Stamattina ho pianto. Saddam Hussein è morto. E' stato impiccato. Non per una giustizia sommaria o per un'insurruzione della folla. Ma per una sentenza del Tribunale del suo paese. Non mi spingerò mai a dire che si tratta di un tribunale fantoccio di un paese retto da un governo fantoccio. Non ho gli strumenti per farlo, non ho sufficienti conoscenze nè sulla situazione del medio oriente, nè di tipo geopolitico in generale. Ma va bene così, le avrò. Il problema è che un uomo è stato condannato a morte. Ed è morto, impiccato, appeso ad una forca.
Un dittatore sanguinario stamattina penzolava su una forca di Bagdad. Penzolava, con i pantaloni intrisi di tutto quello che il corpo rilascia per l'ultima volta, col volto deformato dall'ultimo dolore. E nel frattempo, per un attimo, la folla (perchè sicuramente una folla ci sarà stata) si è ammutolita. Silenzio per qualche secondo.
E poi il fragore di una notizia enorme, intensa, che cambia di nuovo l'assetto del mondo. C'è poco da fare, nella nostra piccola macchia di mondo occidentale la morte di un dittatore sanguinario irakeno cambierà il volto ad ogni cosa.
Magari non a chi non legge i giornali, non a chi se n frega completamente di tutto quello che si avvolge intorno a noi ogni giorno.
Ma chiunque abbia un po' di curiosità nel guardare il mondo non può restare indifferente a questa notizia.
Un dittatore sanguinario stamattina penzolava su una forca di Bagdad. Penzolava, con i pantaloni intrisi di tutto quello che il corpo rilascia per l'ultima volta, col volto deformato dall'ultimo dolore. E nel frattempo, per un attimo, la folla (perchè sicuramente una folla ci sarà stata) si è ammutolita. Silenzio per qualche secondo.
E poi il fragore di una notizia enorme, intensa, che cambia di nuovo l'assetto del mondo. C'è poco da fare, nella nostra piccola macchia di mondo occidentale la morte di un dittatore sanguinario irakeno cambierà il volto ad ogni cosa.
Magari non a chi non legge i giornali, non a chi se n frega completamente di tutto quello che si avvolge intorno a noi ogni giorno.
Ma chiunque abbia un po' di curiosità nel guardare il mondo non può restare indifferente a questa notizia.
Avrei dovuto gioire per la morte del dittatore? Non lo so. Avrei dovuto sentirmi invasa della soddisfazione del "giustizia è fatta"?Non lo so. Avrei dovuto piangere per i milioni di morti che ha lasciato la sua dittatura? Non so nemmeno questo. In Irak si stava meglio quando si stava peggio, come sostengono molti?Forse. Non so niente in questo momento. In me fanno a pugni la rabbia, il senso di vuoto, la paura. La voglia di urlare e il coraggio.
Ho pianto perchè ho letto un articolo di Fabrizio Roncone sul Corriere. Parlava di Pannella, che non si rassegna alla notizia e continua lo sciopero della fame. Sento il senso dell'ingiustizia scorrermi veloce e doloroso nelle vene. Col solito sapore amaro che mi lascia sul retro della bocca ogni ingiustizia. Mi sento una bambina, mia madre non capisce le mie lacrime, ma c'è poco da fare. Soffro e piango.
Perchè non è giusto.
Non si crea una democrazia con la morte di una persona. Questa non è la democrazia giusta e libera per cui le persone hanno lottato, non è quella per cui la gente ha fatto le rivoluzioni. Non si educano i popoli con la morte.
Io credo profondamente nell'educazione alla democrazia. Ci credo davvero con tutto il cuore, ma a questa democrazia della morte e dell'uccisione no.
Ho pianto perchè ho letto un articolo di Fabrizio Roncone sul Corriere. Parlava di Pannella, che non si rassegna alla notizia e continua lo sciopero della fame. Sento il senso dell'ingiustizia scorrermi veloce e doloroso nelle vene. Col solito sapore amaro che mi lascia sul retro della bocca ogni ingiustizia. Mi sento una bambina, mia madre non capisce le mie lacrime, ma c'è poco da fare. Soffro e piango.
Perchè non è giusto.
Non si crea una democrazia con la morte di una persona. Questa non è la democrazia giusta e libera per cui le persone hanno lottato, non è quella per cui la gente ha fatto le rivoluzioni. Non si educano i popoli con la morte.
Io credo profondamente nell'educazione alla democrazia. Ci credo davvero con tutto il cuore, ma a questa democrazia della morte e dell'uccisione no.
E forse l'Europa, l'Italia, e tutti gli altri, hanno espresso la loro disapprovazione per la condanna a morte. Ma non abbastanza, perchè niente di concreto è successo. E io vivo ancora nell'illusione di un mondo dove le cose possono cambiare. Dove le istituzioni hanno il potere, il dovere di cambiare le cose, di fare gesti forti, coraggiosi. Gesti che possono essere più forti di qualcosa come una condanna a morte.
E mi illudo che il mondo possa capire che ammazzarne uno per educarne cento non può essere un criterio alla base di una democrazia.
E mi illudo che il mondo possa capire che ammazzarne uno per educarne cento non può essere un criterio alla base di una democrazia.
Pur essendo convinta che la democrazia sia qualcosa a cui si può e si deve educare. Ma quando si educa si cerca di farlo senza insegnare anche gli errrori. E la condanna a morte è un errore, un'ingiustizia esplicita. O quanto meno è illogica.
Non è questo il sogno della democrazia.
La democrazia è un sogno, un bisogno. Qualcosa che cambia sempre. Che può sempre migliorarsi e che per migliorarsi ha un bisogno disperato di ogni persona, ogni decisione è un gradino in più.
O un gradino in meno.
Le scelte le fanno gli uomini. Ogni scelta ha delle conseguenze.
E le conseguenze della morte di Saddam Hussein ci saranno. Eccome se ci saranno.
La più dolorosa però sarebbe la perdita dell'ideale. E questa sconfitta io non la voglio subire. Anche se oggi sono arrabbiata.
Non è questo il sogno della democrazia.
La democrazia è un sogno, un bisogno. Qualcosa che cambia sempre. Che può sempre migliorarsi e che per migliorarsi ha un bisogno disperato di ogni persona, ogni decisione è un gradino in più.
O un gradino in meno.
Le scelte le fanno gli uomini. Ogni scelta ha delle conseguenze.
E le conseguenze della morte di Saddam Hussein ci saranno. Eccome se ci saranno.
La più dolorosa però sarebbe la perdita dell'ideale. E questa sconfitta io non la voglio subire. Anche se oggi sono arrabbiata.
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