provaci tu a dare un nome al passato (cioè: cronologia)

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04 gennaio, 2012

Thea de Haan, l'olandese di Cefalù


["Siciliani si diventa" - pubblicato su I Love Sicilia, n.71 (dicembre)]

La signora Thea ha aperto le porte del suo ristorante apposta per questa intervista nel giorno di chiusura. Lungo via XXV Novembre, una delle vie che partono dal Duomo di Cefalù, si sente un inebriante profumo di bucato. Il Ristorante La Brace è accogliente, illuminato dai piccoli lampadari in vetro che pendono su ogni tavolino e riempiono l'aria buia di una luce calda e gialla.

E' lei a fare la prima domanda: 'Non siete mai venute qui? Siamo qui da 35 anni.' Prima che il registratore venga acceso ha già raccontato molto di sé: 'io sono per metà indonesiana, sento che la mia cultura di origine assomiglia a quella siciliana: la gentilezza, l'ospitalità'. E' una donna dal viso tondo, di cui si notano l'abbigliamento curato e i dettagli, gli orecchini e il bracciale d'argento che avvolge il braccio sinistro. E le sigarette bianche e sottili che fuma in discreta quantità.

Osservando le pareti in pietra, l'arco che separa l'ingresso col bancone del bar e la cucina dalla sala da pranzo viene naturale chiedere se si sono occupati loro della ristrutturazione. Thea de Haan racconta che è tutto così da quando suo marito ha aperto il ristorante nel 1977. L'olandese Dietmar Beckers era arrivato a Cefalù in vacanza cinque anni prima. 'Aveva girato tutto il mondo' dice la signora 'ma di Cefalù si è innamorato. Quando ha deciso di aprire ha cercato per un po' di tempo lo spazio giusto, e ha trovato questo, che era una stalla. Lo ha rimesso a posto tutto da solo'. In quello che era l'abbeveratoio delle bestie è stato ricavato un piccolo vano, dove vengono custodite alcune bottiglie di vino e una foto in bianco e nero: è l'edificio in cui ora c'è il ristorante. 'La foto è rimasta nella macchina fotografica per due anni, l'ha scattata mio marito prima ancora di sapere che cosa stava per cominciare'.

Lei invece è arrivata a Cefalù nel 1985, 'un caldo da morire, bellissimo. Conoscevo mio marito perché era amico di amici. Sono rimasta qua, perché mi sono innamorata della Sicilia già sul treno da Catania, quando un signore anziano mi regalò un'arancia, e per il profumo'. A quel tempo Thea aveva poco più di 30 anni, un lavoro ben retribuito, ma qui ha trovato l'amore, l'amore per la cucina, e ha deciso di restare, per passione. Una passione che si respira in ogni sua parola e in ogni sguardo che scambia col figlio Davide, 21 anni. Adesso sono solo loro due a lavorare nel ristorante, Thea ai fornelli e Davide servendo ai tavoli e occupandosi della cassa. C'è stato un tempo in cui lo staff era composto da sei persone. 'Probabilmente è colpa della crisi, ma in ogni caso Cefalù quando abbiamo cominciato era diversa, c'era più ricchezza, c'era il Club Med, c'erano locali diversi che offrivano cose diverse. Quando entravi era tutta natura, ora vedi solo residence, residence, residence'. Il passare del tempo e i cambiamenti che questa signora olandese-indonesiana ha visto negli anni sono un tema che ritorna più volte durante la chiacchierata. E il tempo a La brace è scandito dal passaggio di una clientela fedele e affezionata: 'ci sono quelli che qui si sono fidanzati, quelli che si sono sposati e che vengono con i loro figli. In alcuni casi siamo già alla seconda generazione. E tutti si stupiscono perché non è cambiato niente'. Nemmeno i disegni che il marito dava ai bambini da colorare con le matite di legno. 'Ora ci sono i pennarelli' dice lasciando trasparire una punta di rimpianto, mentre racconta divertita di quel disegno fantastico che serviva a tenere i bambini tranquilli tra una portata e l'altra e nello stesso tempo a 'farli sentire parte del tavolo'.

