Scorrono i binari del "Giorno disumano", nella luce gialla i chitarristi e il bassista di Gianna Nannini protraggono la fine del concerto il più a lungo possibile, forse consapevoli che siamo tutti col fiato sospeso, nella speranza che non si fermino mai.
Quando è tutto finito faccio fatica a lasciare il centro del prato. Mi sembra che tutta me stessa abbia il diritto di restare immersa in quei suoni, che caricano le mie vene d'amore.
Ho saltato, saltato, saltato, gridato, gridato, gridato. Vissuto ogni singolo istante gustandone l'irripetibilità. Con vicine le persone con cui volevo essere.
Gianna non parla durante il concerto, sorride.
Ha 52 anni e una forza in grado di rendere più leggero il cuore. O di renderlo pesante, con la verità delle sue emozioni.
Gianna è una donna. Non è lesbica, non è etero, non è un'icona, non è un'etichetta. E' energia. Un'energia che scava emozioni, trova parole e melodie e le regala a chi le sa capire.
Non so raccontare il crollo delle mura del castello con America, o con Meravigliosa Creatura e Scandalo.
Il ritmo di Amandoti.
E so che Radio Baccano non mi è mai sembrata così bella.
Ad aprile la chicca extra album era stata "Notti magiche", ad agosto "Avventuriera", ma questa volta il regalo mi ha fatto salire qualche lacrima,ricordandomi il sole e il vento e le pietre e la sabbia.
E poi c'è la bella assente, Pazienza.
E tutta l'ubriachezza della notte e del risveglio è rock.
Siamo noi la California, siamo noi la libertà.
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