provaci tu a dare un nome al passato (cioè: cronologia)

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25 dicembre, 2011

Gli italiani sono avanti: il mondo, il Natale e Twitter

Relax postprandiale. Dieci anni fa a casa si stava davanti alla televisione, ora ognuno davanti al suo computer/iphone. Non sociale, ma sociologicamente interessante. E, penso, sempre meglio della messa.

Mi sono dilettata a guardare i TT di Twitter (per chi non usa twitter significa trending topics o temi di punta: le parole più usate su twitter). In pratica una lista di parole chiave. L'utente twitter può selezionare un paese di riferimento e vedere quali sono le parole (o gli hashtag) più utilizzate nei tweet in quel momento. 

Così scopro che in Malesia, a Kuala Lumpur, il primo hashtag dopo Merry Christmas è #10ofmyfollowersiwoulddate (10 dei miei followers con cui uscirei).

In Cile ci si confronta su #miregalotech, il regalo tecnologico che si è ricevuto. 

Gli inglesi, appassionati di quiz da pub, si interrogano su che diavolo sia e come sia riuscito a diventare trending topic l'hashtag #internationa1DChristamsquiz. Un quiz nel quiz.

Ma nemmeno in Spagna si arriva al cattolicesimo tutto italiano: qui siamo già a parlare di Pasqua. Volenti o nolenti abbiamo un calendario biologico-cybernetico che segue quello liturgico. 


03 novembre, 2011

Anobii rallenta, Goodreads gode

venerdi scorso è uscito un mio articolo su Saturno, l'inserto culturale del Fatto Quotidiano in edicola ogni venerdi. 

Eccolo qua in versione integrale, prima dei tagli redazionali.

Anobii rallenta, Goodreads gode
di Virginia Fiume 


Il mondo delle librerie online è diventato famoso tra gli utenti web italiani negli ultimi cinque anni per lo più grazie ad Anobii, l'ormai popolare 'comunità di lettori online', con i suoi oltre 30 milioni di libri registrati. Il meccanismo di funzionamento è piuttosto semplice ed intuitivo: il lettore- utente al momento della registrazione crea la propria libreria, con gli scaffali, i libri da leggere, quelli letti e quelli in lettura. Ogni volta che accede al proprio profilo arriva a una schermata dove vengono elencati gli ultimi aggiornamenti degli altri utenti, sia 'amici' che non. E' possibile poi navigare tra le librerie degli altri o cercare persone con gusti simili ai nostri. E' attraverso lo scambio e l'interazione che si allargano le possibilità per i lettori di conoscere nuovi libri e nuovi autori.

'La differenza tra Goodreads e Anobii è la stessa che c'è tra Prada e H&M. Entrambi vendono lo stesso prodotto, ma l'aria che si respira cambia' si legge sul blog provetecnichedisogni, e così emerge anche sui blog italiani il grande concorrente di Anobii, il colosso statunitense Goodreads. La sfida tra i due si gioca a livello globale: secondo i dati di Google Trends nel biennio 2009- 2010 le due librerie online si sono spartite un mercato che tocca punte di anche più di 300,000 visitatori unici mensili. Il blogger jumpingshark ha comparato i dati, mostrando come in Italia Anobii arrivi anche a 30,000 visitatori unici, e Goodreads scompaia dai grafici. Viceversa, sul pubblico americano Goodreads arriva a 140,000 visitatori ed è Anobii a scomparire dagli assi cartesiani.

Un ulteriore metro di questa disparità sono le pagine Facebook: il gruppo Anobii Italia ha 3.182 membri, la pagina Goodreads Italia, nata solo nel febbraio 2011, di fan ne ha 62. Certo, Facebook non garantisce il censimento della rete, ma è giusto accettare il fatto che la penetrazione del popolare social network nella società italiana non abbia eguali in Europa.

Probabilmente una delle principali cause della scarsa conoscenza di Goodreads da parte dei lettori italiani deriva dalla non-conoscenza della lingua inglese. Ma qualcosa ha cominciato a muoversi per la piattaforma americana anche nel nostro paese: scrivendo 'Italia' nel motore di ricerca interno al sito si accede al gruppo 'Goodreads Italia': trucchi e spiegazioni sull'uso della piattaforma, ma anche gruppi di lettura e forum in cui ci si scambia opinioni sugli ultimi libri acquistati. E' divertente leggere il thread sugli 'acquisti di ottobre': Carroll, Pynchon e Capote dominano la scena. E si guadagnano parecchie critiche. Un utente, Kibisis, suggerisce, su richiesta di un altro utente, un buon metodo per digerire la lettura di Pynchon: "Ho preparato il necessario: bibitone di Maalox con cannuccia annessa e tavoletta di cioccolato fondente (70%) per addolcire il palato. Poi ho aperto il libro ed iniziato la lettura. A pagina 14 ho quasi terminato la bibita; a pagina 16, la tavoletta... e....pare che il mix alchemico farmaceutico/dolciario abbia funzionato. Ora sono a quota 24. Ce la posso fare!"

