provaci tu a dare un nome al passato (cioè: cronologia)

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11 aprile, 2011

Il Referendum è malato? Viva il Referendum!


Gira in rete un appello:

Secondo i sondaggi il 70% degli italiani non sa che il 12 GIUGNO si voterà per 4 REFERENDUM. Questo significa che TU dovrai trovarne almeno 3, informarli e portarli a votare 4. SCRIVI SI per bocciare la privatizzazione dell'acqua, il nucleare e il legittimo impedimento. (4 SI per dire NO)



Io l'ho tradotto cosi':

Secondo i sondaggi il 70% degli italiani non sa che il 12 GIUGNO si voterà per 4 REFERENDUM. Questo significa che TU dovrai trovarne almeno 3, convincerli a informarsi e ad andare a votare. Il primo nemico del diritto alla democrazia diretta è il quorum!

Quali sono i quesiti? Acqua, nucleare e legittimo impedimento
http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2011-04-04&task=sommario&numgu=77&tmstp=1302615195266
nota sul testo ufficiale: sono occorse 24 ore di ricerche per recupeare sul sito della Gazzetta Ufficiale il testo ufficiale. Nessun sito istituzionale lo riporta ancora in formato comprensibile agli esseri umani medi...
un testo più 'immediato' si trova su
Wikipedia


Per approfondire che cosa è successo alla scheda referendaria:


* da leggere: http://www.radicali.it/contenuto/capitolo-2-furto-della-scheda-referendaria-0
* da vedere: http://www.youtube.com/radioradicale#p/u/0/MWF8mKvaf6s

19 dicembre, 2010

Coincidenze e ricorrenze



Quattro anni fa, giorno più giorno meno, ho partecipato per la prima volta a una manifestazione radicale. Mi sono messa un cartello al collo, e davanti a piazza del Duomo surgelata, con altri venti pazzi congelati ho raccolto firme per chiedere al Parlamento Italiano un'indagine conoscitiva sul fenomeno dell'eutanasia clandestina.

Era un modo di sostenere la lotta di Piergiorgio Welby, malato di una sclerosi lateriale amiotrofica che lo stava paralizzando fino a soffocare. Questo gigante, qualche settimana prima, aveva lanciato il suo appello a Napolitano per chiedere una legge che riconoscesse il diritto all'eutanasia.

Qualche giorno dopo, il 20 dicembre, Piergiorgio Welby è morto. Con l'aiuto del medico anestesista Mario Riccio e con al suo fianco gli Eurodeputati Marco Pannella e Marco Cappato quel corpo immobile che aveva gridato la sua richiesta di Giustizia era libero. Un'azione di disobbedienza civile, volta a dimostrare l'assurdità del vuoto legislativo.

Grazie alla lotta del Radicale Welby e dei radicali il dibattito e il confronto erano sulle pagine di tutti i giornali, tra i discorsi delle persone. Si dice che qualcuno avverta ancora un brivido lungo la schiena quando rilegge le parole di Welby, o quelle di Mina, sul loro blog.

Ma il tempo di un funerale negato e la storia dell'eutanasia era tornata alla clandestinità: per media e agenda politica.

Era successo quello che in Italia succede spesso: di leggi che cambino la vita delle persone in meglio neanche l'ombra, solo- e di nascosto- tante norme e decisioni che la vita tendono a renderla più difficile.

In questi giorni il dibattito sull'eutanasia è transnazionale: un video vietato in Australia, una coppia inglese che mi ricorda straordinariamente Mina e Piero Welby.

I Radicali lo riportano al paese.

E nel frattempo l'Italia mediatica scansiona fotogramma per fotogramma le manifestazioni esplose nelle piazze il giorno in cui è stata votata la fiducia al Governo, e il sito di uno dei maggiori quotidiani italiani regala pezzi di puzzle del paese:



Senza parole. Con tanta nostalgia degli anni d'oro di Piero Welby. Che magari non c'è bisogno di eroi, ma sicuramente io ho bisogno di motivi di lotta.

