordarmi perchè vale la pena continuare a lottare per qualcosa di diverso.
Non il profumo dei limoni delle Cinque Terre o dei pini di Roma. Nemmeno quello pungente della neve delle mie montagne preferite in Lombardia.
Sento la puzza che sulla strada statale di Taranto si propaga dalla industrie della zona, dall'Eni all'Ilva. La puzza di zolfo che invade il Rione Tamburi, rendendo la fragranza del mare e del vento solo un lontano ricordo.
La puzza di urina e sudore. Simile a quella che ha invaso il sovraffollato carcere della Dozza in due giorni senz'acqua. La puzza che nega la dignità ai detenuti delle prigioni di un paese che si definisce democratico e civile e che rinchiude in un inferno migliaia di esseri umani.
La puzza dei lacrimogeni della polizia, che in questi giorni prende a mangannellate chi dissente con le scelte del potere.
Un miscuglio di odori nauseanti, che mi sta facendo venire mal di testa. Che se si accompagna al colore dei lividi di Stefano Cucchi o al rosso del sangue dei muri della Scuola Diaz di Genova nel 2001


...mi chiude il cuore, il naso e il cervello. Fino a domani mattina, quando mi sveglierò, respirerò a pieni polmoni e cercherò di ricordarmi perchè vale la pena continuare a lottare per qualcosa di diverso.
08 novembre, 2010
Sunday London Calling- Rivoluzionari cattolici e pullmini elettronici
"Ma se ti dico che parto questa sera."
"A che ora?"
"Fra poco."
"E dove vai?"
"Vado ad abitare in un paese... che è il più bel paese di questo mondo: una vera cuccagna!..."
"E come si chiama?"
"Si chiama il Paese dei Balocchi. Perché non vieni anche tu?"
Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, 1881
Cammini per le vie di Brick Lane. La serata sta per finire dopo birre e fuochi d'artificio. Per tre giorni Londra e l'Inghilterra, sono state illuminate dal ricordo di Guy Fawkes, o meglio, dalla memoria della fine che ha fatto. E nel delirio di leggende ti capita di trovarti a ballare musica techno house in un posto che non conosci.
Guy Fawkes era membro di un gruppo di cattolici che nel 1605 cercò di uccidere il re Giacomo I di Inghilterra, con un piano che è diventato noto come "la congiura delle polveri". Il 5 novembre, in occasione della visita del Re al Parlamento, i ribelli volevano far esplodere Westminster, con tutta l'aristocrazia riunita, per liberare i cattolici dall'oppressione cui li costringeva il sovrano scozzese.
La notte del 4 novembre Guy Fawkes, uno dei congiurati, venne arrestato. E a gennaio dell'anno successivo lui e i suoi compagni vennero condannati e giustiziati.
Da allora, in tutta l'Inghilterra e nelle ex colonie inglesi si celebra con dei falò la notte in cui la congiura è stata sventata . http://www.bonfirenight.net/bonfire.php
Si bruciano immagini di Guy Fawkes e a volte addirittura del papa, per celebrare la vittoria della monarchia inglese.
In questo scenario di festeggiamenti- di difficile comprensione per chi non è immerso da sempre nella storia e nella cultura inglese- capita che, finita la festa, ci si aggiri per le vie di Londra e ci si imbatta in due ragazze spagnole che ti sventolano sotto il naso un flyer: finiti i fuochi d'artificio e le celebrazioni bisogna tuffarsi in qualche club.
Le due ti indirizzano verso un pullmino bianco, a sedici posti. L'interno è buio, con luci verdi e musica tech-house che si propaga dalle casse. La direzione è sconosciuta, un posto vicino a Liverpool Street, dove a quanto pare si entra gratis.
E gratis è la parola chiave che spinge a salire, con la lattina di birra in una mano e una sigaretta nell'altra per scoprire un posto nuovo.
Il club non è niente di che. Ma tutto sembra irreale se pensi che ci sei finita per caso, salendo su una specie di diligenza del Paese dei Balocchi.
Un paese di cui, questa sera, non comprendi le feste e i rituali, ma che regala avventure surreali. Tra rivoluzionari cattolici e versioni spagnole di Lucignolo.
Riuscendo, con i suoi riti pagani, a lavare via un po' di catto-morale.
"A che ora?"
"Fra poco."
"E dove vai?"
"Vado ad abitare in un paese... che è il più bel paese di questo mondo: una vera cuccagna!..."
"E come si chiama?"
"Si chiama il Paese dei Balocchi. Perché non vieni anche tu?"
Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, 1881
Cammini per le vie di Brick Lane. La serata sta per finire dopo birre e fuochi d'artificio. Per tre giorni Londra e l'Inghilterra, sono state illuminate dal ricordo di Guy Fawkes, o meglio, dalla memoria della fine che ha fatto. E nel delirio di leggende ti capita di trovarti a ballare musica techno house in un posto che non conosci. Guy Fawkes era membro di un gruppo di cattolici che nel 1605 cercò di uccidere il re Giacomo I di Inghilterra, con un piano che è diventato noto come "la congiura delle polveri". Il 5 novembre, in occasione della visita del Re al Parlamento, i ribelli volevano far esplodere Westminster, con tutta l'aristocrazia riunita, per liberare i cattolici dall'oppressione cui li costringeva il sovrano scozzese.
La notte del 4 novembre Guy Fawkes, uno dei congiurati, venne arrestato. E a gennaio dell'anno successivo lui e i suoi compagni vennero condannati e giustiziati.
Da allora, in tutta l'Inghilterra e nelle ex colonie inglesi si celebra con dei falò la notte in cui la congiura è stata sventata . http://www.bonfirenight.net/bonfire.php
Si bruciano immagini di Guy Fawkes e a volte addirittura del papa, per celebrare la vittoria della monarchia inglese.
In questo scenario di festeggiamenti- di difficile comprensione per chi non è immerso da sempre nella storia e nella cultura inglese- capita che, finita la festa, ci si aggiri per le vie di Londra e ci si imbatta in due ragazze spagnole che ti sventolano sotto il naso un flyer: finiti i fuochi d'artificio e le celebrazioni bisogna tuffarsi in qualche club.
Le due ti indirizzano verso un pullmino bianco, a sedici posti. L'interno è buio, con luci verdi e musica tech-house che si propaga dalle casse. La direzione è sconosciuta, un posto vicino a Liverpool Street, dove a quanto pare si entra gratis.
E gratis è la parola chiave che spinge a salire, con la lattina di birra in una mano e una sigaretta nell'altra per scoprire un posto nuovo.
Il club non è niente di che. Ma tutto sembra irreale se pensi che ci sei finita per caso, salendo su una specie di diligenza del Paese dei Balocchi. Un paese di cui, questa sera, non comprendi le feste e i rituali, ma che regala avventure surreali. Tra rivoluzionari cattolici e versioni spagnole di Lucignolo.
Riuscendo, con i suoi riti pagani, a lavare via un po' di catto-morale.
05 novembre, 2010
Il passato che si affaccia nel presente in una canzone
It don't matter, where you turn
Gonna survive, you live and learn.
I've been thinking about you, baby.
By the light of dawn,
And midnight blue ... day and night ... I've been missing you.
I've been thinking about you, baby.
Almost makes me crazy,
Come and live with me.
Either way, win or lose,
When you're born into trouble,
You live the blues,
I've been thinking about you, baby.
See: it almost makes me crazy.
Child, nothing's right if you ain't here
I'd give all that I have, just to keep you near
I wrote you a letter, and tried to make it clear,
But you just don't believe that I'm sincere.
I've been thinking about you, baby.
(woohoooo hoooo)
Plans and schemes, hopes and fears,
Dreams I've denied for all these years
I, I've been thinking about you, baby
Living with me, wow.
I've been thinking about you, baby
Makes me wanna [hoooo, hoooo, hoooo, hoooo]
Yeah, yeah, yeah.
Child, nothing's right, if you ain't here
I'd give all that I have, just to keep you near.
I wrote you a letter, darling, tried to make it clear,
But you just don't believe that I'm sincere.
I've been thinking about you, baby
I want you to live with me, wow
I've been thinking about you, baby
I want you to live with me.
26 ottobre, 2010
Sfumature nel deserto

Ascolto una canzone di Max Gazzè, mentre la biblioteca si spopola. Oggi la birra nel bar della Bubble aveva un sapore più buono del solito.
Il colore del ricordo di Gerusalemme che brilla negli occhi di Julia, l'entusiasmo del ragazzo di Beit Sahour che vorrebbe criticare il relatore della conferenza "Arab unity: reality or illusion?" e la delusione quando il tempo scade e lui non ha la possibilità di fare la sua domanda.
E le sigarette di Golden Virginia che si accumulano nel posacenere, allargando la nostra mente attraverso le distese del Medio Oriente, fino alle montagne afghane e forse anche oltre.
E sfumature di occhi orientali illuminano giorni di studio e creatività.
Foto tratta dall'album Al Khas and Dar Salah http://www.facebook.com/album.php?aid=75963&id=658988073&l=b8904517c5
22 ottobre, 2010
Ritorno al futuro
Tra poco mi rimetto con la testa sul libro. Resto ancora qualche minuto ad assaporare la nostalgia.

