provaci tu a dare un nome al passato (cioè: cronologia)

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03 maggio, 2011

Io, Kasparov e Milano


Ho scritto per la pagina Facebook 'Torno a Milano per votare Pisapia'

Tre anni fa ho avuto la fortuna di ascoltare Kasparov al Teatro dal Verme. L'ex campione del mondo di scacchi, uno dei pochi politici che nella Russia di Putin ha il coraggio di schierarsi apertamente come opposizione, in quell'occasione mi lasciò a bocca aperta. Paragonò la politica a una partita di scacchi. Con il giocatore che sa che potrebbe anche perdere, ma che in ogni caso non può fare a meno di tendere istintivamente a giocare la partita perfetta. 'Raggiungere la perfezione sarà impossibile. Lottare per raggiungerla è vitale', disse. Ho sempre associato la meraviglia di quest'immagine, Kasparov che gioca a scacchi con Putin, a un'altro piccolo dettaglio che conosco del gioco degli scacchi: pensare sempre almeno 'due mosse in avanti'.

E' con queste due immagini che sia il 15 e il 16 maggio (e se necessario il 29 e il 30 per il ballottaggio) sia il 12 e il 13 giugno tornerò a Milano a votare. Per dare il mio contributo al tentativo di partita perfetta che si sta giocando, senza dimenticare di pensare due mosse 'in avanti'.

La prima mossa è quella per Pisapia Sindaco e, per quanto mi riguarda, per la Lista Bonino Pannella in Consiglio comunale (http://milano.boninopannella.it). Perchè dopo anni di inquinamento metaforico e fisico, l'Italia ha bisogno di onestà, trasparenza e legalità. E Milano ha l'occasione di essere la prima tappa per la riconquista di una dignità politica e culturale che sembra perduta.

La seconda mossa è tornare a votare per i referenda del 12 e 13 giugno. Non solo quelli su nucleare, acqua e legittimo impedimento, ma anche, e forse soprattutto, i cinque quesiti milanesi per l'ambiente e la qualità della vita a Milano (http://milanosimuove.it). Perchè credo che una Milano come Amsterdam, come Copenaghen, come Londra, sia possibile. E non debba essere solo un sogno di primavera, ma il primo progetto concreto del nuovo sindaco. E allora, pensando due mosse avanti, cerco di immaginarmi già migliaia di biciclette in una Milano più verde e più vivibile. Non solo per me, che non so ancora quando tornerò, ma per tutte le persone a cui capiterà di arrivare a Milano, e che meritano di godere di una città più bella, più funzionale e più umana.

Prima di venire a studiare a Londra ho lavorato a Roma, per la campagna elettorale di Emma Bonino per la Regione Lazio. In quel caso clientele e giochi di potere hanno vinto. Per poco, ma hanno vinto. La delusione è stata grande. Dura. Ci ho messo molti mesi a ricominciare a credere che la politica potesse ancora essere qualcosa di diverso dalla partitocrazia. Ma ora, nella Milano al cuore della lottizzazione di Comunione e Liberazione, beh, ora penso ancora di più che vada la pena di continuare a provare a giocare la partita perfetta. Perchè a 28 anni non ho ancora voglia di farmi rubare i sogni.

Penso che se ognuno di noi che siamo all'estero riesce a convincere almeno un amico a votare per Pisapia, e per una delle liste che lo sostengono, questa volta ce la possiamo davvero fare a lasciare un segno di onestà, trasparenza e legalità. Per noi, per Milano, e per l'Italia.

22 febbraio, 2011

L'Italia che mi piace

Sono su quest'isola. A cercare di acchiappare il cervello e riportarlo tra le mura della biblioteca, quando si mette a scappare- tra amori e passioni lontane. Tra la voglia di capire le rivolte del Medio Oriente, la rabbia per la vergogna di essere nata in un paese continuamente ricordato con un sorriso sarcastico, quando non con disprezzo, il tutto condito con serpeggianti sogni. E poi, violentemente, torna il senso del dovere, le cose da fare, con o contro voglia.

Prima di andare a presentare il mio lavoro di fronte a una classe, riascolto il dialogo gramsciano sull'indifferenza. Recitato a Sanremo. Stupore della Rai Tv...

Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.




Penso ai soggetti inquietanti con cui si accompagna il Primo Ministro del mio paese



E ricordo con piacere la parte di Italia che si era battuta, con 6,000 emendamenti contro il Trattato.

14 febbraio, 2011

Disegni a confronto- satira radicale

Sul fatto quotidiano Stefano Disegni oggi racconta i Radicali. Le proposte di dialogo di Pannella con l'innominabile destra di Berlusconi.

">Totem e Tabù

Ci si potrebbe offendere, si potrebbero cercare motivazioni e spiegazioni. I più arditi potrebbero pretendere addirittura di trovare una logica.

Io interpreto con un'altra vignetta di Disegni. Creata appositamente per i gadget radicali.

26 gennaio, 2011

Queste sono 483 parole



Credo di non aver mai scritto una bozza di quello che poi avrei pubblicato su questo blog.

Ma stasera, in questa casa ancora non collegata a Internet, scorrono dei pensieri a cui voglio dare spazio su Poguemahoney, e l'unico modo che ho per farlo è immaginare il rassicurante controrno dei link e delle immagini.

