provaci tu a dare un nome al passato (cioè: cronologia)

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19 maggio, 2011

Ballottaggio a Milano

Il 29 e il 30 maggio l'intuizione che Milano ha avuto per cambiarsi potrà essere confermata.

Si mobilitano i milanesi all'estero e partono le campagne di sintesi, per dare un senso a quell'aria che si è trasformata già nella notte tra il 16 e il 17 maggio.

'Solo i sogni sono veri' diceva la mia Gianna Nannini.

03 maggio, 2011

Io, Kasparov e Milano


Ho scritto per la pagina Facebook 'Torno a Milano per votare Pisapia'

Tre anni fa ho avuto la fortuna di ascoltare Kasparov al Teatro dal Verme. L'ex campione del mondo di scacchi, uno dei pochi politici che nella Russia di Putin ha il coraggio di schierarsi apertamente come opposizione, in quell'occasione mi lasciò a bocca aperta. Paragonò la politica a una partita di scacchi. Con il giocatore che sa che potrebbe anche perdere, ma che in ogni caso non può fare a meno di tendere istintivamente a giocare la partita perfetta. 'Raggiungere la perfezione sarà impossibile. Lottare per raggiungerla è vitale', disse. Ho sempre associato la meraviglia di quest'immagine, Kasparov che gioca a scacchi con Putin, a un'altro piccolo dettaglio che conosco del gioco degli scacchi: pensare sempre almeno 'due mosse in avanti'.

E' con queste due immagini che sia il 15 e il 16 maggio (e se necessario il 29 e il 30 per il ballottaggio) sia il 12 e il 13 giugno tornerò a Milano a votare. Per dare il mio contributo al tentativo di partita perfetta che si sta giocando, senza dimenticare di pensare due mosse 'in avanti'.

La prima mossa è quella per Pisapia Sindaco e, per quanto mi riguarda, per la Lista Bonino Pannella in Consiglio comunale (http://milano.boninopannella.it). Perchè dopo anni di inquinamento metaforico e fisico, l'Italia ha bisogno di onestà, trasparenza e legalità. E Milano ha l'occasione di essere la prima tappa per la riconquista di una dignità politica e culturale che sembra perduta.

La seconda mossa è tornare a votare per i referenda del 12 e 13 giugno. Non solo quelli su nucleare, acqua e legittimo impedimento, ma anche, e forse soprattutto, i cinque quesiti milanesi per l'ambiente e la qualità della vita a Milano (http://milanosimuove.it). Perchè credo che una Milano come Amsterdam, come Copenaghen, come Londra, sia possibile. E non debba essere solo un sogno di primavera, ma il primo progetto concreto del nuovo sindaco. E allora, pensando due mosse avanti, cerco di immaginarmi già migliaia di biciclette in una Milano più verde e più vivibile. Non solo per me, che non so ancora quando tornerò, ma per tutte le persone a cui capiterà di arrivare a Milano, e che meritano di godere di una città più bella, più funzionale e più umana.

Prima di venire a studiare a Londra ho lavorato a Roma, per la campagna elettorale di Emma Bonino per la Regione Lazio. In quel caso clientele e giochi di potere hanno vinto. Per poco, ma hanno vinto. La delusione è stata grande. Dura. Ci ho messo molti mesi a ricominciare a credere che la politica potesse ancora essere qualcosa di diverso dalla partitocrazia. Ma ora, nella Milano al cuore della lottizzazione di Comunione e Liberazione, beh, ora penso ancora di più che vada la pena di continuare a provare a giocare la partita perfetta. Perchè a 28 anni non ho ancora voglia di farmi rubare i sogni.

Penso che se ognuno di noi che siamo all'estero riesce a convincere almeno un amico a votare per Pisapia, e per una delle liste che lo sostengono, questa volta ce la possiamo davvero fare a lasciare un segno di onestà, trasparenza e legalità. Per noi, per Milano, e per l'Italia.

11 aprile, 2011

Il Referendum è malato? Viva il Referendum!