05 marzo, 2008

Un'ora con Pannella- quando non hai speranza sii speranza

[...]Noi siamo espressione della antropologia del nostro paese. Non abbiamo inventato nulla, ma è acaduto che abbiamo saputo raccogliere il sentimento di un popolo.
Perchè ci si sono riconosciuti.
La unità gramsciana, leninista, togliattiana. Tra contadini e operai, tra nord e sud, intellettuali ed altri.
Nelle urne è accaduto per la difesa della libertà, a partire dal divorzio, dall'aborto, lì solo contadini e operai hanno votato insieme. Lì solo nonne che sapevano cosa fossero le mammane, lì solo nonne cattoliche silenziose hanno, molto prima del nipote e del nipotino del "legalizzala Marco", hanno potuto percorrere questa strada.
E adesso è evidente.
Qual è il problema dei radicali di oggi?
Come potremo mai far comprendere che non è che ci siamo stancati, che non è che tradiamo, quando questi radicali...mano a mano ce ne stiamo andando, ci sono migliaia di 80enni, 90enni, che hanno passato la loro vita votando, essendo presenti, come dire, sopportando il ludibrio, le accuse di essere strani.
E io dico, questa volta, come faranno a capire?
Con fiducia in se stessi e in noi diranno non è vero che si sono perduti, non è vero che si sono rincretiniti, ma poi esci da casa e il portiere o l'amico del piano di sotto...i figli vanno a scuola, ritornano e dicono "mi hanno detto", poi vai in ufficio e ti dicono.
A questo punto anche se sai che non è giusto l'unica cosa che viene fuori è basta, non ce la facciamo più, a questo punto tutto è sbagliato. E malgrado questo, sapendo che questo sarebbe accaduto, badate in una misura che non avevo valutato, questa scelta di democrazia, in realtà ho detto, poi si muore anche quando la vita non la si ama.
Guardate le morti sul lavoro. Vorrei ricordare a comunisti, detti radicali, e a benpensanti, che noi abbiamo raccolto le firme per un referendum contro l'Inail da soli. Le abbiamo raccolte, abbiamo indicato questo, 22 anni fa, la suprema corte della suprema cupola non ci ha permesso di andare a votare. COme sul concordato, come sui codici fascisti, la maggioranza c'era, perchè era un sentimento.
Lo ripeto, noi abbiamo avuto fortuna per molto verso, quella di potere esprimere quello che è il portato della storia di un paese. Ci si sono riconosciuti i fuori legge del matrimonio, oggi ci sono 1.700.000 famiglie grazie al divorzio. Oggi il grande ideale storico, della storia umana, quello di arrivare a concepire il procreare, concepire lo sviluppo della specie, con moralità ed intelligenza. Abbiamo distrutto l'immondo flagello. Si vergogni Giuliano Ferrara. Si vergogni. Non l'ho mai detto. L'aborto clandestino di massa, che nelle campagne era flagello. NOn c'era il veterinario nelle campagne, ma la mammana sempre. E quando venivano nelle città non c'era la mammana, e allora c'era il tavolo di cucina, e si moriva di più.