Devo scrivere entro giovedi 300 parole per Soas Spirit. Ho letto e riletto i materiali sull'iniziativa Iraq Libero dei Radicali. Ho preso appunti e fatto schemi. Per poi realizzare che 300 parole corrispondono solo a 3 volte queste poche righe.

Ho capito finalmente cosa intende Pannella quando dice che la pace in Iraq era a un passo e invece Bush e Blair hanno preferito fare la guerra. Saddam poteva andare in esilio se solo glielo avesse chiesto la Lega Araba e non 'l'Occidente'. E invece le vie diplomatiche si sono fermate. La 'ragion di stato' ha preso il sopravvento sulla 'coscienza di stato', dice Pannella.

Ho capito che l'unica domanda da fare adesso a Tony Blair è PERCHE'? La domanda all'ex Primo Ministro Inglese la può porre solo la Commissione Chilcot, l'unica fino a questo momento istituita ufficialmente da uno dei Governi che ha dato il via al massacro della popolazione iraqena nel 2003.

Ho capito che cosa mi ha arricchita nel partecipare alla Veglia per la verità del 20 gennaio. Quando insieme a un altro manipolo di pazzi abbiamo passato una notte in una via semideserta di Londra, a presidiare il luogo della Commissione. Mi ha riempito il cuore l'aver dato il mio corpo per la verità: 'siate il cambiamento che volete vedere nel mondo'. La me sognatrice pensa ancora che in questo mondo abbia un senso cercare la verità.


Non so se l'esilio di Saddam sarebbe davvero stata una scelta politica valida. Il posto dove studio, le cose che leggo in questo periodo, i viaggi che mi faccio tra biblioteche, metropolitane e coffe shop con più o meno stabili reti wi-fi mi stanno facendo mettere in discussione tutto, anche la diplomazia , gli equilibri e le relazioni transnazionali, che sì, mi rendo sempre più conto, spesso sono basate su finzioni, rappresentazioni e colonialismi-di vecchio o nuovo stampo. Dove le 'democrazie' (con sempre più virgolette) rappresentano sempre il bene e gli altri rappresentanto sempre il male. In una dinamica di etichette che spesso nasconde tanta ipocrisia.

Ma quello che so è che una verità da cercare c'è sempre. Per quanto scomoda e nascosta.

E se quella verità può contenere una spiegazione di come si sarebbe potuto evitare almeno in parte un massacro di vite innocenti, beh, io per quella verità il freddo ho ancora voglia di sentirlo nelle ossa.

E se ci sono 10 pazzi che il freddo lo prendono con me mi sento meno sola quando cerco di orientarmi tra singoli frammenti di piccole verità.

07 luglio, 2010

Giorni di rivolta



Non trovavo le parole per questa giornata. Non trovavo le parole per descrivere il caldo, l'energia, la rabbia che c'era per le strade di Roma oggi che si è svolta la manifestazione dei cittadini aquilani. Oggi contava solo avere la telecamera in mano e riprendere ogni secondo possibile, ogni più piccolo segnale di lotta. L'ingiustizia aleggia su L'Aquila. http://www.youtube.com/watch?v=en67UX9PRzI

I cittadini dell'Aquila vengono a Roma e succede che si prendono pure le manganellate.

Userò le parole di Marco Pannella e quelle dei radicali...

corteo "SOS ricostruzione" - Roma 7 Luglio 2010, reportage
Ora che si rivela finalmente la verità sull'operazione L'Aquila di questo governo, gli Aquilani vengono trattati a manganellate. E' una vergogna che per ottenere diritti basilari come aiuti economici, avvio -- seppur con enorme ritardo - della ricostruzione, sospensione delle tasse, migliaia di aquilani siano costretti a venire a loro spese a Roma, per poter avere diritto di cittadinanza. Ancora più intollerabile è che sotto la calura estiva migliaia di terremotati, tra cui centinaia di anziani, guidati da diversi sindaci dei comuni del cratere tra i quali il primo cittadino dell'Aquila Massimo Cialente siano stati respinti da cordoni della polizia mentre cercavano di raggiungere palazzo Chigi: questa è la vera natura della politica del governo per l'Aquila: gestione emergenziale, autoritarismo, nessuna possibilità partecipazione da parte della popolazione.
Come radicali, dopo aver tenuto il nostro comitato nazionale a L'Aquila, restiamo in parlamento e in piazza accanto agli aquilani per rivendicare, a questo punto, anzitutto i loro diritti costituzionali di manifestazione, libertà di espressione e partecipazione democratica.

"Istituzione della zona franca, sospensione per tutti di tasse e contributi, e soprattutto una legge organica che permetta di superare il metodo emergenziale restituendo le competenze agli enti locali e individuando le coperture finanziarie oggi mancanti. Queste sono le priorità per L'Aquila".
Lo ha detto Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani, che oggi con Marco Pannella, Emma Bonino e altri dirigenti radicali ha raggiunto in piazza la comunità aquilana.
"Hanno ragione gli aquilani. Non si può proseguire con ordinanze d'urgenza e senza una programmazione che preveda tempi e fondi certi per la ricostruzione. Come Radicali, dopo aver tenuto il nostro Comitato nazionale a L'Aquila, sosteniamo in piazza e nel Parlamento le loro richieste" ha proseguito Staderini.
" Le cronache di queste settimane dovrebbero convincere il Presidente Berlusconi che il modello "Protezione civile" sia da abbandonare per restituire competenze alle istituzioni democratiche ed alla partecipazione dei cittadini. Non certo prendendo a manganellate chi è venuto a Roma solo per manifestare."