Gira in rete un appello:

Secondo i sondaggi il 70% degli italiani non sa che il 12 GIUGNO si voterà per 4 REFERENDUM. Questo significa che TU dovrai trovarne almeno 3, informarli e portarli a votare 4. SCRIVI SI per bocciare la privatizzazione dell'acqua, il nucleare e il legittimo impedimento. (4 SI per dire NO)



Io l'ho tradotto cosi':

Secondo i sondaggi il 70% degli italiani non sa che il 12 GIUGNO si voterà per 4 REFERENDUM. Questo significa che TU dovrai trovarne almeno 3, convincerli a informarsi e ad andare a votare. Il primo nemico del diritto alla democrazia diretta è il quorum!

Quali sono i quesiti? Acqua, nucleare e legittimo impedimento
http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2011-04-04&task=sommario&numgu=77&tmstp=1302615195266
nota sul testo ufficiale: sono occorse 24 ore di ricerche per recupeare sul sito della Gazzetta Ufficiale il testo ufficiale. Nessun sito istituzionale lo riporta ancora in formato comprensibile agli esseri umani medi...
un testo più 'immediato' si trova su
Wikipedia


Per approfondire che cosa è successo alla scheda referendaria:


* da leggere: http://www.radicali.it/contenuto/capitolo-2-furto-della-scheda-referendaria-0
* da vedere: http://www.youtube.com/radioradicale#p/u/0/MWF8mKvaf6s

04 novembre, 2010

Riflessioni sui riflettori



Tre anni fa le manifestazioni dei monaci birmani contro il regime dei generali avevano shockato tutto il mondo. Un coraggio e una determinazione che, quando le avevo riviste narrate in Burma VJ, mi avevano dato i brividi.

Già qualche mese dopo le manifestazioni il sipario del silenzio era calato. Nessuno indossava più il colore rosso-zafferrano usato come simbolo di solidarietà ai monaci e al popolo birmano oppresso.

In pochi mesi le immagini di orrore sono state dimenticate. Il cuore ha la memoria breve diceva qualcuno.





Adesso, tra meno di una settimana, si svolgeranno le "elezioni". Ed è arrivato il momento di vedere se anche i media hanno la memoria breve.

Leggo sul sito di Equilibri che "Il partito di opposizione, la Lega Nazionale per la Democrazia, ha deciso di boicottare le elezioni bollandole come “ingiuste e anti-democratiche”, e sta incitando i cittadini a disertare le urne. La stessa leader per la democrazia in Birmania, Aung San Suu Kyi dal carcere ha deciso che non voterà in questa tornata, pur figurando nelle liste elettorali."


E' un'iniziativa molto coraggiosa, che nel contesto del regime birmano potrebbe avere conseguenze anche tragiche e violente. I media aspetteranno i massacri per dedicare le prime pagine all'appello di questo popolo? O forse si possono coprire le elezioni già da adesso in modo da ridurre il dramma e il dolore?

08 ottobre, 2010

Birre mediatiche

Tornata a casa da Scuola, con la testa piena di idee e un mal di gola non indifferente ascolto l'articolo di Wired sui 25 anni di Ritorno al Futuro e lascio fluire i pensieri accumulati in questa settimana a base di burro, cioccolato e biblioteca.


Uno degli aspetti più belli di Londra è che se entri in un pub da sola e ti siedi a bere una birra mentre scrivi al computer o leggi un libro, nessuno ti guarda come se fossi una poveretta, sola e irrimediabilmente single.

E così, avvolta nella sciarpa, sorseggiando una Guinness e fumando una sigaretta sulla terrazza del Castle ho scoperto che anche la campagna elettorale delle presidenziali palestinesi del 2005 è stata coperta meglio e in modo più equilibrato dai media locali di quanto hanno fatto i nostri giornalisti- Vespa, Santoro e Floris in prima linea- in occasione delle ultime Regionali.

