provaci tu a dare un nome al passato (cioè: cronologia)

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29 gennaio, 2012

Occupazioni contemporanee


C'è stato un tempo in cui l'autunno era la stagione delle okkupazioni studentesche. Poi sono arrivate le primavere arabe e la crisi economica, e i messaggi sono diventati transnazionali, diffusi via internet, in inglese. 

Tutto è cominciato dal movimento autorganizzato Occupy Wall Street, e s'è propagato, come auspicavano gli organizzatori, in ogni angolo del mondo. Se si utilizzano google e twitter per fare una rassegna si nota come la maggior parte dei gruppi #occupy sia di matrice territoriale, da San Francisco ad Avellino, ma si rimane anche sorpresi dalle iniziative tematiche. 

Il 16 gennaio la comunità religiosa afro-americana, ispirandosi a Marthin Luther King, ha organizzato #occupythedream in 16 città degli Stati Uniti. Qualche giorno fa è stata la volta della mobilitazione OccupySundance: obiettivo il Sundance Film Festival nello Utah. I burloni hanno preso spunto dal calendario e abbiamo assistito a creazioni come #occupyHalloween a cui non poteva che fare seguito #occupyxmas

Qualche settimana fa è nata la versione italiana di #occupypoetry su twitter, dove per giorni si sono rincorse citazioni di poeti noti e meno noti. I "creativi" si sono riuniti in #occupydesign. A casa nostra i giornalisti di Liberazione hanno organizzato #OccupyLiberazione, per rivendicare i diritti dei giornalisti precari. 

Ma tra le iniziative quella che forse ha più possibilità di penetrazione è #occupyGeorge: si propone di stampare infografiche sulla crisi sulle banconote da un dollaro. 

Quelle ancora per un po' dovrebbero circolare.

di Virginia Fiume, articolo pubblicato su Saturno il 27 gennaio 2012

21 gennaio, 2012

Attenti al forcone

Carrefour, Piazza Marina, Palermo - 20/1/2012
[credits: Emma Perrotta]
Ieri al supermercato dove vado tutte le settimane a fare la spesa era finita l'acqua. Alle casse decine di persone aspettavano semi-pazienti il loro turno, con carrelli carichi di ogni prodotto possibile. Una mamma e una bambina erano riuscite ad accumulare, forse in sostituzione dell'acqua, quattro cartoni di succo di albicocca.

La carta fedeltà che da settimane non mi fa mai accumulare punti, ma regala i miei dati a qualche istituto demoscopico, non mi ha aiutata a procurarmi né dell'economico pollo né una buona scorta di spinaci surgelati. La quantità di pasta disponibile sugli scaffali era inversamente proporzionale al prezzo.

Aspettavo il mio turno e cercavo di portare la memoria a un tempo che personalmente non posso ricordare. Ho il ricordo del ricordo dei nonni. Parole sbiadite, che quando mi venivano raccontate mi sembravano ripetitive. Era forse il 1943 e c'erano gli sfollati. E c'era il mercato nero. Flashforward. Esco dal supermercato e dal parcheggio delle macchine spunta all'improvviso un uomo, quasi dal nulla: vuole vendermi dell'aglio. Poco più avanti ce n'è un altro, ai suoi piedi una cassa bella piena di mandarini.

Arrivano le 10.00 di sera. E' venerdì, solitamente via Roma sarebbe sovraffollata d'auto. E invece è deserta, come se fosse la mattina del 25 dicembre. I benzinai sono in sciopero, non si sa quando riapriranno. E allora quasi nessuno usa la macchina se non è indispensabile.

Tutto questi sono i risultati momentanei dell protesta Forza d'urto, promossa dall'autoproclamato Movimento dei forconi.



Per alcuni sono i veri rivoluzionari d'Italia, che hanno il coraggio di fare blocco e pungolare il potere, e protestare. Per altri sono una massa di arrabbiati che diventa terreno fertile per infiltrazioni mafiose e autoritarismo di destra. Nel mezzo stanno tutte le più svariate opinioni.