22 giugno, 2010

Libertà, Libertà: un'altra Italia in piazza

Nel fine settimana in cui il Sindaco Alemanno annuncia la costruzione a Roma di 51 nuove parrocchie, il popolo dei "credenti in altro" sfila per le vie della capitale, dalla Bocca della Verità alla statua di Giordano Bruno. Lo scopo della marcia è la denuncia delle difficoltà nell'esercizio della libertà di culto che in Italia vivono tutte le persone che non scelgono la Chiesa Cattolica.



L'iniziativa era stata presentata durante una conferenza stampa giovedi 17 giugno da Mario Staderini e Michele De Lucia, segretario e tesoriere di Radicali Italiani, Stefano Bogliolo, pastore della Chiesa Evangelica Cristiana di Torre Angela e Leonardo De Chirico, vicepresidente dell'Alleanza Evangelica.

Durante la conferenza stampa " Le violazioni della libertà religiosa in Italia, dall'esercizio del culto al pluralismo televisivo" gli organizzatori avevano denunciato il fatto che, a Roma, a 200.000 persone non sia garantita nemmeno la possibilità di costruire edifici di culto - a proprie spese - sui terreni comunali, un atteggiamento che costringe almeno 200.000 cittadini a usare garage, appartamenti e strutture di fortuna per i loro momenti di incontro. Un "atteggiamento in continuità col fascismo" dice Mario Staderini.

La marcia è stata anche un'occasione per rendere pubblica la richiesta fatta al sindaco di ricostituire la Consulta delle Religioni, avviata dalla giunta Veltroni. Un progetto che metteva in contatto diverse comunità religiose presenti a Roma e che con la nuova amministrazione è rimasto accantonato.

I Radicali e gli Evangelici individuano la Rai come una delle prime responsabili di questo attacco alla libertà individuale delle persone : secondo i dati forniti dal Centro d’ascolto dell’informazione - dal 1 gennaio 2009 al 30 aprile 2010 - i telegiornali della tv pubblica hanno riservato il 99% del tempo dedicato alle religioni ad esponenti della Chiesa cattolica, mentre i telegiornali Mediaset addirittura il 100%. Praticamente il 2% dei residenti in Italia viene completamente ignorato dai principali media. Dato ancora più impressionante se si considera che l'80% degli italiani risulta "battezzato" nei registri, ma di fatto non pratica.

Suonano come una proposta le parole Leonardo De Chirico, vice presidente dell'Alleanza Evangelica, rispetto alla inaspettata accoppiata Radicali - Evangelici: "Dobbiamo introdurre e iniettare in questo paese dosi di pluralismo culturale, in modo tale che questa situazione arretrata possa essere oggetto di un potente scossone culturale, legislativo, costituzionale".


http://www.youtube.com/radioradicale#p/u/0/yT_g6T21xWI


E qualcosa si è mosso per le strade di Roma sabato 19 giugno. Sotto la statua di Giordano Bruno a Campo de'Fiori c'era un pezzo di quel popolo italiano che non si riconosce nel modello religioso della Chiesa Cattolica. Quell'Italia che sa ancora restare colpita da una frase pronunciata da Marco Pannella: "che paese è questo: l'unico che non abbia conosciuto davvero la riforma e che non smette mai di produrre controriforma".

12 giugno, 2010

La Camera, Milano 90 e il miracolo economico...

Nel febbraio del 2009 Rita Bernardini, deputata radicale, riesce a ottenere i dati sui contratti della Camera dei deputati. Li mette online on line in formato open.

Tra i contratti più ricchi a febbraio risultava quello della Milano 90 s.r.l., con un contrattino da 53,579,976.31 di euro.



La cosa curiosa è che smanettando su internet si scopre che la stessa società nel 1995 stava per fallire, con una perdita di 12 miliardi e 640 milioni di vecchie lire e con un indebitamento di 88,2 miliardi
Sul sito Imprese che resistono si può leggere l'intera storia.


Il 50% del capitale era in mano di Efibanca in qualità di creditore pignoratizio e il Banco di Napoli aveva avviato un’istanza di fallimento nei confronti della capofila Immobilfin srl. Il mercato del mattone non tirava.
Ma prima o poi, nella vita di ognuno, la Fortuna bussa alla porta. Al portone di Scarpellini bussò la Camera dei deputati, all’epoca della presidenza Violante. Nella primavera del 1997 fu stipulato il primo contratto con la Camera per l’affitto di una porzione del fabbricato compreso tra Via del Tritone, Via del Pozzetto e Piazza San Claudio. Un milione di lire al metro quadrato con conseguenti quotazioni immobiliari schizzate ai massimi nel Centro storico. Nel ’98 un altro contratto di locazione e nel ’99 il terzo. Boom, signori! Il bilancio del 1999 si chiude con 11 miliardi e 56 milioni di lire di utile.


Sarebbe interessante scoprire con quali criteri si sia permesso di realizzare questo piccolo miracolo economico.

06 giugno, 2010

Sono radicale perche'...