Ad ascoltare i suoi racconti viene l'acquolina in bocca e cresce la voglia di provare la cucina che lei definisce 'rinnovata'. Un misto di ricette apprese dalle signore anziane del paese, unite a quello che ha imparato dalla sua mamma indonesiana, chef in un ristorante famoso in Olanda. Tutti gli ingredienti vengono comprati freschi ogni giorno e diventano un menù che spesso stupisce i clienti: 'entrano chiedendo un'insalata di mare, scoprono che noi non la facciamo, ma restano sempre soddisfatti. Usiamo molto la carne. Quando all'inizio proponevamo il filetto al sangue ci prendevano per pazzi. Ma abbiamo resistito e ora è uno dei piatti più richiesti'. E' con questa combinazione di passione e cura che La brace è finita sulla Guida Michelin, unico tra i ben 55 ristoranti di Cefalù. Davide e Thea mostrano con orgoglio l'adesivo sulla vetrina. 'I critici vengono senza preavviso e senza annunciare che ti stanno mettendo alla prova. Se otteniamo questo riconoscimento da tanti anni vuol dire che la nostra genuinità traspare in ogni momento'.

Prima di andare via resta un'ultima domanda: questa donna riservata e energica che cosa ha imparato dalla Sicilia e che cosa pensa di avere regalato a Cefalù? 'Ho imparato il sacrificio, il desiderio costante di aiutare gli altri. Cos'ho portato credo che lo debbano dire gli altri, ma io spero 'un'atmosfera'.

11 dicembre, 2011

Eravamo

Spalmarsi su un divano. Guardare un film di 41 anni fa. Con gli occhi forse ormai irrimediabilmente disabituati alla lunghezza e al tempo necessario per seguire un ragionamento fatto solo di immagini. Occhi che si chiudono. E si riaprono. E l'immagine è ancora quella. E allora forse la lentezza è divulgativa.

E pensare che qualcuno quarantanni fa aveva già detto e fatto tutto. Forse.



Zabriskie Point
Michelangelo Antonioni
1970

18 settembre, 2011

Tutto il tempo che serve

Nuovo sole, nuova luce. Nuova vita.

In una città dove i negozi aprono, chiudono. Restano chiusi fino a ricoprirsi di polvere.

A differenza della freddezza usa e getta di Londra.

Il piacere del tempo che serve a ricominciare.

31 dicembre, 2010

Chimici d'altri tempi

"Nulla si crea, nulla si distrugge. Tutto si trasforma"

Mentre fumo la sigaretta della buona notte davanti a casa mi appare questa frase nella mente. Me la ricordo dalle elementari, forse dalle medie: forse è l'unico ricordo tangibile delle ore di scienze fatte a scuola.

E' la sintesi della "legge di conservazione della massa", il principio di Lavoisier.



Se mi ricordo bene, Lavoisier ha scoperto che se si uniscono due elementi chimici la loro massa non cambia. Possono cambiare consistenza, colore, peso e densità. Ma quello che rimane è sempre la stessa cosa. Solo che ha una forma diversa.

Per questa scoperta è definito e considerato "il padre della chimica moderna".



Mentre ripercorro la biografia del chimico dell''800 ascolto una band italiana che ha sfondato all'estero. Si chiamano Belladonna. Il nome di una pianta, o di una pornostar. A scelta. Stupida io a pensare che si trattasse di un composto chimico allucinogeno.

Insomma, leggendo la dettagliata biografia di Lavoisier scopro che:

1) ha identificato la composizione dell'acqua. Chiamando l'Idrogeno e l'Ossigeno così;

2) faceva l'esattore delle tasse;

3) a 28 anni aveva sposato una tredicenne;

4) migliorò la qualità della polvere da sparo dell'esercito francese;

5) è stato condannato a morte dopo la Rivoluzione Francese, "traditore della rivoluzione".

Tanta roba, per uno che ha inventato il sistema metrico decimale...Un giorno cercherò di capire che ruolo ha giocato nella storia del pensiero europeo, mi domanderò che cos'è il flogisto e che differenza ha con il fuoco. Poi berrò una pinta di birra pensando a questi cervelloni multi task del 19esimo secolo, che sapevano un po' di tutto fino a diventare, in qualcosa, i più famosi del mondo. Con una scoperta che iniziava a fare scuola.

Non so se è proprio vera o no questa storia del "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma" o se è una di quelle leggi che nessuno ha mai messo in discussione. Quello che so è che anche solo il dubbio che l'impulso che hanno tante persone di voler lasciare una traccia di sè possa nascere da istinti animali, che si tramandano di generazione in generazione, di padre-madre in figlia-figlio mi affascina incredibilmente. Cambiano i composti chimici, ma la massa è la stessa.

E poi mi addormento, pensando che io quella frase l'ho sempre associata ai rapporti tra le persone.

