
Scende la notte su Londra e quattro ragazze italiane si ritrovano in una cucina dalle pareti rosa. Un po' stanche per le settimane di concentrazione, studio e produttività anglosassone.
La diversità di idee e di passioni è intensa e palpabile.
Si mangiano patate e pollo al forno, si beve acqua depurata dalla Brita (pubblicità progresso), che l'acqua minerale ce la facciamo da sole. E si parla. Della nostra Italia. Bella e dannata. Un paese rovinato "dalla mafia e dal vaticano", dice una.
"Dalla gente che non pensa, dalle telecamere, dal Grande Fratello, dalla televisione" dice l'altra. "Dal fatto che nemmeno i dipendenti pubblici con un contratto sicuro prendono il loro lavoro sul serio", riflette un'altra.
E alla fine, la verità e un po' di paradossale ottimismo forse vengono fuori da una citazione di Calvino:
"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio." (Le città invisibili)
2 commenti:
Splendido intervento. E quante notti a parlare dell'Italia, come Itaca e Sant'Elena: la meta e l'esilio.
Grazie :)
Grazie a te! Itaca e Sant'Elena è un'immagine molto bella :-)
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