Io aspetto. Penso che anche se la protesta è contro i potenti sicuramente non colpisce loro: le loro pance resteranno piene, l'acqua dai loro rubinetti resterà sempre potabile. E le guerre tra poveri impazzano. Come i 18,000 del servizio civile, incazzati, che finiscono con perdere di vista il vero problema: i tagli dei fondi alla cooperazione e al servizio civile che sono in ballo da mesi, contrapposti all'acquisto degli F-35. Nel marasma generale l'immigrato che ha fatto ricorso per aver visto la sua candidatura rifiutata sembra diventare il centro del dibattito.

Non ha una logica questo post. Ancora una volta non ha delle risposte, perché questo è il tempo delle domande. O sicuramente, non è il tempo di farsi incastrare da chi ha risposte troppo facili.


19 gennaio, 2012

Quel visionario di Camus

Giorni confusi, nella mia testa e nel mondo. Leggo un libricino che mi è capitato tra le mani alla Libreria Utopia di Milano in un giorno di fine autunno: Albert Camus, Mi rivolto dunque siamo, a cura di Vittorio Giacopini (2008, Eleuthera).

Nello sconforto trovo qualcuno che si poneva le mie stesse domande e si dava ben più solide risposte. 

Nel 1946 Camus scriveva: 
Oggi concentriamo le nostre riflessioni sul problema tedesco, che è secondario rispetto allo scontro tra imperi che ci minaccia. Ma se domani noi concepissimo soluzioni internazionali in funzione del problema-russo americano, rischieremmo un'altra volta di trovarci sorpassati. Lo scontro tra gli imperi è già sul punto di diventare secondario rispetto allo scontro tra le civiltà. Le civiltà coloniali, infatti, fanno sentire da ogni parte la propria voce. Tra dieci anni, tra cinquant'anni, sarà la preminenza della civiltà occidentale a essere messa in discussione. Tanto vale, perciò, pensarci subito e aprire il Parlamento mondiale a queste civiltà, perché la sua legge diventi davvero universale e universale sia l'ordine che essa sancisce. 
E ora, nel 2012, pure il ragionare in termini di scontro di civiltà sembra acqua passata.

Andrò avanti a leggere Camus, cercando di capire lo sviluppo del suo pensiero in senso libertario.

L'idea della "preminenza della civiltà occidentale" non mi convince, ma voglio vedere dove andrà a parare.

18 dicembre, 2011

Crisi for dummies: 2 + 2. Corrado Passera.

Come ho già detto altre volte, in particolare durante le ore dell'ascesa di Mario Monti a Presidente del Consiglio, non sono un'esperta di complotti. Né tanto meno di economia. Diciamo che non capisco la maggior parte degli articoli di giornale che riguardano la crisi e mi perdo mentre guardo la metà dei video che riguardano "il governo dei banchieri".

Ma ancora una volta ho messo insieme un paio di elementi. E li metto qui. L'unico posto dove potrà - forse- restarne traccia quando ci si accorgerà che con il cambio di governo senza elezioni in realtà l'Italia non ha fatto altro che cadere dalla padella alla brace.

Dopo il "caso Giarda", Ministro per i rapporti con il parlamento, complice della creazione del debito pubblico negli anni peggiori, oggi mi sono soffermata su Corrado Passera. Oggi è ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e trasporti.

Il giorno stesso della sua nomina si è dimesso dai suoi incarichi nel gruppo Intesa Sanpaolo, di cui era stato nominato amministratore delegato nel 2002. Alla sua nomina erano legate questioni di conflitto di interessi, che oggi- 18 dicembre 2010- sembrano essersi risolte.

Ma a me continua a risuonare nella testa l'attacco dell'editoriale di Marco Travaglio che ho letto venerdì sul Fatto Quotidiano:

Intesa San Paolo, la prima banca italiana, ha appena versato al fisco 270 milioni di euro più interessi: a tanto ammontavano le imposte evase
 Beh, non c'è che dire. In Italia vige la meritocrazia. E la cosa più importante resta sempre il buon esempio.


16 novembre, 2011

Perché non credo ai messia

Non sono un'esperta di teorie e complotti. Non ho ancora trovato il tempo e probabilmente non ho le risorse intellettuali per leggere uno dei più recenti articoli di Paolo Barnard sul "Governo dei banchieri.

Però so che ho fatto delle ricerche su uno dei nuovi ministri dell'osannato Monti, pescando nel mucchio.