10 ottobre, 2010

Sunday London Calling- L'accumulazione delle tessere magnetiche

La febbre oggi mi tiene a casa. E Londra oggi è in casa con me. Splende il sole e il cielo è blu. Essendo un fenomeno metereologico che di settimana in settimana diventa sempre più raro sono abbastanza infastidita dalla reclusione forzata. Ma tant'è. Tachipirina, sciroppo per la tosse e libri.

E' da un po'di giorni che penso a cosa avrei scritto oggi. Mentre ieri scendevo a recuperare il sacchetto di medicine che mi hanno portato i miei amici ho dovuto scartabellare per cinque minuti nel portafogli per trovare il badge che mi permette di aprire il cancello della residenza universitaria.

Ebbene si', per ogni porta e per ogni servizio qui c'è una tessera magnetica. In solo un mese e mezzo di vita universitaria londinese ne ho già accumulate 8.

All'arrivo all'aereoporto di Heathrow ho comprato la mia prima Oyster Card. Una ricaricabile che ti permette di risparmiare sul costo del biglietto per usare i mezzi. Per ottenerla si versa una cauzione di 3 sterline che ti vengono restituite nel momento in cui la ridai agli appositi sportelli. A questa in settimana si è aggiunta la Oyster 18+. Riservata agli studenti e caratterizzata da una fotina.

Le tengo entrambe. La 18+ per me e l'altra per quelli che mi vengono a trovare.

Poi c'è la tesserina per ricaricare il cellulare. La si consegna al negoziante, si dice di quanto si vuole "top-up" e il gioco è fatto. Si risparmia la carta e lo sbattimento di grattare via la striscia argentata, ma è un'altra cosa da non dimenticarsi quando si va in giro.

La giornata universitaria richiede almeno altre due tessere, che si uniscono al sopramenzionato badge per entrare in casa. La ID card dell'università, fondamentale per passare i tornelli, cui si aggiunge quella per fare le fotocopie in biblioteca.

Ah, la biblioteca. Un aspetto meraviglioso delle università londinesi è che costituiscono una sorta di network. Io, studentessa della SOAS, ho accesso a TUTTE le biblioteche dei college di Londra: dalla London School of Economics al King's College, passando per la UCL. Peccato che per esecitare questo mio diritto non sempre basti la mia ID SOAS. Ho già la tessera della Senate House Library, cui si è aggiunta quella delle fotocopie per il Centro di Antropologia del British Museum. E siamo solo all'inizio.



E poi ovviamente, non poteva mancare la tessera di Waterstone's, una specie di Feltrinelli inglese, che offre tutto, compreso un vasto assortimento di libri usati e sconti per gli studenti. Con il badge, per ogni £ spesa accumulo 3 pence. Non male. Peccato che per ottenere il 10% di sconto riservato agli studenti debba sempre esibire la tessera dell'università.

03 ottobre, 2010

Sunday London Calling- Cambiamenti climatici

Accompagno la mia amica Valentina al negozio di telefonia O2 in Tottenham Court Yard. Mentre lei si intrattiene col commesso per attivare internet nel suo nuovo appartamento io mi incanto di fianco alla cassa, dove in una scatolina rosa shocking ci sono dei ciondolini, che con un negozio di cellulari mi paiono poco collegati.



Guardo, vedo che il ciondolino costa 3£ e da studentessa che si porta la schiscetta da casa per pranzo decido di lasciare perdere l'acquisto.

Ma mi resta impresso il sito www.1010uk.org

Lo vado a cercare e scopro che:

1- il ciondolino era un pezzo del boeing G-BDXH, che nel 1982 è stato costretto a un atterraggio di emergenza a Jakarta a causa di un guasto al motore mentre passava sopra al vulcano Mount Galunggung. Dopo aver inquinato l'aria per anni con le sue emissioni di CO2 nel 2010 il boeing è stato trasformato in 150,000 collanine promozionali


2- Il 10 ottobre 2010 (10:10 etc) è stata promossa come giornata mondiale di azione
per la riduzione del 10% delle emissioni di C02. In 140 paesi del mondo.

3- Che se, quando si è alla guida, si accelera e decelera con delicatezza invece che inchiodare o partire a manetta, si possono ridurre le proprie emissioni del 30%.

Insomma, da un giro pomeridiano alla O2 ho scoperto una miniera: un impegno di cittadini di tutto il mondo per ridurre nella loro quotidianità, almeno per un giorno, l'inquinamento, con diverse piccole azioni. L'obiettivo dichiarato è quello di "mandare ai governanti del mondo un messaggio chiaro: le persone, in qualunque luogo, sono pronte ad affrontare i cambiamenti climatici e a farlo contribuendo in prima persona". Tutto questo per rispettare gli obiettivi internazionali: una riduzione di C02 del 30% entro il 2020.

