provaci tu a dare un nome al passato (cioè: cronologia)

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13 gennaio, 2012

Non di solo commento vive il blog


Settimana scorsa è uscito un lavoro di ricerca che ho fatto per Saturno sui primi dodici anni dei blog letterari. Qui mi permetto di mettere la stesura originale. Il concetto è lo stesso, ma la linea di ragionamento mi piace di più. Mi è piaciuto lavorarci, profumava di chiostro della Statale di Milano. 

E nello stesso tempo, la limitatezza delle battute di un articolo mostra quanto siano necessari continui aggiornamenti, integrazioni, differenziazioni. E in questo solo internet può essere strumento di continuo aggiornamento. Nel seguente pezzo questi aggiornamenti sono stati segnalati così [*].

E internet permette anche una rappresentazione visiva del pezzo. Che sia uno spunto per vedere cosa succede in un frammento di blogosfera?



Wordle: Blogosferaletteraria?




Dai primi anni del 2000 i blog sono stati uno dei mezzi utilizzati da scrittori e critici per dare vita alla "critica militante" da anni teorizzata in ambito letterario. Qual è stata la loro parabola in questi anni e come interagiscono con i regni del commento veloce Facebook e Twitter?

Uno strumento per orientarsi è il sito ebuzzing per cui vale il principio del vecchio wikio: i blog si iscrivono al sito e un algoritmo elabora le classifiche dei più autorevoli. L'algoritmo tiene conto delle pagine viste da utenti unici e dei link esterni, compresi quelli derivati da Facebook e Twitter. Il fine è quello di creare un database per chi vuole investire in pubblicità, ma di fatto diventa una bussola per i naviganti.

Il primo blogger fu Giulio Mozzi, scrittore e consulente di Einaudi Stile Libero. Il 4 agosto del 2000 inaugurò il suo vibrisse. Nonostante il blog non appaia nella classifica ebuzzing Mozzi è tutt'ora molto seguito. Ne è una prova il fatto che dichiari di ricevere ogni anno 900 dattiloscritti di aspiranti scrittori. Per diversi anni ha partecipato al blog collettivo Nazione Indiana che, con Carmilla, rappresenta la storia dei blog letterari. Entrambi nati nel 2003, ancora si difendono nelle classifiche e nella reputazione. Secondo i dati di GoogleAdPlanner Nazione Indiana ha 11.000 visitatori unici al mese e Carmilla 9.000.
Carmilla, diretto dallo scrittore Valerio Evangelisti, si caratterizza per essere chiuso ai commenti dei lettori. Non usa facebook e twitter è solo una vetrina per condividere i propri contenuti. Spia dell'atteggiamento sono i numeri del profilo: 3 following e 2.863 follower.

Nazione Indiana ha pubblicato il suo primo post nel marzo del 2003, quando della redazione facevano parte scrittori militanti come Moresco e Scarpa. Fedele ai commentatori, il blog ha vissuto anni di grande successo: alcuni post arrivavano a totalizzare oltre il centinaio di commenti. Dopo un paio di anni la redazione si divise in due, proprio sulla questione dei rapporti con i lettori, spesso conflittuali. [*in un commento sul sito di Saturno è lo stesso Giulio Mozzi a ricordarmi di specificare che, in realtà, la questione dei commenti era una sotto-questione del più grande dibattito sulla "Restaurazione", sul futuro della cultura in Italia. Correva l'anno 2006]

I fuoriusciti (Antonio Moresco e Tiziano Scarpa in primis) crearono il sito Il Primo Amore, che forse per la scarsa interattività negli anni è scivolato al 28° posto della classifica ebuzzing. E' Scarpa stesso a spiegarci che i commenti e il sito non sono centrali nel loro progetto: "E' una questione di forze: noi abbiamo una rivista cartacea, organizziamo iniziative in carne e ossa come Cammina, Cammina, il viaggio tra Milano e Napoli svoltosi nell'anno del centenario dell'Unità d'Italia. Organizzare iniziative del genere richiede tempo". [in una mail Tiziano Scarpa, oltre a esprimermi la sua critica rispetto all'utilizzo delle classifiche come criterio di ricerca e valutazione. E mi spiega che il sito ha perso punti in classifica a causa di un cambio di server e il rinnovamento del sito, che ovviamente condiziona il posizionamento*]

Nazione Indiana invece negli anni si è trasformata in un progetto dell'associazione culturale Mauta, tra i cui nomi spiccano Gianni Biondillo, architetto giallista milanese, Helena Janeczek e Andrea Inglese. Il glorioso tempo del dibattito sembra essere finito e ora ci sono al massimo sei commenti per post. E nessuna attività dialogica né su facebook né su twitter.