Il prescelto è stato il professor Piero Giarda, neo-ministro per i Rapporti con il Parlamento.

Sul sito del Sole scopro che:


E' stato Presidente della Commissione Tecnica per la Spesa pubblica presso il Ministero del Tesoro dal 1986 al 1995


Ripesco nella memoria alcune nozioni sul debito pubblico, una delle cause della tragedia che incombe sull'Italia in questo periodo, una delle cause della fine del Governo Berlusconi e dell'inizio dell'era Monti che tutti acclamano. Il ricordo arriva: sono stati gli anni '80 il momento di maggior picco.

Trovo una conferma ai miei ricordi sul sito Linkiesta....



Beh, io a Messia non ci ho mai creduto e non me ne intendo di economia. Ma confermo che questo Governo Monti non mi sembra un gran cambiamento. E che forse il sistema da rimettere in discussione è un tantino più grande.


01 novembre, 2011

Fatti non importanti: l'ipocrisia di Obama e del Corriere

Ieri è stato una giornata storica. Per la Palestina e per il Medio Oriente.

L'Unesco è stata la prima agenzia delle Nazioni Unite a concedere la 'full membership' alla Palestina.

Non si tratta solo di un riconoscimento formale importante, ma di un utile strumento nelle mani dei Palestinesi: la valorizzazione di certi luoghi come 'patrimonio dell'umanità' potrebbe essere fondamentale per preservare l'incolumità urbanistica e paesaggistica di certe aree. Uno su tutti il distretto di Betlemme, sito della Chiesa della Natività.





107 voti favorevoli, 53 astensioni (imbarazzante quella italiana) e 14 contrari.I più prevedibili quelli di Israele, Stati Uniti e Germania.

E parte il festival dell'ipocrisia.

Gli Stati Uniti ritirano il finanziamento all'Unesco.
Il premio nobel per la pace Barak Obama non ha fatto nulla per opporsi a una legge statunitense degli anni '90  che vieta il finanziamento a qualunque organizzazione riconosca la Palestina come Stato.

E il Corriere della sera non ritiene l'evento notiziabile. In nessuna sezione della homepage

e nemmeno nella sezione esteri:















 


06 luglio, 2011

In migliaia a Tel Aviv, destinazione Palestina (o "La nonviolenza non fa notizia?")



Quasi mille persone si presenteranno all'aereoporto di Tel Aviv venerdì 8 luglio, con lo scopo di iniziare una serie di attività in solidarietà con i movimenti nonviolenti palestinesi in occasione del settimo anniversario dell'emanazione del parere della Corte Internazionale di Giustizia sull'illegalità del muro costruito da Israele al confine e soprattutto dentro i territori palestinesi occupati.



Il Governo israeliano ha già annunciato che misure speciali verranno adottate nei confronti di queste persone, che invece che nascondersi dietro alla scusa del viaggio e del pellegrinaggio - come viene abitualmente fatto da chi decide di viaggiare in West Bank - dichiareranno chiaramente le loro intenzioni. Con una scelta di trasparenza caratteristica della metodologia nonviolenta sistematizzata da Gene Sharp.

Nonostante la presenza di una delegazione italiana sembra che l'iniziativa non interessi i media italiani, se non gli addetti ai lavori.

Per chi non volesse farsi soprendere da una notizia tipo "Noi come Chomsky: negato il diritto di accesso nei Territori Palestinesi a migliaia di internazionali', consiglio di seguire la vicenda online. Un aiutino potrebbe essere l'hashtag twitter #welcomePalestine.

05 luglio, 2011

La notte della rete

Tra poco, alle 17.30 italiane, inizia la Notte della Rete.

Sono in una terra separata dall'Italia solo dal Mediterraneo, in un pezzo di mondo dove tante rivoluzioni-idolatrate dai media- si sono propagate anche, non solo, attraverso internet.

E da qui cerco di dare il mio contributo per la lotta per la libertà di internet in Italia. Trasmettendo la diretta.



Online video chat by Ustream

Se qualcuno dei silenziosi che segue questo blog ritiene che la delibera Agcom sul diritto d'autore on line sia un pericolo per la libertà di informazione e di discussione in rete, beh, trasmettete anche voi. Qui il codice.