...il Partito Radicale e':

NONVIOLENTO
GANDHIANO
TRANSNAZIONALE
TRANSPARTITO
DEMOCRATICO
AMBIENTALISTA
ECOLOGISTA
FEDERALISTA DEMOCRATICO
LAICO
FEDERALISTA EUROPEO
LIBERALDEMOCRATICO
LIBERALSOCIALISTA
LIBERTARIO
ANTIAUTORITARIO
ANTIPROIBIZIONISTA
ANTIPARTITOCRATICO
ANTIMILITARISTA
ANTICLERICALE
LINGUA INTERNAZIONALE

http://www.radicalparty.org/

06 maggio, 2010

8x1000: Tremonti, quest'anno dillo prima! - inizia online la campagna di pressione sul Ministro delle Finanze



E' iniziata ieri la campagna online che chiede al Ministro Tremonti di dichiarare in anticipo come intende destinare i soldi dell'8 x 1000 che derivano dai contribuenti che decidono di donare la quota allo stato.

Sul blog Metilparaben è apparsa un'iniziativa molto particolare. Il blogger ha pubblicato il testo di una lettera ricevuta da Mario Staderini, autore in passato del libro Millelire sull'8x1000 e segretario di Radicali Italiani. Il testo invita i blogger a partecipare a un'iniziativa di pressione sul Ministro Giulio Tremonti.

Ogni anno lo stato ricava circa 120 milioni, derivanti dalla scelta di alcuni cittadini di destinare il loro 8x1000 allo Stato. Secondo la legge quei soldi dovrebbero essere spesi per la fame nel mondo, le calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali. Invece questo denaro viene speso, in buona parte, per altri scopi, come ad esempio il restauro di immobili ecclesiastici che dovrebbe essere pagato con i soldi della CEI.

Staderini e tantissimi altri cittadini stanno scrivendo all'indirizzo email di Tremonti, chiedendo di sapere in anticipo come intenda destinare la quota dell'8x1000 che i contribuenti decideranno di devolvere allo Stato. L'indirizzo a cui scrivere è tremonti_g@camera.it

Il testo base che si sta diffondendo è:

Signor Ministro,
in vista della scelta di destinazione dell’8 per mille irpef, Le chiedo di farmi sapere come lo Stato intende spendere i fondi riservati alla quota statale, ed in particolare:
-se anche quest’anno 80 milioni del fondo statale saranno “rubati” rispetto alle loro originali finalità;
-quale sarà la ripartizione tra le quattro diverse finalità previste dalla legge, ed in particolare quali quote si prevedono per il terremoto in Abruzzo, la fame nel mondo e l’assistenza ai rifugiati;
- se tra gli interventi per il restauro dei beni culturali saranno esclusi quelli relativi ad immobili ecclesiastici, già finanziati con il miliardo di euro annualmente versato alla Conferenza episcopale italiano.

Si può restare informati sul proseguimento dell'iniziativa sulla pagina facebook 8x1000: Tremonti, quest'anno dillo prima

http://www.facebook.com/pages/8x1000-Tremonti-questanno-dillo-prima/114358181935994?ref=ts

30 aprile, 2010

Tortura di Stato: il carcere, la nonviolenza e la testa dura di Rita Bernardini

23 NOVEMBRE 2009- "Non si può più aspettare, è tempo di lottare contro quella che ormai è diventata una tortura." Rita Bernardini al quinto giorno di sciopero della fame>, L'Italia è al 156° posto (su 181) per quanto riguarda l'efficienza della giustizia, dietro al Gabon.

"E' per questo che io ho iniziato uno sciopero della fame, da cinque giorni, insieme ad altri militanti radicali e non solo, affinchè venga calendarizzata una mozione parlamentare che impegna il Governo ad attuare una serie di misure che devono essere urgentemente prese. Cioè, non possiamo aspettare il Piano carceri, carceri che, se andrà bene saranno costruite tra tre anni. Qui la situazione è divenuta invivibile, veramente disumana, contro ogni legge internazionale. Qui rischiamo di arrivare ai livelli veri e propri della tortura."





12 gennaio- viene discussa e votata la mozione promossa dai deputati radicali nel PD e firmata da oltre 90 parlamentari che cerca di riportare il sistema carcerario italiano nella legalità

"Adesso vedremo quali parti della mozione saranno approvate, una cosa è certa. Così come quando i sindacati strappano un contratto sanno che poi inizia la lotta per farlo attuare, la mozione e le parti che saranno votate saranno per noi radicali, speriamo con i cittadini,l'inizio della lotta perchè quella mozione sia effettivamente attuata, perchè la situazione non può essere risolta con i piani carcere."



E intanto al 28 aprile 2010 i suicidi in carcere erano 22.
E ci sono quasi 68,000 detenuti, per una capienza di 43,000 posti.



LA LOTTA CONTINUA...da 16 giorni
http://www.corriere.it/politica/10_aprile_30/emergenza-carceri-radicali-sciopero-fame_c02ab770-546c-11df-a5b5-00144f02aabe.shtml

04 aprile, 2010

Disordinati pensieri politico-pasquali...



Pasqua. Eccoci. Il tempo finalmente si e' fermato. O cosi' sembra, guardando il cielo milanese che butta fuori acqua ininterrotamente da due giorni. Esattamente come succedeva il 20 febbraio. Come se non fossi mai partita.
Solo che nel frattempo e' successo di tutto. La campagna elettorale delirante.
Ricevo messaggini tipo "la prossima volta fate giocare anche gli avversari", con un riferimento all'esegesi berluscioniana del caos liste. Mentre io so che la verita' e' un'altra.

