
"That's all we have, finally, the words, and they had better be the right ones." (Raymond Carver)
"Sono tutto quello che abbiamo, le parole. E farebbero meglio ad essere quelle giuste" (trad. mia)
Prima di andare a nanna e tornare domani a concentrare l'attenzione su Max e Karl mi dedico a un po' di nomadismo web, visto che quello esterno è impedito dalla pioggia e dal freddo. Non ho nessuna voglia di fumare una sigaretta con la lumaca del muretto di fronte.
Dopo non-aver finito il libro di Nicholls ho ancora la testa tormentata dalle storie dei personaggi.
Spesso i romanzi "di successo" di autori inglesi mi piacciono molto di più delle commedie stile Notting Hill. Sarcasmo e ironia sono molto più fini, sfumando la meticolosa descrizione delle manie.
E, come le canzoni rock, chiamano semplicemente le cose con il loro nome.
I vagabondaggi, mentre cercavo qualche riferimento sulla frase di Raymond Carver dal sapore di estate, mi hanno portata a scovare altre citazioni tratte dai suoi libri. E traducendole mi domando dove giaccia la profonda differenza culturale tra inglesi e italiani. Se c'è. O se davvero siamo solo individui.
"I loved you so much once. I did. More than anything in the whole wide world. Imagine that. What a laugh that is now. Can you believe it? We were so intimate once upon a time I can't believe it now. The memory of being that intimate with somebody. We were so intimate I could puke. I can't imagine ever being that intimate with somebody else. I haven't been."
— Raymond Carver (Where I'm Calling From: Selected Stories)"
"Ti amavo così tanto. Davvero. Più di qualunque altra cosa al mondo. Ci credi? Ora fa quasi ridere. Eravamo cosi intimi un tempo che ora non ci posso credere che sia possibile essere cosi intimi con qualcuno. Potevo vomitare. Non riesco nemmeno a immaginare di essere cosi in intimità con qualcuno. Non lo sono mai stato."(trad. mia- Raymond Carver, Da dove sto chiamando. Racconti, 1988)
Photo's credits
Nessun commento:
Posta un commento