01 luglio, 2011

No ai muri, no alla censura...

Ne succedono di tutti i colori in rete. Ma dal 6 luglio le cose potrebbero cambiare in maniera irreparabile.



Una delibera dell'AGCOM quando approvata permetterà la rimozione di contenuti pubblicati anche sui blog se il titolare dei diritti li ritenesse utilizzati in modo non conforme alle regole del copyright.

Sul sito di Agora Digitale si trova tantissimo materiale informativo e i 10 modi per sostenere la battaglia online.

Ci penso da sempre, dai tempi della tesi, allo spazio di libertà che è offerto dalla rete e dai blog. Se in nome del copyright si cominciano a cancellare i contenuti...tantissime informazioni e riflessioni non si potranno più espandere. Sarebbe un muro altissimo a essere costruito nella testa delle persone.

E a me i muri fanno paura.


ps. Grazie a Metilparaben, ecco una lista abbreviata delle cose che si possono fare


* se sei un blogger scrivi un post, usando il logo che vedi qua sopra e riportando tutti i link, e diffondilo più che puoi tra quelli che conosci;
* vai alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
* firma e diffondi la petizione sul sito di Avaaz;
* partecipa e invita tutti i tuoi amici a "La notte della rete": 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti.

11 giugno, 2011

Il favoloso mondo di Pisapie- Lucia Castellano, dal carcere alla Casa

Il mio ultimo giorno di campagna elettorale prima del ballottaggio si era concluso guardando un video su youtube: Il favoloso mondo di Pisapie. Uno dei risultati della campagna spontanea nata per sostenere il candidato del "centro sinistra", Giuliano Pisapia.

E ora un favoloso mondo sembra avermi accolta, tornata a casa per votare per i 9 referenda.

Pisapia ha composto la sua Giunta. Tra i vari nomi, che sono stati commentati dai media per lo più in relazione alla proporzione tra uomini e donne (un sicuramente interessante 6 + 6), quello che più mi ha incuriosita è quello di Lucia Castellano: delega a Casa, demanio e lavori pubblici.



Ci ho messo un attimo a collegare il suo nome al volto della Direttrice del carcere di Bollate, che intervenne a un incontro organizzato dall'Associazione Radicale Enzo Tortora. Lei, la responsabile di quello che è considerato l'unico carcere modello in Italia, disse con un misto di modestia e orgoglio, che non aveva super poteri e non faceva nulla di speciale: 'applico solo i regolamenti, che in Italia sono perfetti'. E chiuse il suo intervento con una frase che, ricordo, annotai da qualche parte qui sul blog: "nessuna carovana ha mai raggiunto il paese di utopia, ma è l'utopia che ha sempre spinto tutte le carovane".

E ora, quella stessa donna diventa assessore a Milano.

Non sono certa di aver capito qual è la logica che ha spinto Pisapia a nominarla. Ho paura a immaginare chi la sostituirà al carcere di Bollate. Posso solo pensare che se qualcuno ha saputo dirigere con rigore etico un carcere, fino a farlo diventare un modello, allora quel qualcuno saprà applicare lo stesso rigore alla gestione, per esempio, dei lavori pubblici.

Mi piace visualizzaree una donna che ha il coraggio di immaginare le utopie e provare a realizzarle a coordinare la gestione di una parte della mia città.

03 maggio, 2011

Io, Kasparov e Milano


Ho scritto per la pagina Facebook 'Torno a Milano per votare Pisapia'

Tre anni fa ho avuto la fortuna di ascoltare Kasparov al Teatro dal Verme. L'ex campione del mondo di scacchi, uno dei pochi politici che nella Russia di Putin ha il coraggio di schierarsi apertamente come opposizione, in quell'occasione mi lasciò a bocca aperta. Paragonò la politica a una partita di scacchi. Con il giocatore che sa che potrebbe anche perdere, ma che in ogni caso non può fare a meno di tendere istintivamente a giocare la partita perfetta. 'Raggiungere la perfezione sarà impossibile. Lottare per raggiungerla è vitale', disse. Ho sempre associato la meraviglia di quest'immagine, Kasparov che gioca a scacchi con Putin, a un'altro piccolo dettaglio che conosco del gioco degli scacchi: pensare sempre almeno 'due mosse in avanti'.