Non so come l'Italia contribuirà all'iniziativa. Non so nemmeno se se ne sia vista traccia sui media italiani.

Ma se in Croazia e in Russia gli studenti di alcune scuole pianteranno 10,000 alberi; se il presidente delle Maldive installerà pannelli solari sulla sua abitazione; se la O2, cioè una specie di Vodafone inglese, vende ciondolini e aderisce all'iniziativa forse anche da noi si può fare qualcosa.

Io personalmente qui a Londra faccio le scale a piedi e a Milano ho firmato per i cinque referendum sulla mobilità e l'ambiente.

E adesso mi riguardo il video sull' Happines Planet Index


Sognando la Costa Rica.

26 settembre, 2010

Sunday London Calling- E allora muoviti, muoviti...

Londra è una città che è stata così tanto raccontata, vissuta e camminata che può capitare di trovarsi a fare delle considerazioni e poi pensare "oddio, questa è proprio banale. Possibile che non mi vengano in mente affermazioni più originali?!"

Dopo un pochino si comincia a farci l'abitudine e un cocktail di sano entusiasmo e genuina voglia di conversazione prende il sopravvento.

Uno dei topic classici è "come funzionano i trasporti qui, non funzionano da nessun'altra parte".

Non parlerò della metropolitana, la cui mappa fa parte dell' iconografia moderna quanto le serigrafie di Andy Warhol




La perla sono gli autobus.

Le piattaforme riportano indicazioni chiare su fermate, incroci, cambi. Le tempistiche indicate sono vere. L'entrata obbligata dalla porta "del conducente" ti costringe a pagare il biglietto. E la tela dei movimenti è fitta e ragionata come quella della tube: da qualunque punto della città riesci ad arrivare dove vuoi. Magari con tempi lunghi dati dalle distanze, ma tutto è alla portata di tutti.

Praticamente non ci si può sbagliare. E la sensazione più bella è sapere che anche di sera, a qualunque ora tu esca dal club o dal locale, troverai uno di quei giganti rossi che ti aspetta. Affollato e chiassoso come il pullman della gita delle medie.

Parole di altri

"Esiste una verità più profonda dell'esperienza, che sta al di là di ciò che vediamo, persino di ciò che sentiamo. E' una categoria di verità che separa ciò che è profondo da ciò che è soltanto razionale: la realtà dalla percezione. Di solito questa categoria di verità ci fa sentire inermi, e capita che il prezzo da pagare per conoscerla, come il prezzo da pagare per conoscere l'amore. sia più alto di ciò che i nostri cuori sono in grado di tollerare. Non sempre la verità ci aiuta ad amare il mondo, ma senza dubbio ci impedisce di odiarlo. L'unico modo di conoscerla è condividerla da cuore a cuore: proprio come Prabaker me l'ha raccontata, proprio come io la racconto a voi".

Shantaram, Gregory David Roberts
http://www.blackmailmag.com/gregory_david_roberts_shantaram.htm

09 giugno, 2010

Sidro

Bevo il sidro irlandese. Piu' leggero e piu' dolce della birra. Ho giocato a calcetto, buttato fuori le tossine, rimosso per qualche ora la stanchezza mentale, la confusione e la rabbia di questi giorni. Ho ripreso possesso della serenita' e della felicita'.

Penso a tutto quello che vorrei cambiare, dire, urlare e mi ricordo la fatica che ho fatto negli ultimi mesi e anni per ricordare l'arte della Pazienza.



Ascolto la canzone e mi ricorda una vita fa. Un mare di sogni e novita' e desideri inspiegabili.
E poi ci si ritrova in una stanza di Roma. Con il cielo che mostra le stelle. Che per una nata a Milano dove il cielo e' spesso bianco non e' mica una cosa scontata.