Ricevo anche messaggi di persone che ci credevano, che forse si erano illuse che per una volta gli abitanti di questo pazzo paese avrebbero votato come cittadini e non come sudditi.
E invece Emma Bonino ha quasi vinto nel Lazio. Che poi alla fine, come diceva un amico, "in politica o si vince o si perde, ed Emma ha perso".
E la Lista Bonino Pannella ha preso mazzate in tutta Italia.

Il Partito a cui ho scelto di dedicare tanto del mio impegno deve fare autocritica. Cosi dicono le persone piu' vicine ai radicali.
E io non so ancora dare un'interpretazione di quello che e' successo.
Quello che so e' che intorno a me ho visto persone che hanno fatto del loro meglio, letteralmente dato il massimo. Ma forse "fai quel che devi, accada quel che puo'"...beh, non ha potuto. O forse il "quel che devi" andava nella direzione sbagliata.

Bisogna guardare fuori, sforzarsi di conoscere altri perche' questi altri ti possano riconoscere come una risposta politica.
Questa e' l'unica analisi che mi viene in mente in questo momento. Mi rendo conto che si tratta di una risposta inadeguata. Ma io sono una persona che ci mette un po' a "elaborare il lutto". Ma a volte ci metto anche un po' a capire se una faccenda e' un lutto vero.

Ormai, se decidessi di mantenere la residenza a Milano, mi dovrei definire padana. E mi viene l'ansia solo all'idea.

Non sono delusa, sono attonita.

Pero' so che in questo mese e mezzo di vita romana la passione era tanta. E l'amore anche. E l'impegno e le energie.
Ma a lottare da soli ci si stanca. E si passa il proprio tempo a cercare risposte, idee, alternative.
E intanto tutto scorre. E il tempo certo non si ferma per noi.
Accarezzo i ricordi. Come al solito alla fine di un'avventura.

E vivo il limbo lacunoso di adrenalina che mi accompagna sempre tra una sfida e l'altra.

Ma sorrido. Anche se un insidioso calazio ha deciso di fare capolino in cima alla mia palpebra. Non tanto bello. Se ne andra' solo con l'ausilio di una pomatina.

E comunque, sono orgogliosa di ricordare le parole pronunciate da Emma Bonino il giorno successivo alla firma del decreto interpretativo...li' si potevano capire tante cose.

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30 gennaio, 2010

dipendenti...tossico lombardo giovani



Lombardia, Mercanti di liquore

Dunque,
prima di andare a nanna, una breve rassegna stampa sulle politiche regionali sulle tossicodipendenze. Tanto per avere un punto di partenza su cui lavorare domani.

Il testo di riferimento e' sempre il testo della famosa petizione per il ripristino delle macchine scambiasiringhe: www.firmiamo.it/scambiasiringhe

12 maggio 2008
TOSSICODIPENDENZE: LINEE ATTUATIVE DELLA REGIONE LOMBARDIA
http://www.tantasalute.it/articolo/tossicodipendenze-linee-attuative-della-regione-lombardia/1908/

a ciascuna delle 15 ASL lombarde delle risorse economiche pari a circa 20 mila euro, al fine di creare un lavoro di coordinamento a vari livelli


All’ ASL milanese il contributo sara’ piu’ consistente, sia per la vastita’ del territorio di competenza che per il tipo di attivita’ che questo nuovo servizio comportera’, saranno assegnati 129.500 euro.

bene, non hanno ripristinato il servizio di macchine scambiasiringhe...cosa ne hanno fatto?

I sequestri di sostanze in Lombardia tra il 2002 e il 2005

http://www.famiglia.regione.lombardia.it/shared/ccurl/392/581/rep%20raccol%20crim.pdf


I sert della asl di Milano
http://www.asl.milano.it/user/Default.aspx?SEZ=2&PAG=144


La Riduzione del danno e' una questione "stato regioni"...e Giovanardi cosa fa?
http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/droghe_la_trappola_del_governo

Ma al di la' della riduzione del danno...che cosa combina la legge Fini Giovanardi in Italia?
http://www.fuoriluogo.it/sito/home/archivio/biblioteca/dossier/limpatto-penale-e-sanzionatorio-della-legge-antidroga.-il-caso-toscana./il-quadro-italiano#more

08 dicembre, 2009

Pozzanghere, porte metalliche e luci al neon...

E cosi' sono finita a visitare un Cie con Emma Bonino. Se tre anni fa me lo avessero preannunciato non ci avrei creduto. A dire la verita' tre anni fa non sapevo nemmeno che cosa fosse un CIE. Non lo sapeva nessuno, anche perche'allora si chiamavano CPT(Centri di Permanenza Temporanea). Ma il succo e' sempre quello, inquietanti centri dove vengono rinchiusi gli immigrati irregolari, quelli per cui il nostro stato decide che non c'e' posto. Quelli che devono andarsene, tornare negli inferni delle loro terre.
Che va bene che non possiamo accogliere tutti, ma che ne vogliamo fare della gente che scappa dai fuochi di guerra dell'Africa o dell'Asia. Che se non e' guerra aperta e' conflitto, poverta', terrore, violenza, fame e miseria.
Noi non ce la immaginiamo neanche la miseria. Non ci immaginiamo nemmeno la guerra o la persecuzione per motivi religiosi.
Noi, io, siamo privilegiati, caldi nelle nostre case, a fare le nostre rivolte, sorseggiando una menabrea davanti al Rattazzo in Colonne o a casa.

