
Non e' la prima volta che "introduco e modero" un incontro. Ma questa volta questa responsabilita' ha un sapore diverso.
Tutte le altre volte l'ho fatto per delle iniziative radicali. Certo, il personale e' politico e non ho mai sostenuto nulla su cui non fossi d'accordo al 100%. Ma in quelle situazioni avevo le spalle coperte dal Partito, dal Movimento, da una storia piu' grande di me, da una teoria politica studiata da tanti altri e che io ho fatto mia nel corso del tempo, con dubbi e critiche.
Questa volta invece devo costruirmi da sola il mio discorso, la mia linea.
Tutto questo potrebbe agitarmi. Invece poi mi rendo conto che anche questa volta non sono sola.
Ci sono le storie che ho ascoltato nei miei 10 mesi palestinesi a farmi compagnia. Ci sono le passeggiate tra i vicoli stretti ma dignitosi dei campi profughi, ci sono le docce fatte con le bottiglie perche' l'acqua manca, ci sono i viaggi di due ore per raggiungere una Ramallah distante pochi km. Ci sono le notti a Gerusalemme e i ritorni a casa in taxi con il conducente ebreo israeliano che preferisce mollarmi a un collega arabo per la paura di trasformarsi in un kebab.
Ci sono i viaggi a Gerusalemme per andare a prendere il visto al mio amico Yasser che altrimenti quel visto sul passaporto non lo potra' mai avere. Ci sono le reti di protezione di Hebron e i suoi muri.
C'e' l'emozione di raccontare ad altri cosa ha significato per me quell'anno della mia vita. E la voglia di provare a raccontare la differenza tra quello che pensavo il 13 dicembre del 2009 e quello che ho imparato con le suole delle mie scarpe.
C'e' il giusto e lo sbagliato. E io me la gioco lunedi la mia coerenza. O almeno ci provo.
1 commento:
Spacca culi!
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