"Ancora confuso era lo stato delle cose del mondo nell'Evo in cui questa storia si svolge. Non era raro imbattersi in nomi e pensieri e forme e istituzioni cui non corrispondeva nulla d'esistente. E d'altra parte il mondo pullulava di oggetti e facoltà e persone che non avevano nome nè distinzione dal resto.
Era un'epoca in cui la volontà e l'ostinazione di esserci, di marcare un'impronta, di fare attrito con tutto ciò che c'è, non veniva usata interamente, dato che molti non se ne facevano nulla- per miseria o ignoranza o perchè tutto riusciva loro bene lo stesso- e quindi una certa quantità se ne andava persa nel vuoto. Poteva pure darsi allora che in un punto questa volontà e coscienza di sè, così diluita, si condensasse, facesse grumo, come l'impercettibile pulviscolo aquoreo che si condensa in fiocchi di nuvole, e questo groppo, per caso o per istinto, s'imbattesse in un nome e in un casato, come allora ne esistevano spesso vacanti, in un grado nell'organico militare, in un insieme di mansioni da svolgere e di regole stabilite; e- soprattutto- in un'armatura vuota, chè senza quella, coi tempi che correvano, anche un uomo che c'è rischiava di scomparire, figuriamoci uno che non c'è...Così aveva cominciato a operare Agilulfo dei Guildiverni e a procacciarsi gloria"
Il Cavaliere inesistente, Italo Calvino
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