"PBC TV' election coverage was concentrated in a programme entitled Palestine Votes, which provided candidates with free airtime, as required by law. It was aired by aired after the prime-time news, and repeated later in the evening. Each of the seven presidential candidates had the chance to present their manifesto and discuss it with a panel of journalists, according to a standard format and structure that was the same for all contestants. "
[Maiola G, David Ward (2007) 'Democracy and the Media in Palestine': a comparison of election coverage by local and Pan-Arab Media' in Naomi Sakr (ed) Arab Media and Political Renewal. Community, Legitimacy and Public Life, I.B. Tauris, New York

17 gennaio, 2010

Diario da Kiev (1)- dopo la rivoluzione arancione, il giorno nero delle elezioni

Non si sa molto dell'Ucraina. Io stessa non ne sapevo nulla prima di decidere di venire a Kiev, con l'Associazione Annaviva (www.annaviva.com) per il viaggio di turismo responsabile organizzato per monitorare in modo non ufficiale il primo turno delle elezioni presidenziali, successive alla rivoluzione nonviolenta, nota come rivoluzione arancione, che aveva fatto sognare l'Europa e l'Occidente nel 2004. 5 anni fa le piazze della capitale ucraina erano gremite, per protestare contro i brogli messi in atto dall'ex presidente Kucma, poi sconfitto da Viktor Juscenko e Julia Timoscenko.
I cittadini ucraini avevano creduto a un vero cambiamento.

Kiev ora e' coperta di neve. Le strade sono semideserte, per le vie del centro non si vede nemmeno un manifesto elettorale.
A queste elezioni presidenziali si sfidano 18 candidati, di cui tre donne.

Il Presidente uscente, Juscenko, il leader della rivoluzione arancione, ora e' dato al massimo al 5%. Il popolo che lo aveva seguito si sente tradito, la crisi economica ha stroncato il paese. Secondo i sondaggi il big match dovrebbe essere tra il filorusso Janukovich del Partito delle Regioni e Julia Timoshenko, icona della rivoluzione arancione, leader del Partito "Patria", sempre piu' vicina a Mosca.

Siamo all' Hyatt Hotel, di fianco alla famosa chiesa di Santa Sofia, nel quartier generale del ""Blocco per Julia" (Timoshenko), la cosidetta pasionaria arancione, Primo Ministro uscente e ora candidata Presidente. Si e' appena conclusa la prima delle conferenze stampa del pomeriggio, in cui il braccio destro della pasionaria, tale Turcynov, ha affermato di aver ricevuto diverse segnalazioni dai rappresentanti di lista riguardo a brogli elettorali messi in atto dal Partito delle Regioni, il partito guidato da Janukovich, dato come favorito dai sondaggisti.
La rivoluzione arancione si e' colorata di nero: Turcynov indossa giacca e dolcevita neri e annuncia che se anche si andra' al ballottaggio non bisognera' smettere di denunciare l'atteggiamento di Janukovich.

Anche il terzo in classifica per quanto riguarda i sondaggi, Thkpiko, che prova a giocare la parte dell'outsider nonostante sia stato ex presidente della Banca Centrale Ucraina e capo dello staff di Kucma durante la campagna elettorale del 2004, accusa di brogli il Partito di Janukovich.

Da Odessa arrivano voci che denunciano brogli dall'altra parte: qualcuno dice che la Timoshenko abbia regalato carne in scatola ai pensionati.

Insomma, l'entusiasmo della rivoluzione appare passato. E restano accuse reciproce forse degne della "democrazia" italiana.
Un signore dal volto rubizzo, un vecchio soldato, col suo colbacco marrone, ci ha avvicinati oggi davanti al seggio nei pressi di Maidan (Indipendence Square) e ci dice che lui votera' ancora Juscenko: "anche se ha commesso degli errori, anche se ci ha illusi, io non smetto di credere nella democrazia."

Lo scontro sembra essere a due. A pranzo, di fronte a una ricca zuppa ucraina, lo scrittore Kurkov ha risposto alle nostre domande.
Diffida dei due maggiori candidati. Alla domanda qual e' il minore dei mali risponde inaspettatamente: Janukovich. Strano per uno che nei suoi libri ha paragonato gli ex sovietici a dei pinguini. (I pinguini non vanno in vacanza)
Una vittoria elettorale della Timoshenko secondo lui sarebbe un disastro economico. Janukovich e' invece piu' prevedibile. E non ha tendenze dittatoriali.
Le immagini di Julia con tanto di tigrotto bianco, lo slogan "Julia e' l'Ucraina, l'Ucraina e' Julia", le tendenze russofile che tutti i candidati stanno adottando spaventano un po' l'intellettuale.