E' con queste due immagini che sia il 15 e il 16 maggio (e se necessario il 29 e il 30 per il ballottaggio) sia il 12 e il 13 giugno tornerò a Milano a votare. Per dare il mio contributo al tentativo di partita perfetta che si sta giocando, senza dimenticare di pensare due mosse 'in avanti'.

La prima mossa è quella per Pisapia Sindaco e, per quanto mi riguarda, per la Lista Bonino Pannella in Consiglio comunale (http://milano.boninopannella.it). Perchè dopo anni di inquinamento metaforico e fisico, l'Italia ha bisogno di onestà, trasparenza e legalità. E Milano ha l'occasione di essere la prima tappa per la riconquista di una dignità politica e culturale che sembra perduta.

La seconda mossa è tornare a votare per i referenda del 12 e 13 giugno. Non solo quelli su nucleare, acqua e legittimo impedimento, ma anche, e forse soprattutto, i cinque quesiti milanesi per l'ambiente e la qualità della vita a Milano (http://milanosimuove.it). Perchè credo che una Milano come Amsterdam, come Copenaghen, come Londra, sia possibile. E non debba essere solo un sogno di primavera, ma il primo progetto concreto del nuovo sindaco. E allora, pensando due mosse avanti, cerco di immaginarmi già migliaia di biciclette in una Milano più verde e più vivibile. Non solo per me, che non so ancora quando tornerò, ma per tutte le persone a cui capiterà di arrivare a Milano, e che meritano di godere di una città più bella, più funzionale e più umana.

Prima di venire a studiare a Londra ho lavorato a Roma, per la campagna elettorale di Emma Bonino per la Regione Lazio. In quel caso clientele e giochi di potere hanno vinto. Per poco, ma hanno vinto. La delusione è stata grande. Dura. Ci ho messo molti mesi a ricominciare a credere che la politica potesse ancora essere qualcosa di diverso dalla partitocrazia. Ma ora, nella Milano al cuore della lottizzazione di Comunione e Liberazione, beh, ora penso ancora di più che vada la pena di continuare a provare a giocare la partita perfetta. Perchè a 28 anni non ho ancora voglia di farmi rubare i sogni.

Penso che se ognuno di noi che siamo all'estero riesce a convincere almeno un amico a votare per Pisapia, e per una delle liste che lo sostengono, questa volta ce la possiamo davvero fare a lasciare un segno di onestà, trasparenza e legalità. Per noi, per Milano, e per l'Italia.

01 marzo, 2011

Manifestazione nonviolenta repressa con lacrimogeni e proiettili di gomma (o 'Il giornalismo che vorrei')

Sono incappata in un video pubblicato a dicembre sul sito del Corriere. Ho giocato alla piccola antropologa dei media, sbobinandolo e provando a vedere che effetto fa la stessa storia raccontata con parole diverse.
In corsivo la voce narrante del video, in grassetto l'altra versione.


Titolo video.corriere.it "Scontri tra palestinesi ed esercito israeliano. Cisgiordania, proteste contro la barriera"

Titolo alternativo
L'esercito israeliano reprime con lacrimogeni e proiettili di gomma una manifestazione nonviolenta. Un ferito e decine di arresti tra i manifestanti.


Hanno tentato di assalire un checkpoint vicino al muro di separazione costruito dal Governo israeliano in Cisgiordania provocando cosi' la reazione dei militari. Sono durati alcune ore gli scontri tra l'esercito israeliano e un centinaio di manifestanti palestinesi che chiedevano di oltrepassare il posto di blocco.

Anche questo venerdi il Comitato Popolare di Bilin ha organizzato la manifestazione contro la costruzione del Muro israeliano, che sta confiscando il 60 % delle terre del villaggio. Come ogni venerdi la manifestazione e' stata repressa dall'esercito israeliano con il lancio di lacrimogeni e proiettili di gomma sparati ad altezza- uomo. Uno dei manifestanti e' rimasto ferito e molti sono stati arrestati.

Le proteste dei palestinesi si susseguono da settimane in Cisgiodarnia. Manifestano contro le barriere dichiarate illegittime dall'Alta Corte Europea {sic} nel 2004 ma che Israele continua a costruire.