Che non e' che uno si deve sentire in colpa per il lato del mondo in cui e' nato, ma almeno pensarci si'.
E meno male che ci sono i Radicali che organizzano il Ponte dell'Immacolata nei Centri per gli immigrati. E si portano dietro gli altri parlamentari. Cosi' come ad agosto si erano organizzati per il Ferragosto in carcere.
E allora il senatore dell'UDC (anzi, no, Alleanza per l'Italia) Pezzotta si trova davanti ai giornalisti sotto la pioggia, al riparo di un cavalcavia della tangenziale a dire che mentre la Lega difende il crocefisso "altro che difendere il crocefisso, noi siamo qui per difendere i crocefissi, cioe' le persone che hanno dentro la carne il dolore e la sofferenza". "Io non sono cattolica, pero' e' una situazione che chiunque ami l'umanita' e la legalita' finisce col sentirsi abbastanza stordito" dice Emma Bonino sotto lo stesso cavalcavia.



E si', io mi sento stordita stasera. Stordita dopo aver visto persone chiuse in un corridoio, in stanze che, per quanto non affollate come quelle dei carceri, sempre prigioni sono. Con porte metalliche, tremolanti luci al neon, persone che ingannano il tempo giocando a carte sedute per terra, che chiacchierano sul letto e scrivono su un muro la loro rabbia, la loro poesia. Persone che magari sorridono anche.
Vedo Ilaria, dell'Arci, che accarezza il viso di una bionda ragazza moldava.
Vedo me, che accucciata di fianco a un letto, chiacchiero con due ragazze nigeriane.
E penso che se hanno commesso un reato in questo momento a me non interessa. La cosa che mi martella nella testa e' la claustrofobia senza liberta'. La claustrofobia che vivono i 2,000 immigrati irregolari, clandestini, che sono sparsi in Italia in questi centri e che hanno la colpa di essersi lasciati alle spalle i loro paesi. E se ascolto il poliziotto scopro che si' hanno commesso dei reati: spaccio, prostituzione... reati che sono alimentati dai desideri della nostra societa' proibizionista. Siamo noi ad alimentare le loro azioni criminali, con la nostra domanda. La nostra domanda di pomodori da raccogliere in Sicilia, di lavoro nero nell'edilizia, di pizzerie a basso costo, di bisogno di far pulire a qualcuno che non siamo noi il corpo della vecchia nonna.
E allora mi domando che senso ha tutto questo. Mi domando cosa vuol dire un passaporto, un confine, uno stato, una religione.
E allora torno a casa, fumo una sigaretta, bevo una menabrea, mi godo il mio privilegio di poter decidere se stare in casa o uscire. Mi ingoio tutti gli insulti per il mio lavoro. Mi ricordo che domani e' ancora vacanza. E si', mi ricordo anche perche' sono radicale. Perche' oggi ho toccato la radice di un problema, l'ho condivisa con altri, con quelli con cui ero in quel centro, con gli operatori della croce rossa che ogni giorno si muovono tra le persone chiuse in quell'angolo periferico di Milano. Quelle persone che nessuno vuole vedere. Tranne quelli che hanno accettato di fare questa visita e quelli che la vorrebbero fare alla prossima occasione.
Oggi faccio un po' fatica ad essere ottimista. Ma la relazione della visita e' quasi pronta. E mercoledi Rita Bernardini e gli altri presenteranno dati, numeri, storie di questi tre giorni. E quelle persone usciranno per qualche ora dalle loro stanze con le porte metalliche, da quei cancelli alti, salteranno al di qua delle pozzanghere e inonderanno con le loro vite le nostre vite.
Spero questo. Spero che non smetteremo di pensare.

06 ottobre, 2009

MRS/Il gioco: Giocare e recitare, tenersi stretta la propria identita' nelle infernali carceri italiane

di Virginia Fiume
pubblicato sulla rivista online Mondo Rosa Shokking


In inglese esiste una sola parola per indicare due verbi: "giocare" e "recitare". La coincidenza mi ha sempre affascinata. Spesso col gioco si costruiscono identità altre, i bambini sono in grado di inventare mirabolanti avventure che obbediscono alla semplice regola "facciamo che tu eri... e io ero...". E cos'è il teatro se non una declinazione più complessa di questa regola, una costruzione di identità, un'invenzione liberatoria.