20 settembre, 2009

tra taniche e carri armati

Avevo paura di dimenticare, invece mi sa che ricordo benissimo.
Ho ricordi nitidi che si mischiano con i disegni di una Milano nuova, che stento a riconoscere e in cui stento a riconoscermi.
Il ricordo sale osservando un sorriso, o raccontando una storia. Sale istintivo, a volte arrabbiato a volte lucido, analitico e circostanziato.
Ieri c'era la coda per entrare al Leoncavallo. E la calma con cui l'ho affrontata mi ha sorpresa. Forse dopo aver visto per mesi le persone scendere dall'autobus 124 che da Gerusalemme porta al Checkpoint 300, il collegamento/scollegamento con Betlemme, vivo le code con energie diverse.
Centinaia di uomini che ogni giorno tornano a casa dal lavoro, esibiscono carta di identita' verde, con scritta anche la loro "religione", al soldatino di guardia, appoggiano la mano sull'apposito lettore di impronte digitali e via, tornano a casa.
La mattina dopo saranno le tre di notte e sara' di nuovo coda per affrontare la gimcana che li porta dalla parte degli 8 metri di muro dove c'e' piu' lavoro, piu' salute, piu' scuola. E li' sara' metal detector e inginocchiarsi e togliersi le scarpe e ripassare decine di volte, senza cintura, senza calze, senza giubbotto...
E guardavo le foto dei ragazzi del Leoncavallo che lanciano mattoni dalla cima del loro edificio, sulla polizia che avanza durante uno dei tanti ordini di sgombero.
E pensavo a chi manifesta ogni settimana a Bilin senza magari lanciare nemmeno una pietra. E poi muore colpito in pieno petto da un lacrimogeno. E basta, niente piu' sorrisi e niente piu' generosita'.
Antonio mi chiede se i ragazzi palestinesi sono curiosi o diffidenti verso il "nostro mondo". E la risposta che sale istintiva e'che questo mondo la maggior parte di loro non se lo immagina neanche. Si', vedono qualcosa in tivu e chi di loro ha studiato di piu' ha voglia di andare in giro, vedere. Ma la maggior parte di loro e' gia' un miracolo se ha visto Gerusalemme. Alcuni forse non hanno nemmeno mai visto il mare.
E allora questo mette tutto sotto un'altra luce.
Mi sono accorta tante volte in questi mesi che Israele e la Palestina non sono il centro del mondo, ma staccarsi da quello che e' stato il tuo centro e' doloroso. Piu' di quanto pensassi.
Ho negli occhi le immagini delle vie strette dei campi profughi, dove per passare tra una casa e l'altra a volte e' piu'comodo mettersi di profilo. Dove si sente distintamente se uno tira l'acqua, starnutisce, ride o piange. E ho negli occhi le immagini delle taniche sui tetti e dei panni stesi.
E il ricordo di me che ogni volta guardando verso l'alto penso che "tank" vuol dire sia carro armato che tanica.
Ho voglia che arrivino le foto che stanno attraversando il Mediterraneo e ora per ricordare meglio accendo il narghile'...

06 marzo, 2008

10 gennaio, 2008

Il dolce sapore delle ciliegie



Lisbona ha cercato di tenermi con sè, circondando ogni passo di dolcezza e malinconia, sotto il suo cielo nero e la pioggia leggera, che accarezza senza graffiare.
Varia, colorata e diroccata. In questo tempo e nei tempi passati, con mille volti e la stessa faccia. Come i tanti nomi di Pessoa e la statua di Camoes che lo guarda dall'alto del suo piedistallo. Mentre il poeta delle identità multiple si fa fotografare con i turisti davanti alla Brasileira, il suo bar preferito. Proprio lui che, a quanto dicono, odiava farsi fotografare. Forse timoroso che qualcuno potesse scoprire in uno scatto la profondità della sua anima. Quella oltre i nomi e i soprannomi.
Lisbona ha il sapore della crema di Belém, tutti i colori del cielo e il profumo dei boschi di Sintra.
Lisbona ha cercato di trattenermi su un mirador, mentre il castello giallo di Sao Jorge mi riportava al tempo dei mori, dopo aver attraversato i vicoli dell'Alfama. Concentrata sulla strada, in attesa di vedere i vicoli aprirsi e dominare case, piazze, il Tejo e in lontananza l'Oceano. E pensare che la vita è una cosa meravigliosa
L'oceano che con le sue onde muove le note del fado che aleggia tra lontananza, amore e malinconia.
Le mille foto della sera, sorseggiando birra o vino, in modalità "presentazione". Facce stanche e sorridenti che si riguardano, in attesa che il sonno arrivi, avvolgendo risate e pensieri. Spegnendo le parole. Ognuno col suo viaggio ognuno diverso. Ma 2151 kilometri lontani da tutto, tranne che da noi stessi.
I litri di Porto, intervallati dalla notte.
Il sipario morbido delle nuvole che si chiude tra terra e cielo mentre l'aereo si alza in volo.
Ogni viaggio porta con sè lacrime sorridenti, trattiene con sè pezzi di anima e ne genera di nuovi.
Come la vita.

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