Questa nuova presenza di lettori italiani su Goodreads può essere giustificata dai problemi di funzionamento che la piattaforma Anobii sta vivendo negli ultimi mesi. Per la precisione da quando nel 2010 ne è cambiata la proprietà. La società, fondata nel 2006 ad Hong Kong, è stata acquisita da una compagnia inglese sostenuta finanziariamente anche dalla grande distributrice HMV, e case editrici del calibro di Penguin, Harper Collins e Random House Group. Il tutto sotto la guida dell'italiano Matteo Berlucchi. Il social network ha deciso, come esplicitato da un comunicato stampa del marzo 2011, di trasformarsi in una piattaforma di e-commerce, stile Amazon per intenderci. Adattamenti e trasformazioni stanno, a detta degli utenti, causando grossi problemi nell'utilizzo.

Goodreads ha un'impostazione più raffinata e prestazioni superiori, che lo fanno assomigliare al famoso Facebook. Il 'lettore-utente' crea il suo profilo, sceglie i generi che lo appassionano e viene invitato a dare i primi punteggi ai libri. La motivazione è esplicita: 'ci aiuterà a segnalarti i libri più adatti ai tuoi gusti'. Nella colonna di destra si trovano un paio di curiosità interattive: il quiz e la citazione del giorno, le communities, gli avatar delle persone online, l'invito a partecipare al Reading Challenge: quanti libri riuscirai a leggere nel 2011? chi ha letto più libri con più di 500 pagine in un anno?

Un dinamismo che ha fatto ottenere ai suoi fondatori, gli americani Otis Chandler e Elizabeth Khuri Chandler, ex studenti dell'Università di Stanford, un grande successo: 6,200,000 membri, oltre 210,000,000 di libri archiviati, una newsletter che raggiunge 5,27 milioni di persone. Ogni giorno si collegano al sito 14 milioni di visitatori unici, vengono pubblicate 10,000 recensioni, 2,800 raccomandazioni di libri e 22,000 'giveaway'. Sono loro l'elemento che attira più la nostra attenzione: i libri in omaggio.
I due Chandler non sono nè dei benefattori nè dei filantropi, ma hanno una strategia di marketing ben definita, intuibile sin dalla procedura di registrazione e che viene esplicitamente spiegata in una apposita presentazione power point dove Goodreads spiega i vantaggi per gli editori e per gli autori. Campagne di pubblicità rivolte a un pubblico mirato, 'targettizzato' in ogni gusto ed elemento anagrafico. Gli autori possono creare le loro pagine personalizzate dove pubblicare contenuti in anteprima, organizzarsi autonomamente videochat con i lettori. Gli editori possono acquistare i tradizionali spazi pubblicitari sul sito o all'interno della diffusissima newsletter. Sono stati pensati anche dei pacchetti, del valore di 2500 dollari, che comprendono tutti gli escamotage della pubblicità online: dalla presenza nel quiz che appare in home page alla strategia di libri omaggio, regalati ai lettori e poi da loro stessi recensiti. E' grazie alla vendita di questi spazi pubblicitari che i 5 milioni di lettori della newletter di ottobre hanno trovato come consiglio per gli acquisti 'The secret life of wives' di Iris Krasnow, un romanzo su come il tradimento possa essere la linfa vitale del matrimonio. Non lo abbiamo letto, ma ci permettiamo di escludere una vittoria di premio Pulitzer.

Diversi nella forma e nel modo di finanziarsi, Anobii e Goodreads hanno una caratteristica in comune: la categoria 'i libri più popolari'. A dominare la scena sono sempre le stesse due saghe, quella di Twilight di Stephenie Meyer e, ovviamente, Harry Potter. Camminando tra gli scaffali virtuali si comprende che le leggi del mercato editoriale restano sempre la luce che viene puntata negli occhi dei lettori, soprattutto quelli più ingenui.

E allora, forse, tanto vale ricominciare a scegliere i libri per i profumi che si propagano da qualche scaffale più polveroso. E meno virtuale. 

(articolo pubblicato su Saturno, n.32, 28 ottobre 2011)



30 dicembre, 2010

Traduzioni rock



"That's all we have, finally, the words, and they had better be the right ones."
(Raymond Carver)

"Sono tutto quello che abbiamo, le parole. E farebbero meglio ad essere quelle giuste"
(trad. mia)

Prima di andare a nanna e tornare domani a concentrare l'attenzione su Max e Karl mi dedico a un po' di nomadismo web, visto che quello esterno è impedito dalla pioggia e dal freddo. Non ho nessuna voglia di fumare una sigaretta con la lumaca del muretto di fronte.

Dopo non-aver finito il libro di Nicholls ho ancora la testa tormentata dalle storie dei personaggi.

Spesso i romanzi "di successo" di autori inglesi mi piacciono molto di più delle commedie stile Notting Hill. Sarcasmo e ironia sono molto più fini, sfumando la meticolosa descrizione delle manie.

E, come le canzoni rock, chiamano semplicemente le cose con il loro nome.