Il 24 ottobre la Cooperativa Estia ha presentato i materiali preparatori de "Il diritto e il rovescio", adattamento teatrale degli scritti giovanili di Albert Camus, in occasione della Festa del Teatro in una location d'eccezione: la sala teatrale della casa di reclusione di Bollate. Un pubblico di sessanta persone ha assistito, appollaiato sulle gradinate in legno nel cuore del carcere, al lavoro di recitazione presentato dalla compagnia di attori, liberi e detenuti, coordinati dalla regista Michelina Capato Sartore. Dialoghi, monologhi, danze si sono susseguite in un'atmosfera irreale e intensa.
Il gruppo fa parte dei 910 detenuti di Bollate, il carcere definito un "modello" in tutti gli studi e le indagini sul sistema carcerario italiano. Si tratta dell'unico carcere in Italia non sovraffollato (la capienza massima è di 940 posti per i detenuti) e dove la Direttrice, Lucia Castellano, cerca di applicare la legge, con l'obiettivo di dare piena attuazione all'articolo 27 della Costituzione Italiana: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato."
Il laboratorio teatrale della cooperativa Estia è parte di questo progetto di applicazione della legge e di rieducazione dei detenuti, insieme alle 5 cooperative che operano nel carcere, e alle iniziative culturali, lavorative e sociali che vengono proposte ai detenuti con l'intento, dichiarato più volte dalla stessa direttrice, di proporre un "servizio pubblico per le persone private della libertà".

Come più volte hanno dichiarato gli addetti ai lavori, uno su tutti il garante dei detenuti della provincia di Milano Guido Bertazzini, la situazione delle carceri in Italia supera i livelli di tollerabilità, raggiungendo limiti che rendono il nostro Paese colpevole di violazioni dei diritti umani anche secondo le Nazioni Unite e la Corte europea di Giustizia di Strasburgo.

I dati più recenti risalgono all'agosto di quest'anno quando, per iniziativa dei Radicali Italiani, è stata organizzato il Ferragosto in Carcere: una visita ispettiva senza precedenti che ha rivelato la situazione più drammatica dal 1946 ad oggi. 167 tra Deputati, Senatori, Consiglieri Regionali e Garanti dei Detenuti si sono recati in 186 degli Istituti Penitenziari italiani per verificare le condizioni in cui vivono i 63.000 detenuti. A tutti gli Istituti è stato sottoposto un questionario per verificare numeri, dati e condizioni di vita della popolazione che ruota intorno al carcere: detenuti, polizia penitenziaria, magistrati di sorveglianza, educatori, psicologi e personale amministrativo. Si parla di persone e non numeri, ma occorre ricordare che gli spazi in cui queste persone vivono sarebbero strutturati per contenere 41.341 detenuti. Ci sono carceri dove in celle che prevederebbero 6 persone ne sono ammassate 11, dove le brande sono piazzate davanti alle finestre, dove materassi in gommapiuma vengono stesi notte tempo nelle sale d'attesa. Secondo il giornale Ristretti Orizzonti sono stati, fino all'agosto 2009, 126 i decessi in carcere, di cui 48 per suicidio.

Di recente il Governo ha proposto un piano per le carceri, che prevede un aumento di 17.000 posti entro il 2012, ma la maggior parte degli addetti ai lavori non è convinta che sia questa la soluzione a una decennale emergenza: con i trend attuali, di 880 nuovi ingressi mensili in carcere e con una carenza di 5.000 agenti di polizia penitenziaria e oltre 500 educatori, sarebbe impossibile garantire adeguati servizi alle nuove carceri. E ovviamente mancano i finanziamenti per una macchina carceraria che già nelle condizioni attuali costa circa 3 miliardi di euro all'anno. Quello che chiede chi lavora nel settore sono riforme: depenalizzazione di certi reati e decarcerizzazione con lo sviluppo di pene alternative. I dati dello stesso ministero mostrano che la "recidiva", cioè la percentuale di chi torna a delinquere, è del 68 % tra chi sconta l'intera pena in carcere e del 19 % tra chi ha la possibilità di usufruire di pene alternative.

Non penso a tutti questi dati mentre gli attori di Bollate portano in scena le parole di Camus, ma vedo solo uomini che come bambini giocano a "facciamo che io ero...tu eri..." Penso che loro sono fortunati ad avere spazi, letti, proposte culturali.

Esco dal carcere mentre loro restano dentro, sorridenti per aver condiviso una sera con noi "liberi". Guardo il muro alto almeno 6 metri che circonda gli edifici dove ci sono i reparti. Penso a quanti altri muri in Italia racchiudono "accatastamenti di corpi umani", come dichiarato in una relazione del Sindacato Autonomi di Polizia Penitenziara quest'estate, durante l'emergenza caldo. Ripetendomi dati, numeri, infrazioni alla nostra Costituzione e alle dichiarazioni dei diritti umani, mi rendo conto che anche il carcere è ricettacolo di illegalità. E mi torna in mente Marco Pannella che durante l'ultima campagna elettorale per le elezioni europee a Ballaro' citava Voltaire: "Non fatemi vedere i vostri palazzi, ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una nazione".


Per un approfondimento sulla situazione carceraria italiane

La situazione nelle carceri italiane, il dossier
http://www.radioradicale.it/le-proteste-nelle-carceri-italiane-le-dichiarazioni-di-perduca-poretti-e-bernardini

Il Libro
"Diritti e castighi, storie di umanità cancellata in carcere"
di Lucia Castellano (direttrice della casa di reclusione di Bollate) e di Donatella Stasio (giornalista de Il sole 24 ore) ed. Il Saggiatore, 2008

Dibattito "Piu' carcere, piu' sicurezza?"
Incontro organizzato al Tribunale di Milano in occasione dell'uscita del libro
Con Luigi Ferrarella, giornalista del Corriere della Sera
Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano
Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale
Edmondo Bruti Liberati, Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Milano
Luigi Pagano, Provveditore dell'Amministrazione Penitenziaria della Lombardia
Angelino Alfano, Ministro della Giustizia

Da Radio Radicale
http://www.radioradicale.it/scheda/283392/pi-carcere-pi-sicurezza

04 luglio, 2008

perchè?