Nel 2004 la Corte Internazionale di Giustizia ha giudicato illegale la costruzione del muro. In questi anni gli abitanti del villaggio di Bilin hanno depositato diverse denunce presso la Corte Suprema Israeliana per chiedere la verifica dei permessi di costruzione del muro e la contemporanea interruzione dei lavori. Nella maggior parte dei casi i ricorsi sono stati vinti dai palestinesi.

Nel 2006 e' stato aggiunto un segmento di 110 km alla costruzione originale in modo che la barriera dividesse alcuni insediamenti ebraici a Gerusalemme dalle zone musulmane.

Dal 2006, nonostante la dichiarata illegalita', i lavori sono proseguiti, con l'aggiunta di ulteriori 110 km. Il Governo di Israele afferma che la costruzione e' necessaria per separare separare le colonie ebraiche costruite nei Territori Palestinesi Occupati dai villaggi musulmani.


Secondo le associazioni umanitarie la barriera ha di fatto isolato oltre 60,000 palestinesi dal resto della Cisgiordania.


Parecchi esempi dimostrano le contraddizioni del Governo israeliano. La costruzione del muro non corre lungo la Linea Verde e non separa le colonie ebraiche dai 'villaggi musulmani'. Il tracciato del muro si insinua all'interno della Green Line, confiscando le terre palestinesi maggiormente ricche di risorse idriche e separando le popolazioni dei villaggi palestinesi sia dalle terre coltivate sia dai loro concittadini, che spesso si trovano a vivere in vere e proprie enclavi.


[l'esempio del villaggio palestinese di Al Khas]




L'esempio di lotta nonviolenta di Bilin ha ispirato la costituzione di altri Comitati popolari, costituiti dai residenti palestinesi di altri villaggi afflitti dalla confisca delle terre. Al loro fianco, tutti i venerdi, manifestano anche attivisti israeliani e internazionali.

Le foto di Bi'lin

22 febbraio, 2011

L'Italia che mi piace

Sono su quest'isola. A cercare di acchiappare il cervello e riportarlo tra le mura della biblioteca, quando si mette a scappare- tra amori e passioni lontane. Tra la voglia di capire le rivolte del Medio Oriente, la rabbia per la vergogna di essere nata in un paese continuamente ricordato con un sorriso sarcastico, quando non con disprezzo, il tutto condito con serpeggianti sogni. E poi, violentemente, torna il senso del dovere, le cose da fare, con o contro voglia.

Prima di andare a presentare il mio lavoro di fronte a una classe, riascolto il dialogo gramsciano sull'indifferenza. Recitato a Sanremo. Stupore della Rai Tv...

Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.




Penso ai soggetti inquietanti con cui si accompagna il Primo Ministro del mio paese



E ricordo con piacere la parte di Italia che si era battuta, con 6,000 emendamenti contro il Trattato.

14 febbraio, 2011

Disegni a confronto- satira radicale

Sul fatto quotidiano Stefano Disegni oggi racconta i Radicali. Le proposte di dialogo di Pannella con l'innominabile destra di Berlusconi.

">Totem e Tabù

Ci si potrebbe offendere, si potrebbero cercare motivazioni e spiegazioni. I più arditi potrebbero pretendere addirittura di trovare una logica.

Io interpreto con un'altra vignetta di Disegni. Creata appositamente per i gadget radicali.

08 gennaio, 2011

Correva l'anno...


'Io sono con loro che manifestano per la pace. Troppo facile dire che queste manifestazioni sono strumentalizzate. Sono giovani che scendono in piazza e vogliono difendere la pace, vogliono difendere il loro avvenire. E c'è da tremare, non si può rimanere indifferenti di fronte a quello che sta accadendo e può accadere domani con una nuova guerra. Sarebbe l'ultima guerra, perchè sarebbe la fine dell'umanità intera. E mentre si spendono miliardi per costruire questi ordigni di morte, 40.000 bambini muoiono di fame ogni giorno. 40.000 bambini. Questa morte pesa sulla coscienza degli uomini di stato e quindi pensa anche sulla mia."- Sandro Pertini, 31 dicembre 1983



Ho scoperto una pagina di Radio Radicale con tutti i discorsi dei Presidenti della Repubblica dal 1980 ad oggi.

