provaci tu a dare un nome al passato (cioè: cronologia)

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26 gennaio, 2011

Queste sono 483 parole



Credo di non aver mai scritto una bozza di quello che poi avrei pubblicato su questo blog.

Ma stasera, in questa casa ancora non collegata a Internet, scorrono dei pensieri a cui voglio dare spazio su Poguemahoney, e l'unico modo che ho per farlo è immaginare il rassicurante controrno dei link e delle immagini.

Devo scrivere entro giovedi 300 parole per Soas Spirit. Ho letto e riletto i materiali sull'iniziativa Iraq Libero dei Radicali. Ho preso appunti e fatto schemi. Per poi realizzare che 300 parole corrispondono solo a 3 volte queste poche righe.

Ho capito finalmente cosa intende Pannella quando dice che la pace in Iraq era a un passo e invece Bush e Blair hanno preferito fare la guerra. Saddam poteva andare in esilio se solo glielo avesse chiesto la Lega Araba e non 'l'Occidente'. E invece le vie diplomatiche si sono fermate. La 'ragion di stato' ha preso il sopravvento sulla 'coscienza di stato', dice Pannella.

Ho capito che l'unica domanda da fare adesso a Tony Blair è PERCHE'? La domanda all'ex Primo Ministro Inglese la può porre solo la Commissione Chilcot, l'unica fino a questo momento istituita ufficialmente da uno dei Governi che ha dato il via al massacro della popolazione iraqena nel 2003.

Ho capito che cosa mi ha arricchita nel partecipare alla Veglia per la verità del 20 gennaio. Quando insieme a un altro manipolo di pazzi abbiamo passato una notte in una via semideserta di Londra, a presidiare il luogo della Commissione. Mi ha riempito il cuore l'aver dato il mio corpo per la verità: 'siate il cambiamento che volete vedere nel mondo'. La me sognatrice pensa ancora che in questo mondo abbia un senso cercare la verità.


Non so se l'esilio di Saddam sarebbe davvero stata una scelta politica valida. Il posto dove studio, le cose che leggo in questo periodo, i viaggi che mi faccio tra biblioteche, metropolitane e coffe shop con più o meno stabili reti wi-fi mi stanno facendo mettere in discussione tutto, anche la diplomazia , gli equilibri e le relazioni transnazionali, che sì, mi rendo sempre più conto, spesso sono basate su finzioni, rappresentazioni e colonialismi-di vecchio o nuovo stampo. Dove le 'democrazie' (con sempre più virgolette) rappresentano sempre il bene e gli altri rappresentanto sempre il male. In una dinamica di etichette che spesso nasconde tanta ipocrisia.

Ma quello che so è che una verità da cercare c'è sempre. Per quanto scomoda e nascosta.

E se quella verità può contenere una spiegazione di come si sarebbe potuto evitare almeno in parte un massacro di vite innocenti, beh, io per quella verità il freddo ho ancora voglia di sentirlo nelle ossa.

E se ci sono 10 pazzi che il freddo lo prendono con me mi sento meno sola quando cerco di orientarmi tra singoli frammenti di piccole verità.

26 novembre, 2010

La fantasia come necessità

Nei suoi manuali Gene Sharp afferma che uno dei principali obiettivi di un'azione nonviolenta deve essere quello di rivelare l'aggressività e la violenza del potere.

Roma, 23 novembre 2010, Book Bloc

Vedere i poliziotti che manganellano Moby Dick e Don Chisciotte è quella rivelazione. Se ancora ce ne fosse bisogno.

18 novembre, 2010

Con Marcos per le vie del Messico


Stasera assaporo il mio distacco dall'Italia. Non solo il distacco fisico, ma anche quello mentale. E' un distacco benefico, che allontana dagli schemi in cui ci si rischia di irrigidire frequentando- alla fine- sempre le stesse persone, finendo col parlare gli stessi linguaggi, indossando gli stessi occhiali per guardare la realtà.

Poi arriva una sera londinese, in cui fa freddo per uscire, e in cui the internet è l'unica compagnia. Una di quelle sere in cui mi mi prendo il tempo per me, in compagnia di Calma e Pazienza.

E allora mentre cucino la pasta alla matriciana decido che appena me ne torno in camera cerco su youtube qualcosa sugli Zapatisti e sul Sub Comandante Marcos.

Nelle banalizzazioni di tutti i giorni mi immaginavo un "komunista", incappucciato per nascondersi dalle forze dell'ordine messicane. Insomma. per usare un termine che di questi tempi funziona un po' in tutte le stagioni...una specie di "terrorista".