Il dato piu' significativo e' la percentuale di affluenza alle urne: alle 15.00 era andato a votare solo il 44, 5% degli aventi diritto.

Sulla democrazia ucraina aleggiano le nebbie del dubbio, dei personalismi e...del gas russo.

continua...

05 marzo, 2008

Un'ora con Pannella- quando non hai speranza sii speranza

[...]Noi siamo espressione della antropologia del nostro paese. Non abbiamo inventato nulla, ma è acaduto che abbiamo saputo raccogliere il sentimento di un popolo.
Perchè ci si sono riconosciuti.
La unità gramsciana, leninista, togliattiana. Tra contadini e operai, tra nord e sud, intellettuali ed altri.
Nelle urne è accaduto per la difesa della libertà, a partire dal divorzio, dall'aborto, lì solo contadini e operai hanno votato insieme. Lì solo nonne che sapevano cosa fossero le mammane, lì solo nonne cattoliche silenziose hanno, molto prima del nipote e del nipotino del "legalizzala Marco", hanno potuto percorrere questa strada.
E adesso è evidente.
Qual è il problema dei radicali di oggi?
Come potremo mai far comprendere che non è che ci siamo stancati, che non è che tradiamo, quando questi radicali...mano a mano ce ne stiamo andando, ci sono migliaia di 80enni, 90enni, che hanno passato la loro vita votando, essendo presenti, come dire, sopportando il ludibrio, le accuse di essere strani.
E io dico, questa volta, come faranno a capire?
Con fiducia in se stessi e in noi diranno non è vero che si sono perduti, non è vero che si sono rincretiniti, ma poi esci da casa e il portiere o l'amico del piano di sotto...i figli vanno a scuola, ritornano e dicono "mi hanno detto", poi vai in ufficio e ti dicono.
A questo punto anche se sai che non è giusto l'unica cosa che viene fuori è basta, non ce la facciamo più, a questo punto tutto è sbagliato. E malgrado questo, sapendo che questo sarebbe accaduto, badate in una misura che non avevo valutato, questa scelta di democrazia, in realtà ho detto, poi si muore anche quando la vita non la si ama.
Guardate le morti sul lavoro. Vorrei ricordare a comunisti, detti radicali, e a benpensanti, che noi abbiamo raccolto le firme per un referendum contro l'Inail da soli. Le abbiamo raccolte, abbiamo indicato questo, 22 anni fa, la suprema corte della suprema cupola non ci ha permesso di andare a votare. COme sul concordato, come sui codici fascisti, la maggioranza c'era, perchè era un sentimento.
Lo ripeto, noi abbiamo avuto fortuna per molto verso, quella di potere esprimere quello che è il portato della storia di un paese. Ci si sono riconosciuti i fuori legge del matrimonio, oggi ci sono 1.700.000 famiglie grazie al divorzio. Oggi il grande ideale storico, della storia umana, quello di arrivare a concepire il procreare, concepire lo sviluppo della specie, con moralità ed intelligenza. Abbiamo distrutto l'immondo flagello. Si vergogni Giuliano Ferrara. Si vergogni. Non l'ho mai detto. L'aborto clandestino di massa, che nelle campagne era flagello. NOn c'era il veterinario nelle campagne, ma la mammana sempre. E quando venivano nelle città non c'era la mammana, e allora c'era il tavolo di cucina, e si moriva di più.