Non so di quale casa, non so di quale luogo. Forse, semplicemente, di alcune delle molteplici forme dell'Amore.
There's so many different worlds
So many different suns
And we have just one world
But we live in different ones
Non so di quale casa, non so di quale luogo. Forse, semplicemente, di alcune delle molteplici forme dell'Amore.
There's so many different worlds
So many different suns
And we have just one world
But we live in different ones
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13 ottobre, 2010
Storie fatte di parole
Scrivo un post ubriaco, ubriaca. E' da un po' che non lo faccio. Forse da quando ho deciso di dare un po' di organizzazione a questo blog. Ma poi penso alle sue radici. Alle "storie fatte di parole". E allora penso che questi giorni londinesi sono proprio questo, "storie fatte di parole".
Quelle delle immense reading list che tutti abbiamo di fronte in questi giorni di biblioteche.
Quelle che ci si scambia di fronte a una birra. Lasciandole scorrere libere, provando a non avere paura del loro significato profondo, provando a farsi conoscere per quello che si è, indossando solo i filtri della naturale diffidenza che si prova all'inizio delle nuove avventure. "Ognuno col suo viaggio ognuno diverso".
Quelle parole delle "sfumature che danno luce ai colori". Che a volte mettendo insieme ogni sfumatura che una persona ci regala si mettono insieme i pezzetti e ci si scopre un pochino di più, e la diffidenza si trasforma in conoscenza, intimità e poi forse Amicizia.
Quelle parole che ogni volta che le vedo comporre frasi mi fanno pensare al desiderio di imparare dal vento.
Quelle delle immense reading list che tutti abbiamo di fronte in questi giorni di biblioteche.
Quelle che ci si scambia di fronte a una birra. Lasciandole scorrere libere, provando a non avere paura del loro significato profondo, provando a farsi conoscere per quello che si è, indossando solo i filtri della naturale diffidenza che si prova all'inizio delle nuove avventure. "Ognuno col suo viaggio ognuno diverso".
Quelle parole delle "sfumature che danno luce ai colori". Che a volte mettendo insieme ogni sfumatura che una persona ci regala si mettono insieme i pezzetti e ci si scopre un pochino di più, e la diffidenza si trasforma in conoscenza, intimità e poi forse Amicizia.
Quelle parole che ogni volta che le vedo comporre frasi mi fanno pensare al desiderio di imparare dal vento.
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01 ottobre, 2010
Freshers
Si sta per concludere la settimana delle matricole. Domani alle 17.00 ho il "welcome talk" del dipartimento di antropologia. E poi sabato la presentazione delle Societies.
Non è stata una settimana facile. Una fase di transizione, la nuova stanza, la nuova cucina, i nuovi coinquilini e centinaia di persone nuove, di tutto il mondo, di tutti i colori.
E poi la burocrazia, i corsi da scegliere, la professoressa Dina Matar che ha deciso di prendersi il suo bellissimo e legittimissimo anno sabbatico proprio quest'anno. Ma tant'è, va bene così, e i piani e i sogni sono fatti per cambiare ed adattarsi alla realtà.
E nuovi contatti, chiacchiere nelle ultime file di un teatro, inviti a cena, concerti dalle luci rosa e dalle musiche scadenti, ma anche ottima musica jazz ad Haggerston, che pare di essere in un film.
E le matricole qui si chiamano "freshers". Circondata da undergraduate in parecchie situazioni mi sono domandata come si fa a conservare quella freschezza che non ti fa sentire in una bolla.
Non è facile. E forse l'importante è, come dice la mia nuova amica Paola, riconoscere la bolla, sapere che c'è e cercare di godersela.
Non è stata una settimana facile. Una fase di transizione, la nuova stanza, la nuova cucina, i nuovi coinquilini e centinaia di persone nuove, di tutto il mondo, di tutti i colori.
E poi la burocrazia, i corsi da scegliere, la professoressa Dina Matar che ha deciso di prendersi il suo bellissimo e legittimissimo anno sabbatico proprio quest'anno. Ma tant'è, va bene così, e i piani e i sogni sono fatti per cambiare ed adattarsi alla realtà.
E le matricole qui si chiamano "freshers". Circondata da undergraduate in parecchie situazioni mi sono domandata come si fa a conservare quella freschezza che non ti fa sentire in una bolla.
Non è facile. E forse l'importante è, come dice la mia nuova amica Paola, riconoscere la bolla, sapere che c'è e cercare di godersela.