Dopo un minimo di selezione, che più o meno corrisponde allo zapping che si farebbe con il telecomando, trovo finalmente le 5 parti di un documentario che sembra fare al caso mio: "L'altro Messico", scritto e diretto dalla giornalista Francesca Nava.

Spengo la luce, mi spalmo sulla sedia e mi lascio trasportare, seguendo "l'altra campagna": un viaggio per le strade del Messico, in contemporanea alla campagna elettorale delle elezioni presidenziali del 2006. Il Sub Comandante Marcos non chiedeva voti, non invitava ad unirsi al movimento zapatista, ma solo a pensare, riflettere



E cosi', in poco meno di un'ora, scopro che cosa significa il passamontagna, vedo in faccia lo scrittore Paco Ignacio Taibo II, mi ritrovo a pensare come la politica sia snaturata in tutti i posti del mondo e come la creatività possa essere l'unica soluzione per mettere insieme persone diverse.

Penso anche che, forse, in Italia non abbiamo ancora abbastanza fame per inventarci forme di lotta cosi' intense. Penso che sono ancora troppo poche le persone che avrebbero il coraggio di coprirsi il volto per rappresentare il silenzio a cui cerca di costringerci il potere.

22 giugno, 2010

Libertà, Libertà: un'altra Italia in piazza

Nel fine settimana in cui il Sindaco Alemanno annuncia la costruzione a Roma di 51 nuove parrocchie, il popolo dei "credenti in altro" sfila per le vie della capitale, dalla Bocca della Verità alla statua di Giordano Bruno. Lo scopo della marcia è la denuncia delle difficoltà nell'esercizio della libertà di culto che in Italia vivono tutte le persone che non scelgono la Chiesa Cattolica.



L'iniziativa era stata presentata durante una conferenza stampa giovedi 17 giugno da Mario Staderini e Michele De Lucia, segretario e tesoriere di Radicali Italiani, Stefano Bogliolo, pastore della Chiesa Evangelica Cristiana di Torre Angela e Leonardo De Chirico, vicepresidente dell'Alleanza Evangelica.

Durante la conferenza stampa " Le violazioni della libertà religiosa in Italia, dall'esercizio del culto al pluralismo televisivo" gli organizzatori avevano denunciato il fatto che, a Roma, a 200.000 persone non sia garantita nemmeno la possibilità di costruire edifici di culto - a proprie spese - sui terreni comunali, un atteggiamento che costringe almeno 200.000 cittadini a usare garage, appartamenti e strutture di fortuna per i loro momenti di incontro. Un "atteggiamento in continuità col fascismo" dice Mario Staderini.

La marcia è stata anche un'occasione per rendere pubblica la richiesta fatta al sindaco di ricostituire la Consulta delle Religioni, avviata dalla giunta Veltroni. Un progetto che metteva in contatto diverse comunità religiose presenti a Roma e che con la nuova amministrazione è rimasto accantonato.

I Radicali e gli Evangelici individuano la Rai come una delle prime responsabili di questo attacco alla libertà individuale delle persone : secondo i dati forniti dal Centro d’ascolto dell’informazione - dal 1 gennaio 2009 al 30 aprile 2010 - i telegiornali della tv pubblica hanno riservato il 99% del tempo dedicato alle religioni ad esponenti della Chiesa cattolica, mentre i telegiornali Mediaset addirittura il 100%. Praticamente il 2% dei residenti in Italia viene completamente ignorato dai principali media. Dato ancora più impressionante se si considera che l'80% degli italiani risulta "battezzato" nei registri, ma di fatto non pratica.

Suonano come una proposta le parole Leonardo De Chirico, vice presidente dell'Alleanza Evangelica, rispetto alla inaspettata accoppiata Radicali - Evangelici: "Dobbiamo introdurre e iniettare in questo paese dosi di pluralismo culturale, in modo tale che questa situazione arretrata possa essere oggetto di un potente scossone culturale, legislativo, costituzionale".


http://www.youtube.com/radioradicale#p/u/0/yT_g6T21xWI


E qualcosa si è mosso per le strade di Roma sabato 19 giugno. Sotto la statua di Giordano Bruno a Campo de'Fiori c'era un pezzo di quel popolo italiano che non si riconosce nel modello religioso della Chiesa Cattolica. Quell'Italia che sa ancora restare colpita da una frase pronunciata da Marco Pannella: "che paese è questo: l'unico che non abbia conosciuto davvero la riforma e che non smette mai di produrre controriforma".

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