Dalle pagine del Corriere di questa mattina si leva la voce di un Gian Antonio Stella che, probabilmente grazie al successo milionario de La Casta, pensa di potersi ergere a castigatore di qualunque uso e costume italiano.
A inquietare il 'giornalista' e' soprattutto la nudita' dei Bronzi di Riace, considerata volgare e danneggiatrice dell'immagine della Regione anche da alcune autorevoli voci locali citate dallo stesso Stella.
Invece che valorizzare la creativita' della campagna e il tentativo di promuovere la bellezza di una terra poco conosciuta in modo originale, i commentatori nostrani preferiscono elargire patenti di immoralita'. In un paese in cui si tendono a non considerare immorali nemmeno le mignotte in Parlamento. O alcuni esempi di televisione.
E' curioso, inoltre, confrontare il modo in cui l'opinione di Repubblica sulla campagna sia cambiata nel giro di dieci giorni. Un ribaltone che conferma quello che penso da tempo: Repubblica segue il Corriere nella scelta delle notizie, arrivando spesso a superarne il proverbiale moralismo.
Il 29 maggio si parlava solo di un curioso spot.
Ma oggi, alla luce dell'attacco di Stella, non si puo' che contribuire al 'mare di polemiche'.
Ad avere soldi e tempo, sarebbe da organizzare subito i pullman per la Calabria. Alla faccia di Stella e del settentrionale Sgarbi.
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