E' il primo impatto con l'edizione 2010 della London Anarchist Book Fair. Un appuntamento che raccoglie tutti gli anarchici di Londra, tra stand con i libri, dibattiti, incontri seminariali, cabaret e proiezioni di film.

E' surreale vedere persone che a Milano si aggirerebbero tra le sale del Leoncavallo, a Roma nei sotterranei del Forte Prenestino e a Bologna...quasi dappertutto, beh, è surreale vedere queste persone tra i corridoi di un'università, mentre sfogliano libri, cercano le aule per seguire gli incontri e poi si radunano nel cortile esterno a bere vino.
Osservo due signore dai capelli grigi sulla cinquantina che, avvolte nelle loro sciarpe arancioni, si aggirano tra i banchetti, rispolverando copie di libri sul feminist discourse nei media.
La conferenza "New human society" è tenuta da due uomini attempati che leggono estratti di opere di Marx.
Non mi convincono. Non pensavo che l'anarchia si potesse inserire in un contesto politico controllato come quello proposto dal modello comunista. Poi dalle domande dei ragazzi nel pubblico capisco che anche questa realtà è più complessa, fatta di individui: ognuno con la sua idea e la sua proposta.
Alle 17.00 inizia "Love, sex and anarchy". L'aula è sovraffollata e l'odore di umanità è troppo intenso per osare penetrare il muro di seggiole e persone.
E' ora di andare a casa. Non prima di aver lanciato un ultimo sguardo ai corridoi e all'organizzazione impeccabile.
Mentre riponiamo nella borsa la nostra copia di "About anarchism" di Nicolas Walter- comprata al puro scopo di conoscere per deliberare, almeno un'infarinatura- gettiamo un ultimo sguardo al Queen Mary College e ci domandiamo:
a) un'università italiana ospiterebbe un'iniziativa del genere?
b) quanta gente ci parteciperebbe?
2 commenti:
a) No
b) Al massimo 20 persone. 10 farebbero parte di una possibile organizzazione, 5 son amici degli organizzatori, e gli altri 5 son finiti li a caso.
e 5 sarebbero i minuti che ci metterebbe la polizia ad arrivare per una perquisa
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