Oggi c'è una cosa immonda ed è quella per la quale oggi la scienza, la moralità, l'aspirazione profonda che è quella di potere vivere e concepire con amore, nell'amore e grazie all'amore la propria discendenza. Una cosa inimmaginata forse. Concepire con amore, nell'amore, come espressione di libertà. E non come casualità, dovere di procreare. Morivano le donne quando il marito montava sopra e pam, due minuti, tre minuti, quattro minuti. E poi arrivava il sesto, il settimo, l'ottavo. Morivano nella salute e di una morte della moralità.
Abbiamo mutato questa storia, nel senso che tutte le religiosità,badate bene, le religiosità, non le confessioni religiose, hanno messo al centro questo elemento della contemplazione, della conoscenza come elemento costitutivo dell'amore, quindi anche del concepire. Di essere un po' di meno. Concepire altri se stessi.
Allora, siamo arrivati con questo carico. E adesso questo paese paga il fatto che pochi sono stati i liberali che hanno difeso la libertà e la democrazia. Paga il fatto che nel momento in cui la rivoluzione liberale si stava realizzando, in un fazzoletto di giorni, ve l'ho detto: obiezione di coscienza, divorzio, aborto, chiusura dei lager manicomiali,tutto insieme. Non avevamo mezzi grandi, eravamo delle piccole guide della specie, la gente capiva, ci capivamo, ci siamo compresi e a questo punto arriviamo alla confluenza, diciamolo pure, delle componenti antiliberali presenti nella storia comunista, nelle storie clericali, fasciste, abbiamo a livello di potere sicuramente l'unione di questi tre affluenti che rischia di essere una piena che lascia fango ed altro.
Con questo mi sono detto "no, non abbiamo il diritto di occuparci e preoccuparci da superiori, dobbiamo fare quello che dobbiamo fare" Il rischio dell'assenza di democrazia, anche fra di noi, ci si è abituati a dire "non c'è la democrazia". Ho sempre sentito questo come un dramma che non può comunicare tragedie. Dove c'è strage di legalità c'è strage di persone. COme in Campania. Perchè poi quando uno pensa alla strage di persone pensa solo alla guerra. Ma non pensa ai tumori, al cancro, alle disperazioni, a chi si deve fare le pere perchè altrimenti muore lo stesso. Tutto questo è il mondo in cui siamo. E ora siamo arrivati ad un punto: vedete, Veltroni ci ha detto, non fate le liste proveltroni, ci ha respinti, nello stesso modo in cui si rifiutava il voto dei fascisti, dei nazisti, è andata così.
D'accordo. Come facciamo ? E viene fuori la controproposta pubblica. No, entrate nelle nostre liste. Con un incontro o due ci si è detto, saranno nominati nove. PErchè nominati. Noi abbiamo anche tentato lo sciopero della fame nel 2006 contro questa legge, che a tutti i vertici di tutti i partiti andava bene, era molto comoda, paghiamo questo. E a questo punto, io vorrei rispondere a Valter, con la nonviolenza e il dialogo. Abbiamo fatto un conto, ogni giorno può parlare per più di un'ora a almeno venti milioni di cittadini. Dati del centro di ascolto, l'unico modo con cui si possono conoscere scientificamente questi dati.
E io da dove gli posso rispondere? Da Radio Radicale. Ma Radio Radicale non vogliono sentirla oggi.
Ecco, quando dico non è uno stato di diritto, non è democrazia, lo dico in modo accorato, sperando che anche coloro che sono potenti, si trovano ad essere potenti, ci pensino un istante.
Non mi pare.

