["Siciliani si diventa" - pubblicato su I Love Sicilia, n.71 (dicembre)]
E'
lei a fare la prima domanda: 'Non siete mai venute qui?
Siamo qui da 35 anni.' Prima che
il registratore venga acceso ha già raccontato molto di sé: 'io
sono per metà indonesiana, sento che la mia cultura di origine
assomiglia a quella siciliana: la gentilezza, l'ospitalità'.
E' una donna dal viso tondo, di cui si notano l'abbigliamento curato
e i dettagli, gli orecchini e il bracciale d'argento che avvolge il
braccio sinistro. E le sigarette bianche e sottili che fuma in
discreta quantità.
Osservando
le pareti in pietra, l'arco che separa l'ingresso col bancone del bar
e la cucina dalla sala da pranzo viene naturale chiedere se si sono
occupati loro della ristrutturazione. Thea de Haan racconta che è
tutto così da quando suo marito ha aperto il ristorante nel 1977.
L'olandese Dietmar Beckers era arrivato a Cefalù in vacanza cinque
anni prima. 'Aveva girato tutto il mondo'
dice la signora 'ma di Cefalù si è innamorato. Quando ha
deciso di aprire ha cercato per un po' di tempo lo spazio giusto, e
ha trovato questo, che era una stalla. Lo ha rimesso a posto tutto da
solo'. In quello che era
l'abbeveratoio delle bestie è stato ricavato un piccolo vano, dove
vengono custodite alcune bottiglie di vino e una foto in bianco e
nero: è l'edificio in cui ora c'è il ristorante. 'La foto
è rimasta nella macchina fotografica per due anni, l'ha scattata mio
marito prima ancora di sapere che cosa stava per cominciare'.
Lei
invece è arrivata a Cefalù nel 1985, 'un caldo da morire,
bellissimo. Conoscevo mio marito perché era amico di amici. Sono
rimasta qua, perché mi sono innamorata della Sicilia già sul treno
da Catania, quando un signore anziano mi regalò un'arancia, e per il
profumo'. A quel tempo Thea aveva poco più di 30 anni, un
lavoro ben retribuito, ma qui ha trovato l'amore, l'amore per la
cucina, e ha deciso di restare, per passione. Una passione che si
respira in ogni sua parola e in ogni sguardo che scambia col figlio
Davide, 21 anni. Adesso sono solo loro due a lavorare nel ristorante,
Thea ai fornelli e Davide servendo ai tavoli e occupandosi della
cassa. C'è stato un tempo in cui lo staff era composto da sei
persone. 'Probabilmente è colpa della crisi, ma in ogni caso
Cefalù quando abbiamo cominciato era diversa, c'era più ricchezza,
c'era il Club Med, c'erano locali diversi che offrivano cose diverse.
Quando entravi era tutta natura, ora vedi solo residence, residence,
residence'. Il passare del tempo e i cambiamenti che questa
signora olandese-indonesiana ha visto negli anni sono un tema che
ritorna più volte durante la chiacchierata. E il tempo a La brace
è scandito dal passaggio di una clientela fedele e affezionata:
'ci sono quelli che qui si sono fidanzati, quelli che si sono sposati
e che vengono con i loro figli. In alcuni casi siamo già alla
seconda generazione. E tutti si stupiscono perché non è cambiato
niente'. Nemmeno i disegni che il marito dava ai bambini da
colorare con le matite di legno. 'Ora ci sono i pennarelli' dice
lasciando trasparire una punta di rimpianto, mentre racconta
divertita di quel disegno fantastico che serviva a tenere i bambini
tranquilli tra una portata e l'altra e nello stesso tempo a 'farli
sentire parte del tavolo'.
Ad
ascoltare i suoi racconti viene l'acquolina in bocca e cresce la
voglia di provare la cucina che lei definisce 'rinnovata'. Un
misto di ricette apprese dalle signore anziane del paese, unite a
quello che ha imparato dalla sua mamma indonesiana, chef in un
ristorante famoso in Olanda. Tutti gli ingredienti vengono comprati
freschi ogni giorno e diventano un menù che spesso stupisce i
clienti: 'entrano chiedendo un'insalata di mare, scoprono che noi
non la facciamo, ma restano sempre soddisfatti. Usiamo molto la
carne. Quando all'inizio proponevamo il filetto al sangue ci
prendevano per pazzi. Ma abbiamo resistito e ora è uno dei piatti
più richiesti'. E' con questa combinazione di passione e cura
che La brace è finita sulla Guida Michelin, unico tra i ben
55 ristoranti di Cefalù. Davide e Thea mostrano con orgoglio
l'adesivo sulla vetrina. 'I critici vengono senza preavviso e
senza annunciare che ti stanno mettendo alla prova. Se otteniamo
questo riconoscimento da tanti anni vuol dire che la nostra genuinità
traspare in ogni momento'.
Prima
di andare via resta un'ultima domanda: questa donna riservata e
energica che cosa ha imparato dalla Sicilia e che cosa pensa di avere
regalato a Cefalù? 'Ho imparato il sacrificio, il desiderio
costante di aiutare gli altri. Cos'ho portato credo che lo debbano
dire gli altri, ma io spero 'un'atmosfera'.
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