Provo a mettere in fila le energie positive di oggi.
Cosi', come mi vengono in mente.
"A raccogliere l'appello dei Fornaro e' Maria Antonietta Coscioni, deputata radicale e presidente dell'Associazione intitolata al marito, Luca Coscioni. Ne viene fuori un'interrogazione firmata da altri cinque parlamentari e rivolta al ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, al ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Stefania Prestigiacomo, e al ministro per i rapporti con le regioni, Raffaele Fitto.
L'interrogazione, che rimarra' senza risposta, viene presentata il 15 gennaio 2009, un mese prima del terzo anniversario della morte di Luca Coscioni e mentre infuriano ancora le polemiche su Eluana Englaro, morta dopo 17 anni di non-vita. Ma c'e' anche un'altra ragione, molto attuale che spinge Maria Antonietta Coscioni a portare in Parlamento il dramma dee pecore e delle persone di Taranto proprio ora. Ed e' la ratifica da parte dell'Italia della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilita', una convenzione che mette al primo posto la dignita' degli esseri umani.
Cosa c'entra questo con Taranto? C'entra. Perche' Luca Coscioni e' morto per una malattia neurologico-degenerativa incurabile, la sclerosi laterale amiotrofica, che e' una di quelle a cui non sono estranee, sostengono medici e scienziati, le cause di contaminazione ambientale di cui ci stiamo occupando, e che naturalmente non riguardano solo Taranto e solo la diossina.
Come non riguardano solo Luca Coscioni le parle che lo scrittore portoghese Jose Saramago, premio Nobel dedico' a lui e al suo dramma: "La sua arma e' la ragione, il suo unico obiettivo la difesa della dignita' umana."
Carlo Vulpio, "La citta' delle nuvole- viaggio nel territorio piu' inquinato d'Europa.", Edizioni Ambiente, Milano, 2009
Questi sono i suoi libri
Poi c'e' lei, Rita Bernardini, che comincia uno sciopero della fame. Per la vita di quelli che muoiono in carcere
Poi c'e' la birra sui gradini della fontana davanti al Pantheon. Con la paranoia tutta milanese che a Milano non si puo' bere in piazza nelle bottiglie. Che, va bene, poi se no uno rompe il vetro per terra...ma per dio, si puo' vivere in un paese in cui hai la paranoia che uno sbirro ti venga a dire che non puoi bere per strada.
Voglio dire, va bene che Pasolini stava con i poliziotti, pero' il controllo di uno con una pistola alla cintura e' proprio necessario?
Che viaggi che ci si fa.
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