A non avere alcun problema a interfacciarsi con i lettori sono Giap,la stanza dei bottoni di Wu Ming e la giornalista Loredana Lipperini, con Lipperatura ancora fedelmente ancorata alla piattaforma kataweb.

I Wu Ming nell'aprile del 2010 hanno deciso di integrare su Giap tutti i loro progetti web. Attivissimi su twitter con oltre 12.000 followers, hanno sul sito una media di 150 commenti per post. Recentemente hanno avviato una nuova politica su twitter: lo usano, ma tendono poi a spostare il dibattito sul blog, dove lo spazio permette ragionamenti più articolati. Una politica simile a quella di Loredana Lipperini, che inaugurò il suo blog il 25 novembre del 2004. E' stata lei a raccontarci alcune delle trasformazioni degli ultimi anni, in particolare in relazione ai social network: "Li vedo funzionare in sinergia. Twitter è fondamentale per tenersi informati su quello che interessa, ma come sostengono i Wu Ming si presta alla polemica. E' per questo che è importante tenere il filo del discorso nei commenti".

Per certi versi anche Satisfiction appartiene alla vecchia guardia dei blog letterari. Il progetto di Gian Paolo Serino ha un buon numero di lettori e 150 commenti in media per ogni post. Sebbene Serino tenga a sottolineare la centralità del blog, ormai Satisfiction si configura come un portale di più ampio respiro, con tanto di magazine freepress distribuito in tutte le Feltrinelli. Vince il premio creatività per i nomi delle rubriche, bastino come esempio: L'Ombroso, "ritratti fisiognomici dei protagonisti della cultura", Titani(c) che prende di mira gli scrittori sopravvalutati o Letture a 45 giri, dove i musicisti diventano critici letterari.

La rivelazione è Finzioni, nato nell'aprile del 2008. L'unico blog ad avere una sezione in inglese. Ai vertici della classifica di ebuzzing, Finzioni, è il progetto dei "non addetti ai lavori" come racconta Jacopo Cirillo, 29 anni, uno dei fondatori: "Siamo un progetto di lettura creativa, siamo e ci sentiamo tutti lettori ed è ai lettori che vogliamo parlare". E per parlare usano tutti gli strumenti a disposizione, soprattutto twitter su cui hanno oltre 10.000 followers. Sentendoli sembra di veder rivivere lo spirito dei bloggers delle origini: "l’importante è che i lettori parlino tra loro e abbiano luoghi e modi per farlo".

12 novembre, 2011

Pasolini e la tv fai da te

Ho recentemente partecipato a una interessante e complessa due giorni, uno "Speciale Pasolini".

Prima giornata: il mistero della morte


Nel primo pomeriggio una replica della puntata di Complotti, a cura di Giuseppe Cruciani, intitolata semplicemente "Il Caso Pasolini". Una richiesta di riapertura delle indagini offre lo spunto per scandagliare i misteri e le ambiguità della morte di PPP, in particolare in relazione all'opera su cui stava lavorando: Petrolio. Un romanzo storico, che mischiando giornalismo, storia e narrativa, avrebbe offerto- una volta concluso- una possibile ricostruzione delle ragioni politiche della morte di Mattei.

Poco prima era stato proiettato il dvd "Pasolini. Una storia italiana", film del 1994 del regista Marco Tullio Giordana: un'appassionato narratore della storia italiana degli anni '70.

Seconda giornata: lo scandalo e il moralismo


La morte di Pasolini fu scandalosa: per la dinamica e perché rendeva più esplicito che mai il suo coinvolgimento in un torbido mondo omosessuale che terrorizzava l'Italia dell'epoca.

E allora decidiamo di guardare "Salò o le 120 giornate di Sodoma". Giudicato il film più scandaloso, uscito dopo la sua morte e poi ritirato dalle sale cinematografiche. Fascismo, sesso e violenza condensati in una rivisitazione dei racconti del Marchese De Sade.

Finisce il film. Sensazioni confuse. Lo shock gela il sangue e i sentimenti.

E resta la voglia di capire immagini, metafore, contesto storico.

E comincia il talk show.


Interviene Carmelo Bene:



E Pasolini stesso, nella sua ultima intervista alla televisione francese, rilasciata proprio in occasione della presentazione del film al pubblico francese

.