La questione per me è semplice. Noi viviamo in una società, questa italiana, in cui è la schizofrenia dei linguaggi. Al massimo. Ci sono dissociazioni nel linguaggio. E a questo punto c'è incomunicabilità, nel senso di estraneità, con tutto quello che comporta anche di timore, di paura, di pessimismo, di rabbia. Quando si sente che il dialogo non è. (il dialogo significa avere la stessa parola) e a questo punto che la Campagna con una buona formula di Mino Martinazzoli, siamo passati dalla rappresentanza alla rappresentazione.
L'assenza di democrazia e di stato di diritto.L'assenza di rispetto per la parola. Non dico il libro. Ma nel libro ci sono le pagine,nelle pagine ci sono le parole.
Non è una nostalgia del mondo agricolo, come nelle nostre fiere di bestiame in abruzzo, le offerte.
La parola il patto. So che possiamo creare altro che è anche più solido e meno affidato al caso a volte.
E come muoversi in questo senso?
Il 2008 sarà il primo anno di un grande Satyaghra, per la pace, la libertà e la giustizia. L'abbiamo confermata. Ne abbiamo parlato col Dalai Lama. Ma oggi ci siamo. Cos'è? amore, forza della verità, sicuramente inganni, la verità non è la V maiuscola. E' della realtà. E allora si può cominciare questo Satyaghrà. Una lotta, una testimonianza, del valore della parola, e della parola data. Non solo in politica. Ovunque. E' noto che il linguaggio delle dittature è un linguaggio doppio. E' un linguaggio doppio, basato sulla menzogna rispetto all'esterno. E allora credo che c'è bisogno nel momento in cui avviamo questo primo Satyaghra mondiale per la pace, in questo momento i pacifisti li sento poco.
L'obiettivo dello sciopero della sete, che avverto come urgente, è uno solo: diffondere per quanto più possibile la consapevolezza della importanza e della possibilità della parola data. A dieci o dieci milioni. L'importanza della parola data, del patto, dell'impegno. E a questo punto di certo c'è un nesso preciso. Siccome sento, come tutti voi, dalle televisioni, che dicono che le trattative non si possono, sento le cose che dice in tivu al tg1 e tg2 dove Valter fa delle contestazioni non veritiere su quello che ci sta dividendo, e si prende il momento dell'applauso, bisogna con entusiasmo lavorare, e non come fanno i problemi.
Tra l'altro è la terza volta che lo sento, anche da Bettini, negli incontri si è detto "se non avete entusiasmo queste cose non si fanno". Come Giuliano Ferrara. Questi due quasi coetanei sono la dimostrazione di che cosa significa l'essere stati soggetti alla tragedia del fallimento del comunismo. Per cui c'è una sorta di cinismo nel presente. Una sorta di incapacità di rispettare. Diciamolo pure, una diffidenza profonda, una sorta di rancore, rispetto a quello che può ricordare loro quando c'era l'entusiasmo.
E non tollerano che noi continuiamo a girare. Come gira Furio COlombo, come girava Terracini, Vittorio Vidali.
Noi quindi oggi ci troviamo a dire: "noi emettiamo silenzio" per la struttura che c'è oggi nella politica italiana. Sono molto preoccupato per questo Partito Democratico che noi tutti vogliamo costituire. Questo Partito Democratico si pone con un agio favoloso attraverso il potere condiviso con l'avversario.
Non scherziamo, condiviso per non dialogare con nessuno e per diffondere la verità di partito. Questo sciopero della fame e della sete ha un obiettivo molto semplice. Noi vogliamo parlare. Avete detto e ripetuto che c'erano nove eletti. Poi io dicevo anche a loro 9 nominati e su questo non ci pioveva. Attraverso lo strumento. Se ci fossero state le preferenze...ma invece in questo caso il nominante il Parlamento ha la sicurezza matematica entro certi limiti di potere nominare e non nominare e poi ci sono delle fasce importanti che costituiscono il "non si sa chi".
Noi vogliamo semplicemente dire che siamo qui per aiutare Valter, per aiutare il Partito Democratico per muoversi nel rispetto delle proprie speranze, delle proprie legalità.
Abbiamo questo ricorso alla nonviolenza, che significa "mi rivolgo a te che sei il potere, che ne hai i limiti, ecco guardate, senza danaro, senza nulla, in qualche misura trasferiamo la nostra energia nel vostro corpo perchè diventi capace di fare le scelte che volete fare, le scelte che vi portano ad affermare la vostra parola" Questa è la rappresentazione nonviolenta, laica, liberale, radicale, socialista che noi adesso portiamo avanti. Rischiamo la vita. L'abbiamo sempre detto, non rischiamo la morte. Poi la morte è un incidente. Se si rischia la vita perchè si beve, si va in macchina, si è ubriachi, poi c'è l'incidente. Noi amiamo tanto la vita, Giuliano Ferrara, amiamo tanto la vita che siamo molto prudenti, al massimo. Con i miei medici che conoscono non solo il mio corpo. Sono qui per dirvi nessuna richiesta di trattativa. Abbiamo i pochi mezzi di scienza giuridica che riusciamo a raggiungere. Pensiamo se ci fosse stata una sola giornata di dibattito fra noi radicali democratici e Veltroni alla televisione. Come Casini e Berlusconi. Avete un'idea? Saremmo stati capiti? La gente si sarebbe ri- conosciuta nelle cose che abbiamo detto. L'uguaglianza dei punti di partenza è una cosa che noi, guardate credo che il rapporto della violenza del potere oggi è incommensurabilmente maggiore che durante le dittature degli anni '30. Allora avevano la radio. Non tutti, ma era lo strumento. Qui nelle nostre case abbiamo a disposizione in ogni momento tutte le verità di regime. Quelle ammesse.