Ho scelto di ascoltare quello del mio anno di nascita, 1983.

Il mio Presidente della Repubblica chiedeva il disarmo totale, proponendo di usare i miliardi risparmiati per salvare le vite di chi moriva (muore) di fame in Africa.

Era stato da pochi giorni in Libano a trovare i soldati italiani, portando loro bottiglie di Lambrusco, e si domandava perchè il contingente italiano non fosse mai stato attaccato, a differenza dei Francesi e degli Americani.

Mi è piaciuto riscoprire questo pezzetto delle mie radici. Con le parole di un Presidente che ci teneva a sottolineare la differenza tra la mafia e il popolo siciliano. E non aveva paura di ricordare le radici arabe della Sicilia.

Scopro tutti i film usciti nel 1983. 'Scarface', 'Il senso della vita' dei Monty Pyhton, Flashdance, il 'Ritorno dello Jedi'...

Pensando alla conclusione del discorso di Pertini, in cui invita i giovani a lottare per la libertà, la pace, la giustizia sociale. E cita il Voltaire del 'non sono d'accordo con te ma darei la vita per permetterti di esprimere la tua idea'...

06 gennaio, 2011

La futura memoria di un villaggio palestinese

Continuo a scrivere e leggere. Dell'importanza della storia per la costruzione delle identità.

Leggo lo storico israeliano Ilan Pappe, che afferma di come sia importante la costruzione di una storia "ponte" tra Israeliani e Palestinesi per poter anche solo immaginare una vera riconciliazione. Una Storia che rispetti l'altro, i suoi ricordi, il suo passato.

Penso al mantra alla base della costruzione dello stato di Israele: 'una terra senza popolo, per un popolo senza terra'. E penso che è strano che una terra senza popolo abbia dei reperti archeologici che testimoniano la presenza di città e villaggi.



Penso che siamo ben lontani dall costruzione di una 'storia comune' se il comune di Gerusalemme autorizza l'edificazione di un quartiere per vacanze in corrispondenza di un' antica, ma forse nemmeno cosi antica, cittadina palestinese, dove prima del 1948 abitavano 3,000 persone.



Penso che per fortuna c'è internet, che permette di tenere vive le tracce del passato e tentare, in extremis, di preservare il futuro.

E ancora una volta mi tornano alla mente le parole di Leonardo Sciascia, "A futura memoria (se la memoria ha un futuro)"

19 dicembre, 2010

Coincidenze e ricorrenze



Quattro anni fa, giorno più giorno meno, ho partecipato per la prima volta a una manifestazione radicale. Mi sono messa un cartello al collo, e davanti a piazza del Duomo surgelata, con altri venti pazzi congelati ho raccolto firme per chiedere al Parlamento Italiano un'indagine conoscitiva sul fenomeno dell'eutanasia clandestina.

Era un modo di sostenere la lotta di Piergiorgio Welby, malato di una sclerosi lateriale amiotrofica che lo stava paralizzando fino a soffocare. Questo gigante, qualche settimana prima, aveva lanciato il suo appello a Napolitano per chiedere una legge che riconoscesse il diritto all'eutanasia.

Qualche giorno dopo, il 20 dicembre, Piergiorgio Welby è morto. Con l'aiuto del medico anestesista Mario Riccio e con al suo fianco gli Eurodeputati Marco Pannella e Marco Cappato quel corpo immobile che aveva gridato la sua richiesta di Giustizia era libero. Un'azione di disobbedienza civile, volta a dimostrare l'assurdità del vuoto legislativo.

Grazie alla lotta del Radicale Welby e dei radicali il dibattito e il confronto erano sulle pagine di tutti i giornali, tra i discorsi delle persone. Si dice che qualcuno avverta ancora un brivido lungo la schiena quando rilegge le parole di Welby, o quelle di Mina, sul loro blog.

Ma il tempo di un funerale negato e la storia dell'eutanasia era tornata alla clandestinità: per media e agenda politica.

Era successo quello che in Italia succede spesso: di leggi che cambino la vita delle persone in meglio neanche l'ombra, solo- e di nascosto- tante norme e decisioni che la vita tendono a renderla più difficile.