Oggi c'è una cosa immonda ed è quella per la quale oggi la scienza, la moralità, l'aspirazione profonda che è quella di potere vivere e concepire con amore, nell'amore e grazie all'amore la propria discendenza. Una cosa inimmaginata forse. Concepire con amore, nell'amore, come espressione di libertà. E non come casualità, dovere di procreare. Morivano le donne quando il marito montava sopra e pam, due minuti, tre minuti, quattro minuti. E poi arrivava il sesto, il settimo, l'ottavo. Morivano nella salute e di una morte della moralità.
Abbiamo mutato questa storia, nel senso che tutte le religiosità,badate bene, le religiosità, non le confessioni religiose, hanno messo al centro questo elemento della contemplazione, della conoscenza come elemento costitutivo dell'amore, quindi anche del concepire. Di essere un po' di meno. Concepire altri se stessi.
Allora, siamo arrivati con questo carico. E adesso questo paese paga il fatto che pochi sono stati i liberali che hanno difeso la libertà e la democrazia. Paga il fatto che nel momento in cui la rivoluzione liberale si stava realizzando, in un fazzoletto di giorni, ve l'ho detto: obiezione di coscienza, divorzio, aborto, chiusura dei lager manicomiali,tutto insieme. Non avevamo mezzi grandi, eravamo delle piccole guide della specie, la gente capiva, ci capivamo, ci siamo compresi e a questo punto arriviamo alla confluenza, diciamolo pure, delle componenti antiliberali presenti nella storia comunista, nelle storie clericali, fasciste, abbiamo a livello di potere sicuramente l'unione di questi tre affluenti che rischia di essere una piena che lascia fango ed altro.
Con questo mi sono detto "no, non abbiamo il diritto di occuparci e preoccuparci da superiori, dobbiamo fare quello che dobbiamo fare" Il rischio dell'assenza di democrazia, anche fra di noi, ci si è abituati a dire "non c'è la democrazia". Ho sempre sentito questo come un dramma che non può comunicare tragedie. Dove c'è strage di legalità c'è strage di persone. COme in Campania. Perchè poi quando uno pensa alla strage di persone pensa solo alla guerra. Ma non pensa ai tumori, al cancro, alle disperazioni, a chi si deve fare le pere perchè altrimenti muore lo stesso. Tutto questo è il mondo in cui siamo. E ora siamo arrivati ad un punto: vedete, Veltroni ci ha detto, non fate le liste proveltroni, ci ha respinti, nello stesso modo in cui si rifiutava il voto dei fascisti, dei nazisti, è andata così.
D'accordo. Come facciamo ? E viene fuori la controproposta pubblica. No, entrate nelle nostre liste. Con un incontro o due ci si è detto, saranno nominati nove. PErchè nominati. Noi abbiamo anche tentato lo sciopero della fame nel 2006 contro questa legge, che a tutti i vertici di tutti i partiti andava bene, era molto comoda, paghiamo questo. E a questo punto, io vorrei rispondere a Valter, con la nonviolenza e il dialogo. Abbiamo fatto un conto, ogni giorno può parlare per più di un'ora a almeno venti milioni di cittadini. Dati del centro di ascolto, l'unico modo con cui si possono conoscere scientificamente questi dati.
E io da dove gli posso rispondere? Da Radio Radicale. Ma Radio Radicale non vogliono sentirla oggi.
Ecco, quando dico non è uno stato di diritto, non è democrazia, lo dico in modo accorato, sperando che anche coloro che sono potenti, si trovano ad essere potenti, ci pensino un istante.
Non mi pare.

