
Per la prima volta in tre settimane mi fermo e provo a scrivere.
Domani è Capodanno. Probabilmente, come al solito, tra le 23.50 e 00.30, mi prenderà la solita malinconia. La malinconia del tempo che passa, dei propositi che faticano a delinearsi, dei ricordi che fanno male.
Ma quest'anno ci sarà qualcosa di diverso. Ci sarà la sensazione del mio sogno tra le dita delle mani e nelle suole delle scarpe. Ci sarà il ricordo dei sorrisi dolci della mia Italia.
E spero, per una sera, di non pensare a quello che succede a 120 km da me. Spero di non pensare troppo che gli occhi neri che ballano al mio fianco sono incastrati alla loro terra, senza poter attraversare un maledetto muro. Controlli, code, esercito, scontri che finiscono quasi quotidianamente tra fumogeni e bombe sonore.
Case incendiate a Hebron, lacrime di bambini e sguardi indifferenti dei soldati.
Non ci voglio troppo pensare domani sera. Voglio concentrate tutta la mia forza nel graffito di Bansky che apre uno spiraglio nel muro.
Nessun commento:
Posta un commento