Cosa faremo? Non lo so.
Cosa i vostri giornali diranno? Temo di saperlo, conosco i vostri direttori e sono amici, colleghi, coetanei. Li conosco molto bene.[...]

http://www.radioradicale.it/scheda/248852

20 febbraio, 2008

18 giugno 1976- ci vuole molto coraggio a battersi stringendo in pugno una rosa e basta

discorso di Oriana Fallaci

Io voterò radicale perchè penso che i radicali siano un’iniezione di coraggio e di indipendenza, una medicina di cui il partito socialista italiano ha bisogno per guarire dal clientelismo, dal compromesso, dalla inadeguatezza, dall’ipocrisia, dal vecchiume degli uomini che hanno sciupato quel partito e ci hanno deluso.

Io voterò radicale perchè se è vero che la sinistra deve essere unita è anche vero che l’unità non deve significare obbedienza a chi ci ha deluso o addirittura tradito. I disubbidienti sono il sale della libertà e i radicali sono compagni disobbedienti.

Io voterò radicale perchè i radicali sono una garanzia di libertà e di lotta civile, perchè sono i soli che fino a oggi abbiano dimostrato di saper muovere le acque di uno stagno senza vita, perchè senza di loro, spesso così insultati e derubati ei ncompresi non avremmo ottenuto il divorzio nè impostato civili battaglie.

Io voterò radicale perchè sono stanca dei rivoluzionari a parole. Quei rivoluzionari che servendosi delle ideologie oppure della violenza ci promettono sempre la città del sole e poi non realizzano nemmeno le riforme più urgenti, i più ovvi diritti civili di cui la nostra dignità ha bisogno.

IO voterò radicale perchè in un’epoca ancora così offesa dal fascismo e gravida di totalitarismo i radicali sono i miei compagni più sinceri nella lotta contro ogni fascismo e ogni totalitarismo. Perchè non dimenticano che il popolo è fatto di individui e senza gli individui la espressione popolo diventa un’espressione vuota.

Io voterò radicale perchè sono una donna che crede nelle donne, perchè i radicali non si servono del voto delle donne per dare a se stessi una poltroncina in più. Perchè non sfruttano con cinismo e opportunismo i nostri drammi e il nostro dolore, perchè con le donne combattono e portano avanti la più grossa rivoluzione del nostro tempo, quella femminista.

Infine, io voterò radicale perchè i radicali non hanno paura di essere pochi, perchè non cercano piazze oceaniche e applausi scanditi e trionfo, perchè vivono sulle idee e non sui soldi, perchè sanno perfino regalarle le idee. Infine perchè loro sono puliti.

Ci aspettano giorni molto duri, molto difficili. La sinistra fa paura a troppi e molti non le perdoneranno una vittoria. Ma altrettanto difficilmente sopporteranno il successo di una sinistra rappresentata da uomini e donne che per emblema hanno scelto un pugno che stringe una rosa. Ci vuole molto coraggio a battersi stringendo in pugno una rosa e basta. Personalmente non so se ne sarei capace, però so che quel tipo di coraggio è indispensabile a resistere nei giorni duri, nei giorni difficli, quando si crede davvero alla democrazia.

E concludo dicendovi questo:

io ero…io sono, io sono la compagna di Alessandro Panagulis.

Di Alessandro Panagulis che fu condannato a morte per avere voluto la libertà. Che il 1 maggio è morto per avere cercato la libertà, la verità. Le creature come lui sono gemme rare, irripetibili, però sono anche esempi da seguire, strade aperte da percorrere e io spero che questi uomini e queste donne con una rosa in pugno si ricordino, una volta in parlamento, di come ci stava nel suo paese Alessandro Panagulis, e cioè denunciando, rischiando, accettando di essere solo e a costo di farsi ammazzare.

E poi spero che se qualcuno di noi dovrà morire in nome di ciò per cui è morto lui i radicali gli saranno accanto, mi saranno accanto. Grazie.

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