Noi siamo diventati radicali perché ritenevamo di avere delle insuperabili solitudini e diversità rispetto alla gente, e quindi una sete alternativa profonda, più dura, più "radicale" di altri...

Noi non “facciamo i politici”, i deputati, i leader … lottiamo, per quel che dobbiamo e per quel che crediamo.

E questa è la differenza che prima o poi, speriamo non troppo tardi, si dovrà comprendere.

Marco Pannella

20 febbraio, 2008

18 giugno 1976- ci vuole molto coraggio a battersi stringendo in pugno una rosa e basta

discorso di Oriana Fallaci

Io voterò radicale perchè penso che i radicali siano un’iniezione di coraggio e di indipendenza, una medicina di cui il partito socialista italiano ha bisogno per guarire dal clientelismo, dal compromesso, dalla inadeguatezza, dall’ipocrisia, dal vecchiume degli uomini che hanno sciupato quel partito e ci hanno deluso.

Io voterò radicale perchè se è vero che la sinistra deve essere unita è anche vero che l’unità non deve significare obbedienza a chi ci ha deluso o addirittura tradito. I disubbidienti sono il sale della libertà e i radicali sono compagni disobbedienti.

Io voterò radicale perchè i radicali sono una garanzia di libertà e di lotta civile, perchè sono i soli che fino a oggi abbiano dimostrato di saper muovere le acque di uno stagno senza vita, perchè senza di loro, spesso così insultati e derubati ei ncompresi non avremmo ottenuto il divorzio nè impostato civili battaglie.

Io voterò radicale perchè sono stanca dei rivoluzionari a parole. Quei rivoluzionari che servendosi delle ideologie oppure della violenza ci promettono sempre la città del sole e poi non realizzano nemmeno le riforme più urgenti, i più ovvi diritti civili di cui la nostra dignità ha bisogno.

IO voterò radicale perchè in un’epoca ancora così offesa dal fascismo e gravida di totalitarismo i radicali sono i miei compagni più sinceri nella lotta contro ogni fascismo e ogni totalitarismo. Perchè non dimenticano che il popolo è fatto di individui e senza gli individui la espressione popolo diventa un’espressione vuota.

Io voterò radicale perchè sono una donna che crede nelle donne, perchè i radicali non si servono del voto delle donne per dare a se stessi una poltroncina in più. Perchè non sfruttano con cinismo e opportunismo i nostri drammi e il nostro dolore, perchè con le donne combattono e portano avanti la più grossa rivoluzione del nostro tempo, quella femminista.

Infine, io voterò radicale perchè i radicali non hanno paura di essere pochi, perchè non cercano piazze oceaniche e applausi scanditi e trionfo, perchè vivono sulle idee e non sui soldi, perchè sanno perfino regalarle le idee. Infine perchè loro sono puliti.

Ci aspettano giorni molto duri, molto difficili. La sinistra fa paura a troppi e molti non le perdoneranno una vittoria. Ma altrettanto difficilmente sopporteranno il successo di una sinistra rappresentata da uomini e donne che per emblema hanno scelto un pugno che stringe una rosa. Ci vuole molto coraggio a battersi stringendo in pugno una rosa e basta. Personalmente non so se ne sarei capace, però so che quel tipo di coraggio è indispensabile a resistere nei giorni duri, nei giorni difficli, quando si crede davvero alla democrazia.

E concludo dicendovi questo:

io ero…io sono, io sono la compagna di Alessandro Panagulis.

Di Alessandro Panagulis che fu condannato a morte per avere voluto la libertà. Che il 1 maggio è morto per avere cercato la libertà, la verità. Le creature come lui sono gemme rare, irripetibili, però sono anche esempi da seguire, strade aperte da percorrere e io spero che questi uomini e queste donne con una rosa in pugno si ricordino, una volta in parlamento, di come ci stava nel suo paese Alessandro Panagulis, e cioè denunciando, rischiando, accettando di essere solo e a costo di farsi ammazzare.

E poi spero che se qualcuno di noi dovrà morire in nome di ciò per cui è morto lui i radicali gli saranno accanto, mi saranno accanto. Grazie.

12 febbraio, 2008

corsi e ricorsi

Appello diffuso al Parlamento Europeo dal Comitato Italiano
del “Grande Satyagraha” per la legalità (WWW.RADICALI.IT)


"Sta accadendo in questi giorni che otto Senatori della Repubblica italiana regolarmente eletti il 9 e 10 aprile 2006 secondo lettera e spirito di una pur pessima legge elettorale sono stati sostituiti da altri otto Senatori non eletti. Essi non riescono a convincere l’oligarchia partitocratica a far strada alla rettifica immediata di questo “errore”. Se questo misfatto venisse confermato nell’Italia dell’Ue questo “precedente” potrebbe valere a giustificare ovunque “altri” regimi autoritari, fascisti, nazisti, militaristi, comunisti e affini."


Sono passati quasi 2 anni.

Non si può mollare. Adesso.

02 dicembre, 2007

Direzione

"Governare significa anche tenere la barra dritta quando il mare è in tempesta"

E.B.

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