Non il profumo dei limoni delle Cinque Terre o dei pini di Roma. Nemmeno quello pungente della neve delle mie montagne preferite in Lombardia.
Sento la puzza che sulla strada statale di Taranto si propaga dalla industrie della zona, dall'Eni all'Ilva. La puzza di zolfo che invade il Rione Tamburi, rendendo la fragranza del mare e del vento solo un lontano ricordo.
La puzza di urina e sudore. Simile a quella che ha invaso il sovraffollato carcere della Dozza in due giorni senz'acqua. La puzza che nega la dignità ai detenuti delle prigioni di un paese che si definisce democratico e civile e che rinchiude in un inferno migliaia di esseri umani.
La puzza dei lacrimogeni della polizia, che in questi giorni prende a mangannellate chi dissente con le scelte del potere.
Un miscuglio di odori nauseanti, che mi sta facendo venire mal di testa. Che se si accompagna al colore dei lividi di Stefano Cucchi o al rosso del sangue dei muri della Scuola Diaz di Genova nel 2001


...mi chiude il cuore, il naso e il cervello. Fino a domani mattina, quando mi sveglierò, respirerò a pieni polmoni e cercherò di ricordarmi perchè vale la pena continuare a lottare per qualcosa di diverso.
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