I vagabondaggi, mentre cercavo qualche riferimento sulla frase di Raymond Carver dal sapore di estate, mi hanno portata a scovare altre citazioni tratte dai suoi libri. E traducendole mi domando dove giaccia la profonda differenza culturale tra inglesi e italiani. Se c'è. O se davvero siamo solo individui.

"I loved you so much once. I did. More than anything in the whole wide world. Imagine that. What a laugh that is now. Can you believe it? We were so intimate once upon a time I can't believe it now. The memory of being that intimate with somebody. We were so intimate I could puke. I can't imagine ever being that intimate with somebody else. I haven't been."
— Raymond Carver (Where I'm Calling From: Selected Stories)"

"Ti amavo così tanto. Davvero. Più di qualunque altra cosa al mondo. Ci credi? Ora fa quasi ridere. Eravamo cosi intimi un tempo che ora non ci posso credere che sia possibile essere cosi intimi con qualcuno. Potevo vomitare. Non riesco nemmeno a immaginare di essere cosi in intimità con qualcuno. Non lo sono mai stato."(trad. mia- Raymond Carver, Da dove sto chiamando. Racconti, 1988)




Photo's credits

07 dicembre, 2010

Tra whiskey e grano



L'ispirazione per il mio 400° post me l'ha data il buon Salinger.

Oggi mi sento come il Giovane Holden, che vagabondava per New York dopo aver lasciato lo studentato prima delle vacanze di Natale. A dire il vero lui aveva lasciato anche l'università. Io non mi permetterei mai di fare una scelta cosi azzardata.

Mi limito a svegliarmi ogni tre giorni in un quartiere diverso di Londra, potendo contare sulla solidarietà e l'amicizia. Sensazioni belle, che appianano un po' l'ansia di questi giorni di studio e freddo.


Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzi che fanno una partita in quell'immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c'è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull'orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere nel dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l'acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l'unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia. (cap. XVIII, Il Giovane Holden, J.D. Salinger)

22 ottobre, 2010

Ritorno al futuro

Tra poco mi rimetto con la testa sul libro. Resto ancora qualche minuto ad assaporare la nostalgia.




Non so di quale casa, non so di quale luogo. Forse, semplicemente, di alcune delle molteplici forme dell'Amore.


There's so many different worlds
So many different suns
And we have just one world
But we live in different ones

12 settembre, 2010

Sunday London Calling- Preferenze linguistico sessuali

Oggi non sono a Londra. Esigenze familiari mi hanno portata a Milano per il week end. Ma non perdo l'occasione della "rubrichina settimanale".

Oggi la divagazione è linguistica.

Mi ha sempre irritata il modo che hanno gli english native speakers di definire gli "eterosessuali".

Usano la parola STRAIGHT. Che letteralmente, come primo significato nel dizionario Cambridge online che consulto ultimamente riporta: "dritto, non curvo", come secondo "onesto", e poi a seguire "chiaro", "ordinato", "tradizionale".

Insomma, un'area semantico-culturale che ho sempre visto associata a esternazioni di vescovoni, sessuologi e psicologi del TG1 o alla Alberoni. Diciamo non i miei luminari preferiti.

Mi stupisce che nelle patrie del politically correct si scelga un termine del genere.
A cui tendenzialmente, nella lingua comune, per dire genericamente "omosessuale" si contrappone "queer": "strambo".

Dritto rispetto a cosa?
Strano rispetto a cosa?

04 giugno, 2010

Paradossi e parole


Una moschea di Gaza dopo uno dei bombardamenti dell'Operazione Piombo Fuso, dicembre 2009- gennaio 2010


"Anger is a ferocious creature. Journalists are supposed to avoid this nightmare animal, to observe this beast with ‘objective’ eyes. A reporter’s supposed lack of ‘bias’ – which, I suspect, is now the great sickness of our Western press and television – has become the antidote to personal feeling, the excuse for all of us to avoid the truth. Record the fury of a Palestinian whose land has been taken from him – but always refer to Israel’s ‘security needs’ and its ‘war on terror’. If Americans are accused of ‘torture’, call it ‘abuse’. If Israel assassinates a Palestinian, call it a ‘targeted killing’. If Iraq has become a hell on earth for its people, recall how awful Saddam was. If a dictator is on our side, call him a ‘strongman’. If he’s our enemy, call him a tyrant, or part of the ‘axis of evil’. And above all else, use the word ‘terrorist’. Terror, terror, terror, terror, terror, terror, terror. Seven days a week.

"That’s the kind of anger that journalists are permitted to deploy, the anger of righteousness and fear . . . For journalists, this has nothing to do with justice – which is all the people of the Middle East demand – and everything to do with avoidance. Ask ‘how’ and ‘who’ – but not ‘why’. Above all, show respect. For authority, for government, for power. And if those institutions charged with our protection abuse that power, then remind readers and listeners and viewers of the dangerous age in which we now live, the age of terror – which means that we must live in the Age of the Warrior, someone whose business and profession and vocation and mere existence is to destroy our enemies."

Robert Fisk, The Age of the warrior, 2008, FSC

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