La questione per me è semplice. Noi viviamo in una società, questa italiana, in cui è la schizofrenia dei linguaggi. Al massimo. Ci sono dissociazioni nel linguaggio. E a questo punto c'è incomunicabilità, nel senso di estraneità, con tutto quello che comporta anche di timore, di paura, di pessimismo, di rabbia. Quando si sente che il dialogo non è. (il dialogo significa avere la stessa parola) e a questo punto che la Campagna con una buona formula di Mino Martinazzoli, siamo passati dalla rappresentanza alla rappresentazione.
L'assenza di democrazia e di stato di diritto.L'assenza di rispetto per la parola. Non dico il libro. Ma nel libro ci sono le pagine,nelle pagine ci sono le parole.
Non è una nostalgia del mondo agricolo, come nelle nostre fiere di bestiame in abruzzo, le offerte.
La parola il patto. So che possiamo creare altro che è anche più solido e meno affidato al caso a volte.
E come muoversi in questo senso?
Il 2008 sarà il primo anno di un grande Satyaghra, per la pace, la libertà e la giustizia. L'abbiamo confermata. Ne abbiamo parlato col Dalai Lama. Ma oggi ci siamo. Cos'è? amore, forza della verità, sicuramente inganni, la verità non è la V maiuscola. E' della realtà. E allora si può cominciare questo Satyaghrà. Una lotta, una testimonianza, del valore della parola, e della parola data. Non solo in politica. Ovunque. E' noto che il linguaggio delle dittature è un linguaggio doppio. E' un linguaggio doppio, basato sulla menzogna rispetto all'esterno. E allora credo che c'è bisogno nel momento in cui avviamo questo primo Satyaghra mondiale per la pace, in questo momento i pacifisti li sento poco.
L'obiettivo dello sciopero della sete, che avverto come urgente, è uno solo: diffondere per quanto più possibile la consapevolezza della importanza e della possibilità della parola data. A dieci o dieci milioni. L'importanza della parola data, del patto, dell'impegno. E a questo punto di certo c'è un nesso preciso. Siccome sento, come tutti voi, dalle televisioni, che dicono che le trattative non si possono, sento le cose che dice in tivu al tg1 e tg2 dove Valter fa delle contestazioni non veritiere su quello che ci sta dividendo, e si prende il momento dell'applauso, bisogna con entusiasmo lavorare, e non come fanno i problemi.
Tra l'altro è la terza volta che lo sento, anche da Bettini, negli incontri si è detto "se non avete entusiasmo queste cose non si fanno". Come Giuliano Ferrara. Questi due quasi coetanei sono la dimostrazione di che cosa significa l'essere stati soggetti alla tragedia del fallimento del comunismo. Per cui c'è una sorta di cinismo nel presente. Una sorta di incapacità di rispettare. Diciamolo pure, una diffidenza profonda, una sorta di rancore, rispetto a quello che può ricordare loro quando c'era l'entusiasmo.
E non tollerano che noi continuiamo a girare. Come gira Furio COlombo, come girava Terracini, Vittorio Vidali.
Noi quindi oggi ci troviamo a dire: "noi emettiamo silenzio" per la struttura che c'è oggi nella politica italiana. Sono molto preoccupato per questo Partito Democratico che noi tutti vogliamo costituire. Questo Partito Democratico si pone con un agio favoloso attraverso il potere condiviso con l'avversario.
Non scherziamo, condiviso per non dialogare con nessuno e per diffondere la verità di partito. Questo sciopero della fame e della sete ha un obiettivo molto semplice. Noi vogliamo parlare. Avete detto e ripetuto che c'erano nove eletti. Poi io dicevo anche a loro 9 nominati e su questo non ci pioveva. Attraverso lo strumento. Se ci fossero state le preferenze...ma invece in questo caso il nominante il Parlamento ha la sicurezza matematica entro certi limiti di potere nominare e non nominare e poi ci sono delle fasce importanti che costituiscono il "non si sa chi".
Noi vogliamo semplicemente dire che siamo qui per aiutare Valter, per aiutare il Partito Democratico per muoversi nel rispetto delle proprie speranze, delle proprie legalità.
Abbiamo questo ricorso alla nonviolenza, che significa "mi rivolgo a te che sei il potere, che ne hai i limiti, ecco guardate, senza danaro, senza nulla, in qualche misura trasferiamo la nostra energia nel vostro corpo perchè diventi capace di fare le scelte che volete fare, le scelte che vi portano ad affermare la vostra parola" Questa è la rappresentazione nonviolenta, laica, liberale, radicale, socialista che noi adesso portiamo avanti. Rischiamo la vita. L'abbiamo sempre detto, non rischiamo la morte. Poi la morte è un incidente. Se si rischia la vita perchè si beve, si va in macchina, si è ubriachi, poi c'è l'incidente. Noi amiamo tanto la vita, Giuliano Ferrara, amiamo tanto la vita che siamo molto prudenti, al massimo. Con i miei medici che conoscono non solo il mio corpo. Sono qui per dirvi nessuna richiesta di trattativa. Abbiamo i pochi mezzi di scienza giuridica che riusciamo a raggiungere. Pensiamo se ci fosse stata una sola giornata di dibattito fra noi radicali democratici e Veltroni alla televisione. Come Casini e Berlusconi. Avete un'idea? Saremmo stati capiti? La gente si sarebbe ri- conosciuta nelle cose che abbiamo detto. L'uguaglianza dei punti di partenza è una cosa che noi, guardate credo che il rapporto della violenza del potere oggi è incommensurabilmente maggiore che durante le dittature degli anni '30. Allora avevano la radio. Non tutti, ma era lo strumento. Qui nelle nostre case abbiamo a disposizione in ogni momento tutte le verità di regime. Quelle ammesse.