E spengo il computer con il dubbio e le domande nella testa. E vado avanti a cercare di leggere Petrolio.


Conclusioni


Questo speciale non è mai andato in onda su nessuna televisione, pubblica o privata. O almeno credo.
Si tratta di una produzione individuale, collettiva nel momento in cui nasce da una visione condivisa con altri, attraverso l'utilizzo di materiali prodotti da altri e la divulgazione di quegli stessi materiali in forme e modi diversi.

E l'uso dei diversi media, la stessa creazione di questo post è frutto di un modello di comunicazione che mette in discussione lo schema tradizionale di Jacobson, basato su mittente-messaggio-destinatario.

L'esempio di questo speciale Pasolini rappresenta lo schema più efficace ideato da Stuart Hall alla fine degli anni '70: il modello circolare encoding/decoding (codificazione/decodificazione).


Una struttura che mi ha sempre affascinata, perché esprime una fiducia negli essere umani, come esseri capaci non solo di recepire i messaggi ma anche di ri-articolarli e rimetterli in circolazione. E forse una "televisione" così sarebbe piaciuta anche a Pasolini.

01 aprile, 2011

Mussolini, Elsa Morante e semplificazioni che avvicinano alla letteratura



Capita facilmente di cadere nelle trappole della rete. Su internet la lettura diventa più superficiale, il tempo scorre in fretta e cliccando un 'mi piace' spesso ci illudiamo di avere capito tutto. In pochi si mettono a verificare accuratamente l'autenticità delle fonti.

Tre settimane fa c'ero cascata con un video. Un'intervista attribuita a Sir Galloway, ex ambasciatore inglese. Peccato che Galloway sia stato un MP (Membro del Parlamento inglese), ma non un ambasciatore.

Sputtanata nel momento in cui ho utilizzato la sua dichiarazione per argomentare un discorso, ho pensato a quante volte può succedere di cadere in questi 'tranelli semplificatori'.

E oggi mi stava succedendo di nuovo.

Una cara amica ha postato un testo in una nota di Facebook. Uno di quei testi da brividi.

"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.

Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?

Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale.

La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.

Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.

Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico.

In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.

Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare." Elsa Morante



L'estratto era corredato da un appello.

Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a Mussolini.
Chi riceve la presente comunicazione hanno l'obbligo civile e morale di trasmetterla


Pur essendo impressionata da ogni riga del 1945, da come risuonava nell'attualità, ho pensato di verificare. Non che sia diventatata una pignola all'improvviso. Ma mi sembrava un testo troppo perfetto.

E allora ho trovato che qualcuno aveva già svelato l'arcano.



Già un anno fa lo stesso testo girava in rete e qualcuno ne aveva riesumato la versione integrale, più complessa e articolata.

In entrambi i casi si può fermarsi a pensare alla storia d'Italia, a come si ripete con dettagli della trama molto o poco diversi.

Ma l'analisi dei due testi mi ricorda di quando studiavo le traduzioni al liceo, la trasformazione dal latino al volgare.

Certo, forse come dicono alcuni di quelli che hanno svelato la corruzione del testo di Elsa Morante, chi ha fatto questa versione semplificata ha violentato la volontà dell'autrice.

Ma io credo anche che se questo testo gira in rete e permette a qualcuno di conoscere questa scrittrice italiana di cui magari ha a malapena sentito il nome, beh, non è una violenza. E' un buon punto di partenza. Per la storia e per la letteratura.

30 dicembre, 2010

Traduzioni rock



"That's all we have, finally, the words, and they had better be the right ones."
(Raymond Carver)

"Sono tutto quello che abbiamo, le parole. E farebbero meglio ad essere quelle giuste"
(trad. mia)

Prima di andare a nanna e tornare domani a concentrare l'attenzione su Max e Karl mi dedico a un po' di nomadismo web, visto che quello esterno è impedito dalla pioggia e dal freddo. Non ho nessuna voglia di fumare una sigaretta con la lumaca del muretto di fronte.

Dopo non-aver finito il libro di Nicholls ho ancora la testa tormentata dalle storie dei personaggi.

Spesso i romanzi "di successo" di autori inglesi mi piacciono molto di più delle commedie stile Notting Hill. Sarcasmo e ironia sono molto più fini, sfumando la meticolosa descrizione delle manie.

E, come le canzoni rock, chiamano semplicemente le cose con il loro nome.