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28 settembre, 2010
Bums
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24 settembre, 2010
Latin Lover

Scende la notte su Londra e quattro ragazze italiane si ritrovano in una cucina dalle pareti rosa. Un po' stanche per le settimane di concentrazione, studio e produttività anglosassone.
La diversità di idee e di passioni è intensa e palpabile.
Si mangiano patate e pollo al forno, si beve acqua depurata dalla Brita (pubblicità progresso), che l'acqua minerale ce la facciamo da sole. E si parla. Della nostra Italia. Bella e dannata. Un paese rovinato "dalla mafia e dal vaticano", dice una.
"Dalla gente che non pensa, dalle telecamere, dal Grande Fratello, dalla televisione" dice l'altra. "Dal fatto che nemmeno i dipendenti pubblici con un contratto sicuro prendono il loro lavoro sul serio", riflette un'altra.
E alla fine, la verità e un po' di paradossale ottimismo forse vengono fuori da una citazione di Calvino:
"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio." (Le città invisibili)
31 agosto, 2010
Scade il...
Shopping per la casa. Che poi non è una casa ma una stanza.
E poi il Carnevale di Notting Hill.
E poi, al secondo piano di uno di quegli autobus rossi che tutti sognano di vedere almeno una volta nella vita, ritrovarsi con una bionda romana a riflettere su che cosa ci permette di vivere più intensamente la vita.
E una conclusione personale e probabile è che si viva più intensamente quando si hanno delle date di scadenza.
Quindi, il mio aiuto lessicale è:
"Non mi sono trasferita a Londra, vivo a Londra. Faccio un master di un anno".
Forse la differenza è sottile. O forse no.
E poi il Carnevale di Notting Hill.
E poi, al secondo piano di uno di quegli autobus rossi che tutti sognano di vedere almeno una volta nella vita, ritrovarsi con una bionda romana a riflettere su che cosa ci permette di vivere più intensamente la vita.
E una conclusione personale e probabile è che si viva più intensamente quando si hanno delle date di scadenza.
Quindi, il mio aiuto lessicale è:
"Non mi sono trasferita a Londra, vivo a Londra. Faccio un master di un anno".
Forse la differenza è sottile. O forse no.
25 luglio, 2010
Se un giorno d'estate un blogger...
...noto, che per esperienza personale sai essere abbastanza famoso da essere riconosciuto qualche volta per strada, scrive un post dal titolo "Hanno paura di noi",
se quello stesso giorno d'estate scopri che il tuo brillante compagno di avventura politico-lavorativa da due anni anima un gruppo facebook con 34.615 iscritti e che quel gruppo si chiama Salva i blog,
Se in quegli stessi giorni d'estate gira online la faccia più buia del tanto contestato decreto intercettazioni, la faccia di cui nei giorni del dibattito più acceso si è parlato meno
allora in quella stessa domenica d'estate i ricordi non possono non buttarti indietro di tre anni.
La mia tesina parlava di Nazione Indiana, un blog letterario nato in occasione del convegno "Scrivere sul fronte occidentale" del novembre del 2001- pochi mesi dopo l'ormai epocale "11 settembre".
Nazione Indiana ha cambiato forme, autori, stili e template. Ma resta sempre quello che avevo provato a definire "spazio letterario democratico".
Beh, con una legge come questa un tale, che ormai gode di una discreta fama, forse non avrebbe mai iniziato a scrivere. Quel tale si chiama Roberto Saviano e il suo thread su Nazione Indiana si intitolava "Scrivere sul fronte meridionale".

Sai quante richieste di rettifica?
se quello stesso giorno d'estate scopri che il tuo brillante compagno di avventura politico-lavorativa da due anni anima un gruppo facebook con 34.615 iscritti e che quel gruppo si chiama Salva i blog,
Se in quegli stessi giorni d'estate gira online la faccia più buia del tanto contestato decreto intercettazioni, la faccia di cui nei giorni del dibattito più acceso si è parlato meno
...
Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti, significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici http://danielesensi.blogspot.com/
allora in quella stessa domenica d'estate i ricordi non possono non buttarti indietro di tre anni.
La mia tesina parlava di Nazione Indiana, un blog letterario nato in occasione del convegno "Scrivere sul fronte occidentale" del novembre del 2001- pochi mesi dopo l'ormai epocale "11 settembre".
Nazione Indiana ha cambiato forme, autori, stili e template. Ma resta sempre quello che avevo provato a definire "spazio letterario democratico".
Beh, con una legge come questa un tale, che ormai gode di una discreta fama, forse non avrebbe mai iniziato a scrivere. Quel tale si chiama Roberto Saviano e il suo thread su Nazione Indiana si intitolava "Scrivere sul fronte meridionale".

Sai quante richieste di rettifica?
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