Cosa faremo? Non lo so.
Cosa i vostri giornali diranno? Temo di saperlo, conosco i vostri direttori e sono amici, colleghi, coetanei. Li conosco molto bene.[...]

http://www.radioradicale.it/scheda/248852

22 novembre, 2007

MRS/ Laicita': L'italia e' uno stato laico?

Intervista a Marilisa D'Amico, professoressa di Diritto Costituzionale alla Statale di Milano
di Virginia Fiume

Pubblicata il 2o/11/2007 sulla rivista online Mondo Rosa Shokking

Marilisa D’Amico mi accoglie nel suo studio un martedì mattina.
La scrivania è invasa da libri di testo, fotocopie, e qualche locandina di convegno.
E’ energica e disponibile, mi viene istintivo inondarla di domande sulla Costituzione e su tutti quei temi che ormai si etichettano sotto il nome di “laicità”.

Professoressa, iniziamo da un discorso per “profani”: cos’è il diritto costituzionale e cosa significa per lei insegnare questa materia ai ragazzi?Il diritto costituzionale è la scienza che studia la Costituzione, che nella società del Novecento è una tavola di principi voluta per porre al riparo i diritti dalle scelte discrezionali del legislatore.
La nostra Costituzione è l’incontro di culture diverse: la cultura liberale, la cultura cattolica e la cultura, diciamo, comunista.
Il punto importante per il mio insegnamento è far capire ai futuri giuristi che la Costituzione deve far parte del materiale giuridico a disposizione. Non esistono solo le leggi da applicare con i principi della Costituzione sospesi per aria.
Qual è il rapporto tra vita, società e leggi? Si può dire che la Costituzione sia una legge laica?
La Costituzione è la tavola dei principi e dei valori poi ci sono le leggi, che regolamentano la vita di tutti i giorni.
Il rapporto giuridico tra vita, società e leggi è sempre un rapporto molto complesso. Ci sono leggi che rispecchiano gli aspetti della società e ci sono leggi che normano una situazione in cui c’è bisogno di una regolamentazione: non ci possono essere vuoti normativi, lo ha dimostrato il caso Welby con l’eutanasia.
(il termine eutanasia viene qui utilizzato nella sua accezione comune, pur non essendo corretto. E’ più corretto parlare, in particolare riferendosi ai casi Welby ed Englaro, di “sospensione delle terapie di alimentazione e ventilazione” NdA)
Mi vengono in mente altri ambiti particolari su cui c’è sempre un grande dibattito che è politico ma immagino anche legislativo: coppie di fatto e fecondazione… la Costituzione dà delle risposte su questo. E se non le da’, le dovrebbe dare?
Questi sono ambiti di cui si parla come questioni eticamente controverse. Questioni su cui spesso ci si scontra a livello ideologico. Affidare alla legge la soluzione di uno scontro ideologico a mio avviso è problematico. Si mette in crisi la laicità dello stato, la neutralità.
Per quanto riguarda le risposte della Costituzione occorre distinguere i punti.
(prende una penna e scrive su un foglio)Eutanasia,
famiglia di fatto,
e fecondazione…

Sì, in effetti sono temi complessi. Provi a darmi un’infarinatura…
I tre aspetti vanno un po’ distinti.
Sull’eutanasia il problema è questo: non c’è una regolamentazione, però s’è posto il problema di consentire la cosiddetta “eutanasia passiva” cioè staccare la spina in certi casi…
Per esempio la situazione di Eluana Englaro, in stato vegetativo permanente, o il caso di Welby che chiedeva di staccare la spina, però poi chiedeva anche di non morire con sofferenza.
La soluzione da un punto di vista costituzionale si poteva e si può trovare, come in effetti ha fatto l’ultima sentenza della Corte di Cassazione, nell’articolo 32 il quale dice che

Nessuno può essere obbligato a determinati trattamenti sanitari se non per disposizione di legge.
Quindi se nessuno può essere obbligato a un dato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge perché una persona può rifiutare le cure se è cosciente e se invece è incosciente non lo può più fare? I giudici che hanno rifiutato in un primo tempo le richieste di Eluana Englaro, o meglio, di suo papà Beppino Englaro, l’hanno fatto sulla base del richiamo a un principio diverso della Costituzione, l’articolo 2, in cui si parla di doveri della collettività a difesa del singolo individuo.
Quindi non c’è più il dovere dell’articolo 32 della Costituzione ma c’è un dovere della collettività.

Di tenerla in vita. Ma poi quale vita…Qual è il concetto di vita…è qui che entra in gioco il rapporto tra Scienza e Diritto. Abbiamo il legislatore che interviene in una materia dove sarebbe meglio muoversi con dati oggettivi. Come dati reali noi sappiamo che il 20- 25 % delle morti in ospedale avvengono in modo eutanasico. E questo è un dato importante.
D’altra parte il legislatore dovrebbe intervenire sempre con soluzioni leggere che consentano a tutti di riconoscerci nella soluzione.