I vagabondaggi, mentre cercavo qualche riferimento sulla frase di Raymond Carver dal sapore di estate, mi hanno portata a scovare altre citazioni tratte dai suoi libri. E traducendole mi domando dove giaccia la profonda differenza culturale tra inglesi e italiani. Se c'è. O se davvero siamo solo individui.

"I loved you so much once. I did. More than anything in the whole wide world. Imagine that. What a laugh that is now. Can you believe it? We were so intimate once upon a time I can't believe it now. The memory of being that intimate with somebody. We were so intimate I could puke. I can't imagine ever being that intimate with somebody else. I haven't been."
— Raymond Carver (Where I'm Calling From: Selected Stories)"

"Ti amavo così tanto. Davvero. Più di qualunque altra cosa al mondo. Ci credi? Ora fa quasi ridere. Eravamo cosi intimi un tempo che ora non ci posso credere che sia possibile essere cosi intimi con qualcuno. Potevo vomitare. Non riesco nemmeno a immaginare di essere cosi in intimità con qualcuno. Non lo sono mai stato."(trad. mia- Raymond Carver, Da dove sto chiamando. Racconti, 1988)




Photo's credits

29 dicembre, 2010

Tuesday



Arrivata a casa ripenso al libro che ho lasciato sul comodino della mia semicamera di Milano.

Uno di quei libri che dalle tastiere di alcuni scrittori inglesi- come Hornby e Coe- ti creano nella testa una colonna sonora. Infatti, facendo qualche ricerchina su internet, trovo proprio la soundtrack di "Un giorno" di David Nicholls. [il sito di promozione "Wuz" ha reso addirittura commercializzabile ogni singola traccia tratta dalle vite incrociate dei due protagonisti del romanzo, Emma e Dexter]

E stasera è una di quelle sere che il pop rock e qualche ricordo del libro fanno facilmente capolino nella testa. E penso che li invidio molto Hornby, Coe e Nicholls. Raccontano delle storie semplici, usando espedienti narrativi originali. E riescono sempre a tenermi attaccata a ogni singola pagina. Domandandomi quanto saranno capaci di andare a fondo nel raccontare l'ipocondria emotiva di quella che alcuni chiamerebbero middle-class inglese.

Non so se li si può definire grandi scrittori. Ma a me piace rilassarmi con le loro storie.

La mia parte bacchettona stava per chiudere con una frase spocchiosa sul genere: "sempre meglio che guardare la televisione".

Diciamo diverso. Da scriverci una frase sullo status di Facebook a volte.


(David Nicholls)

ps. e intanto mi domando come mai nelle recensioni delle traduzioni italiane devono praticamente scrivere tutta la storia, senza lasciare il minimo spazio alla capacità/ voglia del lettore di ricostruire i giochi dell'autore)

24 settembre, 2010

Latin Lover


Scende la notte su Londra e quattro ragazze italiane si ritrovano in una cucina dalle pareti rosa. Un po' stanche per le settimane di concentrazione, studio e produttività anglosassone.

La diversità di idee e di passioni è intensa e palpabile.

Si mangiano patate e pollo al forno, si beve acqua depurata dalla Brita (pubblicità progresso), che l'acqua minerale ce la facciamo da sole. E si parla. Della nostra Italia. Bella e dannata. Un paese rovinato "dalla mafia e dal vaticano", dice una.
"Dalla gente che non pensa, dalle telecamere, dal Grande Fratello, dalla televisione" dice l'altra. "Dal fatto che nemmeno i dipendenti pubblici con un contratto sicuro prendono il loro lavoro sul serio", riflette un'altra.

E alla fine, la verità e un po' di paradossale ottimismo forse vengono fuori da una citazione di Calvino:

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio." (Le città invisibili)

15 maggio, 2010

Raymond Carver era un fesso

Racconti brevi, roba che quando giri la pagina non puoi mai essere sicura di quello che troverai: puo' essere un'altra storia o un altro capitolo.
E allora devi azzardare. Tuffarti di nuovo nel flusso della testa ansiosa, orgogliosa e ironica che ha messo insieme quelle pagine.

Raymond Carver e' uno che ha vissuto e scritto in un modo talmente "avanti" sin dagli anni '60 che ai giorni nostri wikipedia ha una voce fatta benissimo su di lui.



Raymond Carver e' uno che nei, suoi racconti, faceva disegnare ai suoi personaggi cattedrali e ridava la vista ai ciechi.
E riesce a farti sentire una vertigine.

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