L'altro migliore remedio è mandare colonie in uno o in duo luoghi che sieno quasi compedi di quello stato; perché è necessario o fare questo o tenervi assai gente d'arme e fanti. Nelle colonie non si spende molto; e sanza sua spesa, o poca, ve le manda e tiene; e solamente offende coloro a chi toglie e' campi e le case, per darle a' nuovi abitatori, che sono una minima parte di quello stato; e quelli ch'elli offende, rimanendo dispersi e poveri, non li possono mai nuocere; e tutti li altri rimangono da uno canto inoffesi, e per questo doverrebbono quietarsi, dall'altro paurosi di non errare, per timore che non intervenissi a loro come a quelli che sono stati spogliati. Concludo che queste colonie non costono, sono più fedeli, etoffendono meno; e li offesi non possono nuocere sendo poveri e dispersi, come è detto. (Niccolò Machiavelli- cap. III, Il Principe- 1513)
Da quando sono stata in Israele-Palestina un'analaogia ha iniziato a martellarmi la testa.
Tutto è iniziato quando mi sono ricordata le immagini televisive degli scontri tra coloni americani e tribù di 'pellerossa' nei film western. Le terre in cui arrivavano i coloni non erano cosi disabitate se per quelle terre si spargeva sangue.
Nello stesso modo, come ho già scritto su questo blog nemmeno le terre palestinesi erano cosi disabitate, tanto che all'interno dei confini di Israele ci sono ancora tracce di villaggi palestinesi- nonostante tutti i tentativi di cancellarle.
Ma la cosa interessante è il destino riservato alle popolazioni native delle due regioni.
Questa è la mappa delle 'riserve indiane'

E questa è la mappa che mostra l' 'evoluzione' delle terre nell'ex mandato britannico della Palestina, dopo risoluzioni ONU, guerre e "accordi di pace". Le parti in verde sono quelle amministrate più o meno direttamente dall'Autorità Nazionale palestinese.

I confini delle aree, cosi come quelli delle riserve indiane, sono controllati. E il risultato, in entrambi i casi, è uno spezzettamento di cui Machiavelli sarebbe probabilmente orgoglioso.
Cercando di placare il martello nella testa ho scoperto che in rete anche altri hanno sviluppato questa analogia.
Il destino comune dei 'pellerossa' e dei 'palestinesi' è beffardo e ingiusto.
Si tratta di popoli che hanno visto la loro cultura e le loro tradizioni minacciate, se non addirittura negate, per favorire la migrazione di altri popoli verso 'nuove frontiere'. L'immigrazione di altri non sarebbe un problema: ogni terra può essere la casa di chiunque.
Quello che rende il tutto, a mio parere, ingiusto, è che chi su quelle terre ci abitava sia stato costretto a distruzioni e deportazioni di massa, in zone lontane da casa, in spazi circondati da confini stabiliti da altri, in veri e propri ghetti.
E pensandola cosi capisco un po' di più il senso della lotta per la giustizia.
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