E lasciar contare la volontà?
Sì. Sia far dire al credente “accetto la sofferenza” sia lasciare che il noncredente sia libero di mettere un punto.
Come dice il papà di Eluana Englaro “mia figlia non avrebbe dovuto trovarsi in questo stato, so con convinzione che lei non lo vorrebbe”. Per cui si appella al tribunale. La corte di cassazione, rispetto al caso di Eluana Englaro ha detto che la Corte d’Appello dovrà verificare che è possibile staccare la spina se è accertato lo stato vegetativo permanente ma anche nel caso sia accertata la volontà univoca precedente.
E quindi ha dato una grossa apertura da questo punto di vista.

Un’apertura data però dal giudice e non dal legislatore. A volte ho l’impressione che si preferiscano i vuoti legislativi…
In Italia è difficile legiferare perché le posizioni diverse si contrappongono in modo ideologico. Ma a volte ci sono casi in cui si accende il dibattito nell’opinione pubblica, allora per il legislatore è più facile iniziare a lavorare su una questione. La nonsoluzione di queste questioni significa lasciare i cittadini in uno stato di incertezza. Io non so quale persona voglia rischiare di subire il processo penale come medico, nel caso dell’eutanasia. Cioè, il dottor Riccio per Welby è stato coraggioso. In fondo a Welby fu detto “se tu non avessi fatto tutto questo clamore saresti già morto. Potevi farlo tranquillamente nel silenzio della tua stanza, come succede” Queste cose tra l’altro gli furono dette durante una trasmissione televisiva da un deputato della Repubblica italiana. E’ strano e mette un po’ in crisi il principio di laicità dello stato.

Perché?
La contrapposizione ideologica nasce dal fatto che alcuni pensano che la legge debba moralizzare i cittadini, educarli con dei divieti. Ma in realtà non è attraverso una legge che vince la visione più religiosa o meno religiosa della società. La Chiesa può fare il suo mestiere tranquillamente, però se interviene dicendo: la legge se è fatta così è buona, se è fatta così è cattiva si intromette pesantemente. Se poi le forze politiche le vanno dietro…
Il problema è che così non si moralizza e non si educa. Bisogna prevedere un’autonomia anche di scelta del cittadino.

Ecco, passiamo dal diritto di morire come si vuole al diritto di vivere come si vuole: le famiglie di fatto…
Anche qui il legislatore ha pensato di intervenire (con i DICO) prendendo atto di una realtà in cui le coppie di fatto eterosessuali sono la maggioranza rispetto a quelle sposate. Ci sono dati che indicano che una disciplina, sia delle coppie di fatto eterosessuali sia delle coppie omosessuali, sia necessaria per essere in linea con quello che succede nel resto del mondo, in particolare in Europa. Una legge dovrebbe prendere atto di come una società è strutturata e dare una regolamentazione, anche leggera. Non vanno imposti modelli alternativi, ma possibilità.
C’è qualcuno che dice “no, perché la nostra costituzione all’articolo 29 dice:
la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio.
Intanto dobbiamo ricordare che è esclusa la dizione “famiglia di uomini e donne”, che renderebbe impossibile da un punto di vista costituzionale il matrimonio omosessuale. Se vogliamo fare i formali possiamo appellarci a questo. Inoltre, sostanzialmente, può esistere una disciplina con un articolo 29 che imposta la famiglia tradizionale, ma che garantisce i DICO. E metterebbe la nostra legislazione in armonia con quelle europee, e con la Carta dei Diritti Fondamentali, che assicura tutte le forme di famiglia possibili.

Ma anche qui lo scontro è diventato ideologico…
Si è schierata prima la Chiesa e poi una serie di forze politiche dicendo “i dico sono incostituzionali e comunque metterebbero in crisi quello che è il matrimonio tradizionale”. E’ nata la contrapposizione tra la società di chi protende per il matrimonio tradizionale e chi sostiene che il cittadino deve avere il diritto di scegliere tra cose diverse.
Anche in questo caso la contrapposizione ideologica la trovo sterile.

