
Sono arrivata in Palestina. Ma ci sono arrivata attraverso l'aereoporto di un altro stato, Israele.
Sono atterrata all'aereoporto di Tel Aviv, ma non ho potuto certo dichiarare che per un mese sarei stata a fare delle ricerche a Betlemme. Mi avrebbero trattenuta per ore, mi avrebbero chiesto chi dovevo incontrare, con chi avrei dormito, mi avrebbero forse- come fanno con i giornalisti- chiesto di firmare un foglio in cui mi rendevo disponibile a condividere con loro tutto il materiale raccolto.
Quanlcuno si immagina due stati quando pensa a Israele e alla Palestina.
Ma questo è quel che resta dei territori palestinesi (più la Striscia di Gaza, ancora quasi completamente sotto assedio):

Frastagliati dalle colonie israeliane, dal muro- costruito ben oltre la linea dei confini del 1967- dai checkpoints. Con le loro maggiori risorse, quelle idriche, controllate dalla potenza occupante.
Non sono solo parole. Sono costruzioni e strutture che impattano la vita delle persone, ne condizionano la libertà di movimento, ne riducono il benessere e la qualità della vita.
In un modo che noi neanche ci possiamo immaginare. Con una capacità di resistenza che noi raramente siamo in grado di concepire.


2 commenti:
Djilla! Sei in Palestina e non mi dici niente!
Le foto sono tue frèsche frèsche?
(lo sai che c'è il tuo nome in chiaro, in calce al blog, zi?)
Ah ah...avevo mantenuto il riserbo :-) Sto qui solo per un mesetto, per la ricerca di tesi per il master: turisti, volontari e internazionali, che ci fanno qui?
Le fotine sono quelle stagionate dell'altra volta, ma pubblico le cose nuove qui http://www.flickr.com/photos/gillafiume :-)
e il nome....zi, lo zo, ma ho deciso che siccome non dico niente di male non mi nascondo. Poi vediamo che cosa succede. Sempre la solita ottimistola!
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