In questi giorni il dibattito sull'eutanasia è transnazionale: un video vietato in Australia, una coppia inglese che mi ricorda straordinariamente Mina e Piero Welby.

I Radicali lo riportano al paese.

E nel frattempo l'Italia mediatica scansiona fotogramma per fotogramma le manifestazioni esplose nelle piazze il giorno in cui è stata votata la fiducia al Governo, e il sito di uno dei maggiori quotidiani italiani regala pezzi di puzzle del paese:



Senza parole. Con tanta nostalgia degli anni d'oro di Piero Welby. Che magari non c'è bisogno di eroi, ma sicuramente io ho bisogno di motivi di lotta.

15 dicembre, 2010

Storie di Black Bloc...trova le differenze

Roma è a ferro e fuoco. Letteralmente. Mentre il Governo Berlusconi conquista la fiducia per un pugno di voti. In rete si reagisce, con sfumature di rabbia, delusione e scontento.

E tra il ferro e il fuoco si vedono cose strane.



Uno dei "facinorosi" soccorre un finanziere armato di pistola
. Solidarietà umana? Forse. Ma la ricostruzione per immagini che gira in rete è piuttosto interessante e tutta da guardare.

Come tutto da guardare è il video che alla fine degli anni '70 prepararono Lotta Continua e il Partito Radicale, con la ricostruzione dell'omicidio di Giorgiana Masi. Anche durante quella manifestazione alcuni dei "facinorosi" erano straordinariamente vicini alle forze dell'ordine.

26 novembre, 2010

La fantasia come necessità

Nei suoi manuali Gene Sharp afferma che uno dei principali obiettivi di un'azione nonviolenta deve essere quello di rivelare l'aggressività e la violenza del potere.

Roma, 23 novembre 2010, Book Bloc

Vedere i poliziotti che manganellano Moby Dick e Don Chisciotte è quella rivelazione. Se ancora ce ne fosse bisogno.

18 novembre, 2010

Con Marcos per le vie del Messico


Stasera assaporo il mio distacco dall'Italia. Non solo il distacco fisico, ma anche quello mentale. E' un distacco benefico, che allontana dagli schemi in cui ci si rischia di irrigidire frequentando- alla fine- sempre le stesse persone, finendo col parlare gli stessi linguaggi, indossando gli stessi occhiali per guardare la realtà.

Poi arriva una sera londinese, in cui fa freddo per uscire, e in cui the internet è l'unica compagnia. Una di quelle sere in cui mi mi prendo il tempo per me, in compagnia di Calma e Pazienza.

E allora mentre cucino la pasta alla matriciana decido che appena me ne torno in camera cerco su youtube qualcosa sugli Zapatisti e sul Sub Comandante Marcos.

Nelle banalizzazioni di tutti i giorni mi immaginavo un "komunista", incappucciato per nascondersi dalle forze dell'ordine messicane. Insomma. per usare un termine che di questi tempi funziona un po' in tutte le stagioni...una specie di "terrorista".

Dopo un minimo di selezione, che più o meno corrisponde allo zapping che si farebbe con il telecomando, trovo finalmente le 5 parti di un documentario che sembra fare al caso mio: "L'altro Messico", scritto e diretto dalla giornalista Francesca Nava.

Spengo la luce, mi spalmo sulla sedia e mi lascio trasportare, seguendo "l'altra campagna": un viaggio per le strade del Messico, in contemporanea alla campagna elettorale delle elezioni presidenziali del 2006. Il Sub Comandante Marcos non chiedeva voti, non invitava ad unirsi al movimento zapatista, ma solo a pensare, riflettere



E cosi', in poco meno di un'ora, scopro che cosa significa il passamontagna, vedo in faccia lo scrittore Paco Ignacio Taibo II, mi ritrovo a pensare come la politica sia snaturata in tutti i posti del mondo e come la creatività possa essere l'unica soluzione per mettere insieme persone diverse.

Penso anche che, forse, in Italia non abbiamo ancora abbastanza fame per inventarci forme di lotta cosi' intense. Penso che sono ancora troppo poche le persone che avrebbero il coraggio di coprirsi il volto per rappresentare il silenzio a cui cerca di costringerci il potere.

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