Perché?
Perché come pensiamo che non facendo una disciplina sui DICO si possa moralizzare? Lo stato deve essere neutro, deve assicurare a tutti una casa comune in cui vivere. Se non assicuro ad alcune coppie, in particolare omosessuali, alcuni diritti io politicamente mi disinteresso di una fetta di cittadini importante. E quindi per uno stato è un tradimento della propria laicità e neutralità.

E poi lo Stato può sempre bilanciare…
Certo: la coppia omosessuale può non avere il riconoscimento del matrimonio come invece avviene in Spagna, ma solo i pacs, come in Francia.
Laicità significa che lo Stato con le sue leggi deve sempre trovare dei contenitori comuni che mettono d’accordo tutti. In uno Stato come quello italiano la famiglia tradizionale si difenderebbe meglio facendo politiche serie per la famiglia: lasciando lavorare le donne, con gli sgravi fiscali, con strutture per la cura e l’assistenza dei figli, degli anziani, dei disabili.

E poi magari le donne lavorano fino a 35 anni prima di decidere di fare un figlio, ed è tutto più difficile. Magari bisogna fare ricorso alla fecondazione, e con l’attuale legge è tutto più difficile…
La legge sulla fecondazione è paradossale. E’ un tema su cui la scienza non offre risposte univoche, e la risposta di oggi non può essere quella di domani. Come legislatore io avrei adottato una tecnica leggera: il numero degli embrioni poteva essere tendenzialmente tre, salvo diversa valutazione del medico. Oppure avrei delegato questa scelta sul numero degli embrioni a una commissione speciale, a un istituto neutro, come succede in Germania.
Qualcuno dice “non puoi fare figli non li fai, è inutile accanirsi. Se alle donne che fanno ricorso eccessivo ai trattamenti ormonali per la fecondazione vengono certe malattie tutto sommato è colpa loro”... C’è una risposta legislativa a questo?
Come ho già detto lo Stato non deve vietare ma offrire una cornice in cui ognuno è libero di fare la propria scelta. Per esempio dovrebbe occuparsi anche dell’istituto dell’adozione, un calvario per le coppie.
E poi c’è il fatto che si tratta di scelte individuali: allora se c’è chi vuole avere un figlio, la scienza lo permette, cosa faccio, vieto perché devo vietare moralisticamente?
Anche perché si scatenano effetti paradossali…
L’effetto paradossale è che le coppie non si arrestano per niente, anzi sono incentivate e vanno all’estero. Allora il turismo procreativo come effetto della legge 40 che vuole moralizzare sul valore della vita è un aspetto che ci dimostra che non si educa in questo modo, cioè costringendo.
Si educa con le politiche per la famiglia, con le politiche per l’adozione, con una certa educazione scolastica culturale, per uno stato che voglia educare i cittadini a pensare con la propria testa e fare delle scelte.

Pensare con la propria testa. Questo riporta all’inizio dell’intervista. Qual è la cosa più difficile del suo lavoro? C’è un collegamento tra il suo essere donna e fare un lavoro del genere…

L’Università Statale è una bella università, con tantissime potenzialità, ma molte cose non possono essere fatte per via della burocrazia. E gli studenti si perdono. Però credo che l’insegnamento esalti al massimo le peculiarità femminili: unisce l’aspetto scientifico con l’aspetto del rapporto con gli studenti. Inoltre come donna mi permette di conciliare molto lavoro e vita privata.

Ci sono i maschilisti?
Maschilisti magari no, ma ho assistito a un po’ di ironia da parte dei colleghi quando ho iniziato a occuparmi di questioni di genere da un punto di vista costituzionale. O quando sono diventata presidente del Comitato Pari Opportunità: si pensa che una donna arrivata dovrebbe occuparsi solo dei fatti suoi.

Invece Marilisa D’Amico si occupa di tante altre cose. Insegna con passione l’importanza del Diritto Costituzionale a coloro che dovranno armeggiare con codici e commi in un futuro non molto lontano, ed è presidente del Comitato Pari Opportunità della Statale di Milano.
Un organo che è stato “fermo” per 15 anni che ha come obiettivo non solo la promozione della cultura di genere femminile, ma anche trattative sindacali, pari opportunità per i giovani, i disabili e gli anziani.
La professoressa ci tiene a far capire che le pari opportunità devono essere tali per tutti. Non solo per le donne. Perché le scelte di tutti possano essere consapevoli.

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