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Si svegliò con la pelle appiccicata a se stessa. Sentiva un leggero filo di sudore correrle lungo il collo. Non aveva ancora bevuto. Rimandava il momento in cui aprire gli occhi: avrebbe perso minuti preziosi di sonno.
La notte era già chiara quando si era stesa sul materasso colorato nella tenda beduina. Accanto a lei il respiro di quelli che si erano disposti al centro della tenda. Pochi istanti prima tutto il sapore di libertà che stava provando in quel momento, tra una gauoloises e le sorsate di harak e acqua e ghiaccio, le era rimasto incastrato in gola.
Le stelle si erano spente. E sembrava che la luna si fosse fermata a guardarli.
'Quello che non capite voi' le aveva detto l'ateo dal nome del servo di dio, Abdallah, 'è come ci sentiamo noi, quando voi andate. Ad Haifa, a Jaffa, a Gerusalemme'.
E lei che stava pensando a quanta coda avrebbe trovato all'ufficio postale di Gerusalemme Ovest. Non avrebbe potuto chiederle di accompagnarla. Per molto tempo.
Ripensando al suo sguardo, buio al buio, aprì gli occhi. Prese la bottiglia. Era piena di formiche. Richiuse gli occhi.
Lui, poco distante, all'ombra della cucina in pietra, stava già bevendo il primo caffè e fumando una sigaretta.
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